Esteri

Turchia: la polizia oscura due tv di opposizione

Continua la politica di attacco alla libera stampa del presidente Erdogan quando mancano quattro giorni alle elezioni: le proteste in diretta

ERDOGAN

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan – Credits: Getty Images

Quando mancano quattro giorni dalle elezioni legislative la polizia ha preso il controllo, in diretta televisiva, della regia di due emittenti vicine all'opposizione, Bugun tv e Kanalturk, di proprietà del gruppo Koza-Ipek. Gli agenti hanno disperso con i lacrimogeni e gli idranti giornalisti e dipendenti che cercavano di difendere l'ingresso della sede. Poi hanno occupato la redazione e la sala regia, malgrado il tentativo di resistenza da parte del direttore di Bugun Tv, Tarik Toros.

La polizia ha fermato nove persone e una volta dentro l'edificio, ha staccato i cavi per interrompere le trasmissioni tv. A quel punto sono stati insediati i nuovi 'amministratori' delle due emittenti, nominati dalla magistratura. Nel mirino del governo di Erdoigan, c'è l'imam-finanziere Fethullah Gulen, suo ex amico diventato il suo più acerrimo oppositore e accusato di guidare dagli Stati Uniti, dove è espatriato, una rete di ong e mezzi di comunicazione ostili al governo. In particolare Erdogan lo accusa di aver creato uno “stato parallelo” al finedi rovesciarlo attraverso false rivelazioni su presunte tangenti intascate da vari ministri poi costretti alle dimissioni nel dicembre 2013.

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Per comprendere appieno quello che sta accadendo in Turchia, dove è in atto da anni un tentativo di punire tutte le voci dissidenti e non allineati al partito di governo, basti dire che negli ultimi 25 giorni il 90% delle trasmissioni dal vivo della tv di Stato sono state dedicate al presidente o al suo partito Akp (59 ore su 66), lasciando le briciole all'opposizione e appena 18 minuti al partito filo-curdo Hdp, reduce dal clamoroso successo di giugno quando prese circa il 14% e in grado, se dovesse superare la soglia di sbarramento del 10% anche questa volta, di impedire all'Akp di raccogliere la maggioranza parlamentare necessaria non solo per governare in solitudine, ma anche per cambiare la Costituzione in senso autoritario e iperpresidenzialista. 

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