Poche ore dopo l'annuncio che era stato ucciso il capo del principale gruppo jihadista tunisino, Tunisi ha marciato contro il terrorismo. Migliaia di persone sono scese nelle strade della capitale tunisina in segno di solidarietà per le vittime del sanguinoso attentato al museo del Bardo e contro il jihadismo internazionale.

Una marea di bandiere rosse ha colorato la più importante viale della capitale, dove diversi capi di Stato e di governo (tra gli altri, il premier Matteo Renzi e il presidente francese, Francois Hollande) hanno sfilato sotto lo slogan "Le Monde est Bardo", "il Mondo è il Bardo". Una presenza che è stato anche il segno del sostegno alla fragile transizione democratica nel Paese nordafricano, Paese pioniere delle "primavera araba", e che rischia di esseren stabilizzato dalla minaccia jihadista.

Convocati dal governo e dagli imam delle moschee, i manifestanti sono partiti dalla storica porta di Bab Saadum, vicino alla medina, in direzione del museo teatro dell'attentato del 18 marzo, che ha segnaato la morte di 22 persone, 21 delle quali turisti stranieri. Una volta conclusa la manifestazione, il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, ha scoperto una targa commemorativa sulla porta del museo, con i nomi delle vittime, mentre centinaia di persone gridavano "via il terrorismo", "libertà per Tunisi" Anche se l'attentato è stato rivendicato dallo Stato Islamico, le autorità tunisine ne hanno attribuito la paternità a una cellula del gruppo Okba ibn Nafaa, una formazione affiliata ad al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), la cui roccaforte è Kasserine, la zona montagnosa vicina alla frontiera con l'Algeria.

Proprio in questa zona, e in particolare nella regione mineraria di Gafsa, la polizia tunisia aceca compiuto un raid nella notte, uccidendo 9 sospettati di terrorismo; e tra di essi anche Khaled Chaib, meglio noto come Lokman. Chaib era ritenuto responsabile della morte di decine di poliziotti e militari dopo il dicembre 2012. (AGI) 

© Riproduzione Riservata

Commenti