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Trump, per i media è un terno al lotto

Gossip, politica, Russiagate... Ogni giorno, il tycoon offre alla stampa di tutto il mondo materiale fresco e variegato

Per i media l’avvento di Trump è come aver sbancato la lotteria senza neanche aver puntato un centesimo. Materia fresca quasi ogni giorno, straordinaria varietà di ingredienti: dal gossip alla geopolitica, da Miss Universo a Putin, nell’ordine d’importanza che ciascuno naturalmente preferisce.

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In quest’enorme pizza all’americana dai mille gusti, ananas e patatine fritte compresi, un trancio corposo è rappresentato dal cosiddetto Russiagate.

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Uno scandalo non facile da raccontare, con radici più profonde nel tempo di quanto comunemente non si creda, e diventato ormai un appuntamento fisso della giornata a seconda del fuso orario d’appartenenza: per noi solitamente cade alla vigilia dell’aperitivo mentre per gli americani detta l’argomento del pranzo.

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Ma affinché questo spicchio di pizza alla russa non diventi indigesto, i media nel ruolo dei pizzaioli (con rispetto parlando, per entrambi, ovviamente) devono stare attenti a osservare le regole del gioco, ossia della ricetta. Solo ingredienti genuini, solo roba buona insomma.

Quella sottile linea rossa...

Quando ieri è stata servita bollente la notizia di un Trump che, virgolette si badi bene, dà un avvertimento a Mueller: “non superi la linea rossa”, ecco che la linea rossa l’hanno varcata i media. Con certi ingredienti, è noto, non si scherza. Possono rovinare un piatto e per estensione tutta la festa.

Il Russiagate corre questo rischio, anche quando ai fuochi ci sono i migliori professionisti, perché Trump (per chi ne ha voglia il New York Times ha pubblicato l’intervista integrale) non ha mai usato l’espressione “superare la linea rossa”, utilizzata invece dal giornalista nella sua domanda. E’ vero che Trump ha risposto sì, ma solo perché non è un professionista della politica.

Se lo fosse ricorderebbe che l’ultimo ad aver evocato la red line fu Obama a proposito dell’uso dei gas nella guerra in Siria. E fu un errore che segnò in negativo le ultime fasi della sua presidenza dal momento che poi non mantenne la promessa: i siriani varcarono la linea rossa, l’America non intervenne, Obama perse credibilità.

Il piccolo incidente che riguarda Trump dovrebbe essere un campanello d’allarme per la comunità dei media. I piccoli trucchi, nel giornalismo come in cucina, si pagano sempre cari.

L’unica strada per raccontare il Russiagate (e tutta l’avventura di Trump alla Casa Bianca) è quella della “cucina a vista”. I media sono avvisati: quando i clienti iniziano a sentire puzza di bruciato ormai è troppo tardi.

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