Esteri

Trafficanti di esseri umani: il colpo basso della UE

Incassato il veto di Cina e Russia, sono state bloccate le sanzioni contro le organizzazioni criminali. Per una strategia (europea) sbagliata

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Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk - 13 luglio 2017 – Credits: SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images

Come sono riusciti i vertici europei, cioè Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, a farsi bloccare dal veto di Cina e Russia le sanzioni contro i trafficanti di uomini al G20 di Amburgo? Forse le due nazioni sono favorevoli alla tratta di esseri umani? Non diciamo enormità.

Però questo è il messaggio che è passato, con la compiacenza di una stampa pigra, poco curiosa di capire il perché di questa battuta d’arresto.

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Nella loro autoreferenzialità i capi dell’Europa hanno preso la parte per il tutto. Hanno cioè confuso il dramma dei migranti del Mediterraneo vittime dei trafficanti – che va per la maggiore sui media del Vecchio Continente – col dramma del traffico di esseri umani, un angoscioso problema planetario.

L’universalità dell’argomento non vieta, naturalmente, che possa essere strumentalizzato nei rapporti di forza diplomatici. Il confronto tra Stati Uniti, Russia e Cina non si gioca solo sulla cyber-guerra e sui dazi commerciali, ma anche sul tema dei diritti umani, e senza esclusione di colpi.

Il Dossier sui trafficanti

Il Dossier prodotto dall’UNODC (United Nation Office on Drugs and Crime) e sposato in pieno dal Dipartimento di Stato USA s’intitola Global Report on Trafficking in Persons, ed è al momento lo studio più approfondito in materia di trafficanti. Per le Nazioni Unite che l’hanno concepito, e per il Dipartimento di Stato USA che l’ha ampiamente promosso, è evidentemente uno studio serio e imparziale; per Russia e Cina lo è molto meno.

Nel merito si tratta di un dossier che riassume dati provenienti da 155 Paesi e sancisce come il 79% del traffico illegale sia a sfondo sessuale e il 18% riguardi il lavoro coatto. Se nel mondo il 20% delle vittime sono minori, in alcune aree come il Mekong o l’Africa Occidentale la percentuale arriva addirittura al 100%.

Come sottolinea il Dipartimento di Stato USA dei 294 milioni di esseri umani interessati alle migrazioni interne annuali nella Repubblica Popolare Cinese, molti sono vittime di crimini legati al traffico di esseri umani. Sempre il Dipartimento di Stato americano, basandosi sul Report dell’UNODC guidato dal nostro Antonio Maria Costa, cita come in Russia il traffico di esseri umani nel campo del forced labor riguardi dai 5 ai 12 milioni d’individui.

Cosa è successo alla UE

Al G20, consesso planetario, quando si è affrontato il tema della tutela dei migranti e quindi, per estensione, dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, il testo di riferimento più autorevole era proprio il Report delle Nazioni Unite, pensato appunto su scala globale. Ovvio quindi che Cina e Russia non potevano accettare le sanzioni proposte, perché il passo dal Mediterraneo a latitudini orientali di loro pertinenza sarebbe stato breve e pure obbligato.

Ora c’è da domandarsi come Juncker e Tusk non abbiano visto prima il vicolo cieco. Per provincialismo? Per approssimazione? O invece sapevano benissimo e hanno creduto di gabbare cinesi e russi con una risoluzione che gli si sarebbe poi ritorta contro? Pia illusione.

Il sospetto è avvilente: le accuse d’ipocrisia lanciate da Tusk ad alcuni membri del G20 sembrano parole pronunciate allo specchio. La delegazione italiana, capeggiata con serietà dal Premier Gentiloni, vedeva in Amburgo la logica continuazione dialettica dei colloqui di Tallin, e non può certo ritenersi soddisfatta nonostante i tanti sforzi prodotti. La responsabilità del mancato colpo ai trafficanti di esseri umani è da cercare altrove, e Mosca e Pechino non possono certo passare per i capri espiatori di un’Europa dissimulatrice.

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