717 morti: questo il bilancio provvisorio (visti anche gli 863 feriti, di cui molti in gravi condizioni) della tragedia consumatasi alla Mecca, in Arabia Saudita, con i pellegrini rimasti schiacciati nella ressa mentre si dirigevano nella Valle di Mina per partecipare alla cerimonia simbolica della lapidazione di Satana

All'indomani del terribile evento, il re saudita Salman Bin Abdel Aziz ha annunciato una completa revisione del piano di sicurezza per il pellegrinaggio alla Mecca, che - secondo le autorità saudite - vedrebbe attualmente la presenza di circa tre milioni di fedeli nella zona della Mecca. Contemporaneamente, l'erede al trono Bin Nayef ha invece dato vita a una commissione d'inchiesta per capire le responsabilità di quanto accaduto.

La dinamica

Le resse, durante le concitate fasi della cerimonia, non sono rare. Tra i precedenti più gravi, l'incidente avvenuto nel gennaio 2006 quando nella calca rimasero schiacciati 364 fedeli. La tragedia è accaduta poco dopo le 7 di mattina, quando i fedeli si spostavano dai campi dove pernottano al luogo dove si svolge il rito della lapidazione delle tre colonne, che simbolizzano le tentazioni del diavolo, al terzo giorno del pellegrinaggio.

L'incidente segue di pochi giorni quellò avvenuto l'11 settembre, quando una gru precipitò sulla Grande Moschea della Mecca, dove da mesi vanno avanti i lavori di ristrutturazione ammodernamento della struttura: morirono 107 persone e 238 rimasero ferite.

Il significato del rito

Centinaia di migliaia di musulmani si radunano ogni anno nella valle di Mina, in Arabia Saudita, per partecipare alla cerimonia della simbolica lapidazione di Satana, fase finale dell'annuale pellegrinaggio alla Mecca, l'Haji. Nel giorno in cui i musulmani in tutto il mondo celebrano Aid al-Adha, la Festa del sacrificio, i pellegrini, vestiti con l'Ihram, la tradizionale veste bianca, lanciano sassolini contro tre Steli che rappresentano il demonio, proprio come fece Maometto 1400 anni fa. Quest'anno, secondo le autorità saudite, sono circa tre milioni i fedeli giunti da ogni angolo del mondo alla Mecca, per il pellegrinaggio che ogni musulmano in buona salute deve compiere almeno una volta nella vita; e stavolta, come è già accaduto in passato, il pellegrinaggio è sfociato in una tragedia.

La salita al monte Arafat

Il rituale ricorda la lapidazione del diavolo da parte di Abramo, nei tre punti dove si dice che Satana apparve per cercare di dissuadere il patriarca biblico dal sacrificare il figlio, Ismaele, su ordine di Dio. Le pietre vengono raccolte nella notte, dopo la salita al monte Arafat e le preghiere e meditazioni a Muzdalifa. La lapidazione del diavolo è il momento più pericoloso dell'Haji, quello in cui accadono resse e calche mortali, come confermato dalla tragedia di quest'anno. Ma nel passato sono morte persone anche in incendi scoppiati nei campi dove i fedeli hanno trascorrono la notte. L'Hajj si conclude alla Mecca, con la circumambulazione intorno alla sacra Kaaba, l'edificio a forma di cubo costruito al centro della moschea al Haram. Infine l'acme delle celegrazioni, la festa del sacrificio, quando vengono sgozzati gli agnelli, milioni nella sola Arabia Saudita.

I precedenti

- 1990: 1.426 fedeli muoiono schiacciati nella ressa dentro un tunnel che porta ai luoghi sacri della Mecca.

- 1997: sempre a Mina, 15 chilometri dalla Mecca, scoppia un incendio in una tenda allestita per ospitare i pellegrini. In 343 perdono la vita

- 1998: nuova strage alla Mecca durante l'ultimo giorno dell'Haji. Tra i pellegrini in attesa di salire sul ponte per compiere il rito simbolico della lapidazione, a Mina, muoiono in 118, i feriti sono 180

- 2004: sul ponte di Jamarat, nella ressa perdono la vita 251 pellegrini

- 2006:  nella calca sul ponte di Jamarat muoiono 364 fedeli e 289 restano feriti. (AGI)


© Riproduzione Riservata

Commenti