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Scozia, guerra del tartan contro la tassa sul whisky

Il governo scozzese pensa a una gabella di 1 sterlina a bottiglia per incassare 1 miliardo di tasse, ma i produttori di scotch non ci stanno

Una bottiglia di whisky scozzese fotografata con una cartina della Scozia alle spalle (Credits: Epa/Felipe Trueba)

Sarà una battaglia all'ultima goccia. In Scozia i produttori di scotch e di whisky sono già scesi sul piede di guerra, dopo che un economista di primo livello come John Kay ha lanciato l'idea di tassare le bottiglie di oro ambrato, per far entrare più denaro nelle casse del malandato Stato scozzese.

Qualcuno l'ha già ribattezzata la "guerra del tartan". Se infatti c'è una cosa che rende orgogliosi gli scozzesi in tutto il mondo (oltre al celebre gonnellino, si intende) è proprio il whisky. Prodotto pregiato che, con l'arrivo sul mercato mondiale dei nuovi ricchi delle economie in via di sviluppo, sta attraversando un periodo d'oro, in barba alla crisi che, invece, vessa le economie occidentali.

Secondo John Kay, se si mettesse una tassa di 1 sterlina su ogni bottiglia di whisky venduta, il Paese si arricchirebbe di circa 1 miliardo di pounds. Procedendo per gradi, invece, una gabella di 10 penny porterebbe ad un aumento delle entrate di circa 104 milioni di sterline e una di 50 penny farebbe incassare allo Stato circa 540 milioni.

Ma l'associazione scozzese dei produttori di whisky e di scotch non ci sta e lancia l'allarme sulla possibile riduzione della domanda e degli investimenti stranieri, che comporterebbe un notevole calo nei posti di lavoro in Scozia. Secondo i numeri, l'industria dello Scotch scozzese ha esportato una media di 40 bottiglie al secondo solo nel 2011, per un valore totale di circa 5 miliardi di sterline. Cifre pesanti.

Quella del whisky scozzese è una storia di successo globale. L'oro ambrato viene venduto in più di 200 paesi nel mondo, per un giro d'affari totale di più di 4 miliardi di sterline ogni anno. Ci sono circa 11mila persone che al momento lavorano nell'industria di whisky e scotch scozzesi. Ma il professor John Kay sostiene che "I produttori più grandi non risiedono in Scozia", e aggiunghe che "I profitti del mercato vanno principalmente a persone che non vivono in Scozia, che non pagano le tasse in Scozia e che - presumibilmente - non le pagano nemmeno nel Regno Unito".

In realtà, però, se si va a spulciare bene le cifre, la fornitura delle materie prime necessarie per il processo di distillazione ha un volume di affari di circa 1 miliardo e mezzo di sterline, che nell'80% dei casi viene incassato da imprese scozzesi, incluse le cooperative di agricoltori e le aziende per il packaging. Insomma, la questione è delicatissima.

In ogni caso, però, il governo scozzese per legge non può tassare gli alcolici, dato che questo potere è riservato a Westminster. Ma l'ostacolo potrebbe comunque essere agevolmente aggirato, visto che l'ex presidente della Royal Bank di Scozia ha dichiarato che Holyrood potrebbe imporre una nuova tassa sull'acqua utilizzata durante il processo di distillazione. E a lui ha fatto eco Sir George Mathewson, già presidente del Consiglio Economico e nominato dal Primo ministro Alex Salmond : si può fare, dice Mathewson, e i produttori di whisky tremano.

La Scozia naviga in pessime acque economiche e nel 2014 si apriranno le urne per lo storico referendum sull'indipendenza. Alex Salmond, il Braveheart delle Highlands, ora dovrà decidere se aumentare le tasse sul whisky, rischiando così di perdere consensi in previsione del voto, o lasciare che l'industria scozzese continui a fare i suoi profitti senza nessuna gabella in più. Per ora lui tace. La decisione è difficile, e non solo economicamente parlando, ma anche da un punto di vista squisitamente politico. Chissà che l'illuminazione a Salmond non arrivi proprio sorseggiando un ottimo bicchiere di scotch.

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