Esteri

Russia, una legge-bavaglio per filtrare le notizie buone da quelle cattive

Presto in discussione alla Duma un pacchetto per "proteggere la popolazione dall'informazione". Su 10 notizie solo 3 potranno essere cattive. E chi sbaglia paga col carcere fino a 6 anni

Il presidente russo Vladimir Putin sorseggia una tazza di tè durante il suo discorso alla nazione del 12 dicembre (Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Una legge per "proteggere la popolazione dall'informazione". Sembra un titolo tratto direttamente dalla Pravda dei tempi sovietici, e invece accade oggi , nella Russia di Vladimir Putin. Il deputato Oleg Mikheyev del partito Russia Giusta (vicino al capo del Cremlino) ha proposto una legge per limitare la quantità di notizie negative su giornali, radio e tv della Federazione. E la Duma si appresta a votare entro un mese.

Secondo Mikheyev i media dovranno rispettare le quote sulle notizie da dare, riservando il 70% dell'informazione a quelle "buone" e il restante 30% a quelle "cattive". I giornalisti che non rispetteranno queste rigorose percentuali potranno essere puniti con la galera dai 2 ai 6 anni.

La proposta di legge ha incontrato il favore di Vladimir Putin. Anche lui, evidentemente, è convinto che la psiche del popolo russo vada protetta da notizie troppo cruente, tipo atti di terrorismo o problemi economici.

Ma il veemente deputato di Russia Giusta si è spinto anche oltre, proponendo di vietare la trasmissione in tv e la pubblicazioni sui giornali di immagini troppo drammatiche, tipo i morti della guerra in Siria, tanto per fare un esempio e restare nell'attualità. Il che equivale a dire: informare poco e male o - addirittura - negare la stessa informazione.

Insomma, dal Cremlino fanno sapere che questo non è un bavaglio, ma i media già tremano e sono scesi sul piede di guerra. Anche perché sarà molto difficile scegliere quale 3 brutte notizie dare ogni 10 trasmesse. E, inoltre, come fare a decidere se una notizia è "brutta" o "buona"? Quali sono i parametri? Il Cremlino stilerà una lista di cosa è bene o non bene dire?

Per le immagini è più semplice, ma - ad esempio - scrivere di un funzionario corrotto che viene scoperto e arrestato è una notizia buona (la giustizia trionfa) o una notizia cattiva (c'è corruzione negli alti ranghi del Cremlino)?.

E ancora, è facile supporre che gli atti di terrorismo in Caucaso e la loro repressione ad opera dei militari di Mosca presto potrebbero restare lettera morta e non trovare più spazio nei tiggì, essendo notizie super brutte. Quindi, la popolazione russa potrebbe anche essere portata a credere che nelle terre caucasiche tutto è stato ricondotto sotto un ordine idilliaco. Insomma, una sorta di paese dei Puffi.

Già adesso in Russia la libertà dei media è sottoposto a continue restrizioni e giri di vite. Nel giorno in cui va a processo un poliziotto accusato di essere l'assassino della giornalista Anna Politkovskaja, massacrata di botte fino a morire il 7 ottobre del 2006 per aver scritto articoli "scomodi" sulla Cecenia, la notizia della legge di Oleg Mikheyev non fa certo ben sperare e, qualora dovesse essere approvata alla Duma, fornirebbe nuovi strumenti in mano ai soloni della censura post-sovietica. E la Russia di oggi, quella che vuole guardare avanti sulla strada della costruzione di una democrazia piena, di questo non ha davvero bisogno.

© Riproduzione Riservata

Commenti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>