Esteri

Roma invia in Malì aerei cargo e istruttori

Anche l’Italia nella missione europea (a basso profilo) in Malì

Un velivolo da trasporto C-130J dell’Aeronautica italiana (Credits:Aeronautica Militare)

Il governo italiano fornirà "supporto logistico" all'intervento francese e delle forze della comunità degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) in Mali ma non dispiegherà truppe da combattimento sul terreno. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, e della Difesa, Giampaolo Di Paola, in un'audizione dinanzi alle Commissioni Esteri e Difesa riunite del Senato hanno reso noto un impegno militare minimo e pienamente in linea con quello messo in campo finora da Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Danimarca, Belgio e Canada.

L'operazione militare contro i jihadisti che controllano il nord del Mali, ha sottolineato Terzi, è "indispensabile per arginare l'avanzata dei movimenti estremistici". Per Di Paola si tratta di "un'operazione inevitabile e corretta per evitare il consolidamento di una presenza terroristica che minaccia il Paese" aggiungendo che “Il governo e le forze maliane, senza un aiuto immediato, crolleranno”.

Un copione simile a quello che ha visto protagonisti nei giorni scorsi i vertici politici europei, Josè Manuel Barroso e Herman van Rompuy  che a parole hanno sottolineato la necessità di fermare l’offensiva jihadista ma che sul piano concreto si sono limitati a promettere istruttori per le deboli truppe maliane. Di fatto la guerra ad al-Qaeda è e resta un affare francese  e, in minor misura, dei 3.300 soldati africani mobilitati da una decina di Paesi posti sotto il comando nigeriano che verranno trasferiti in Malì grazie agli aerei cargo messi a disposizione dai Paesi occidentali. Tra questi due aerei cargo C-130J dell’Aeronautica italiana ai quali verrà affiancato un non meglio precisato supporto logistico che potrebbe concretizzarsi nell’utilizzo di una base aerea del meridione per i velivoli alleati diretti in Malì per i quali l’Algeria ha aperto un corridoio aereo.  

L'Italia intende inoltre "sollecitare l'urgenza di dare il via alla missione Eutm Mali, volta alla formazione e l'addestramento dell'esercito maliano" ha detto Terzi. La European Union Training Mission in Malì  prevede l’invio di 200 istruttori ai quali affiancare altri 250 militari con compiti logistici e di scorta agli istruttori. Un team di ricognizione della Ue arriverà a Bamako domenica ma l'invio di istruttori militari non avverrà prima che i ribelli islamisti siano stati ricacciati indietro dalle forze francesi e africane, hanno precisato all’Adnkronos fonti europee a Bruxelles.

"Bisogna raggiungere una situazione stabile nel Mali meridionale con soldati pronti ad essere addestrati prima di poter procedere", ha spiegato la fonte.  Per quanto concerne la partecipazione italiana il decreto per il rifinanziamento delle missioni italiane all'estero, varato lo scorso dicembre e in via di conversione in legge in questi giorni, prevede un capitolo di spesa  per la missione della Ue nel Mali associata a quella nel Niger con lo stanziamento totale di 1,9 milioni di euro per l'invio di 24 militari.

Nel complesso quindi l’Italia fornirà n contributo simbolico alla guerra ai jihadisti anche se indiscrezioni riferiscono di una richiesta francese a Londra e Roma di inviare in Malì i velivoli teleguidati Reaper già distintisi in missioni di sorveglianza e attacco in Afghanistan e Libia. Droni di cui la Francia è sprovvista e che l’Italia non ha ancora armato con missili e bombe ma che potrebbero rivelarsi importanti per sorvegliare i movimenti dei miliziani islamisti.  

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