Esteri

Regno Unito: Uccide il figlio di 7 anni perché non sa il Corano a memoria

Sara Ege è stata condannata all'ergastolo, ma accusa il diavolo del suo orrendo gesto

Un'immagine di Sara Ege, 33 anni, poco prima della sentenza che la condanna all'ergastolo per il brutale assassinio di suo figlio Yaseen (Credits: AP Photo/South Wales Police)

Morire perché non si riesce a mandare a memoria il Corano? Purtroppo si può. E' successo al piccolo Yaseen di 7 anni, brutalmente picchiato da sua madre e lasciato privo di sensi per terra prima di essere bruciato vivo.

L'orrendo crimine è accaduto due anni e mezzo fa. Oggi, il tribunale di Cardiff ha condannato la 33enne Sara Ege all'ergastolo. Potrà chiedere di uscire sulla parola fra 17 anni. Lei continua a ripetere che è il diavolo che l'ha spinta a uccidere il suo bambino e piange al pensiero di dover passare il resto della vita in carcere.

Lo ha picchiato selvaggiamente a morte, senza pietà. Il quotidiano britannico The Guardian descrive in maniera dettagliata gli ultimi momenti del piccolo Yaseen. Sta studiando il Corano a memoria, ma - come tutti i bambini del mondo - non è che abbia una gran voglia di imparare a ripetere un libro spesso e complesso come il testo sacro dei musulmani.

I suoi genitori lo hanno iscritto in una classe avanzata della moschea di Cardiff, perché vogliono che diventi un hafiz - un conoscitore a memoria del Corano - sperando in questo modo che la bravura del bimbo dia lustro alla famiglia all'interno della comunità islamica della città britannica.

A Yaseen viene promessa una bicicletta nuova di zecca, qualora si comporti bene e studi i versetti sacri senza commettere errori. Ma il bambino non è portato per il tipo di futuro che i genitori immaginano per lui e quelle pagine sacre non riesce proprio a mandarle a memoria. La madre - una laureata in matematica - è solita picchiarlo per farlo studiare.

Ma lui, testardo come solo un bambino sa esserlo, continua a commettere errori. Fino a quel tragico giorno del 2010, quando Sara Ege lo aggredisce con più violenza del solito. Secondo i racconti della madre, il bimbo cade a terra dolorante e in stato di incoscienza, mentre continua a mormorare versetti del Corano.

E qui entra in gioco il diavolo, che suggerisce alla donna di dargli fuoco. Lei asseconda "le voci" che la spingono a uccidere il suo unico figlio. Cosparge Yaseen di liquido infiammabile (lo stesso utilizzato per accendere i barbecue) e poi dà fuoco al suo corpicino inerme. Poi, finge con famigliari e amici che il bambino sia morto accidentalmente a causa di un incendio. Ma gli investigatori ci mettono un baleno a scoprire la verità. Il bimbo riporta fratture multiple su tutto il corpo, anche precedenti al giorno della sua morte.

Non era la prima volta che Yaseen veniva brutalizzato. A scuola gli insegnanti dicono di avere avuto il sentore che qualcosa non andasse. Ma quella sensazione non è bastata a salvare la vita del piccolo. Sara Ege piange mentre ascolta la sentenza che la condanna a vita. Fino alla fine ha provato a scaricare sul marito la colpa della morte di Yaseen, dopo aver confessato momento per momento cosa accadde quel giorno.

Ma, in tutti questi mesi, non ha mai espresso parole di pentimento per l'orribile gesto. Eppure, i medici legali hanno detto che non era la prima volta che il piccolo veniva picchiato, anche con oggetti come un martello e un bastone appuntito. A sette anni, la sua unica "colpa" è stata di non essere perfetto nel memorizzare il Corano. Yaseen che sognava la bicicletta nuova, non potrà mai più salirci sopra.

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