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Ramadi, Iraq: il fronte anti-Isis è spaccato

Il governo di Baghdad annuncia l’inizio di un’operazione militare per riprendere la città. Ma le divisioni settarie complicano i piani

 

Per Lookout news

Il governo iracheno ha annunciato l’avvio di un’operazione militare per riprendere il controllo della provincia occidentale di Anbar e del suo capoluogo Ramadi, controllati dai miliziani dello Stato islamico. La controffensiva è sostenuta da diverse milizie sciite, tra cui Hashid al-Shaabi, l’Unità di Mobilitazione Popolare che ha ribattezzato l’operazione “Labeyk Ya Hussein” (“Siamo al tuo servizio Hussein”), in onore dell’imam sciita Hussein, martire della battaglia di Kerbala, ancora oggi ricordata durata la festività della Shoura.

 

Le forze di sicurezza irachene provano a guadagnare terreno anche nelle zone circostanti la città di Baiji, a nord di Tikrit, dove è situata una delle raffinerie più grandi del Paese. È a Ramadi, però, che il governo di Baghdad sta concentrando le forze principali per riprendere possesso di una città distante appena un centinaio di chilometri dalla capitale. Il piano d’attacco si starebbe concentrando in tre direzioni: a est nel distretto di Khalidiya, a sud nel distretto di al-Tash e a ovest.

 

Gli ultimi combattimenti 
Il 23 maggio milizie sciite da Habbaniya erano riuscite ad avanzare fino a Husaybah, situata pochi chilometri a est di Ramadi. Stando agli ultimi aggiornamenti pubblicati da Iraqi News, il 25 maggio le Brigate Hezbollah hanno arrestato centinaia di elementi dello Stato Islamico in aree periferiche della provincia di Anbar. Lo stesso giorno, il comando della polizia di Diyali ha annunciato di aver distrutto un campo militare di ISIS nell’area di Hamrin, situata a sud di al-Saidiyah, 50 chilometri a nord-est di Baquba. All’interno del campo si trovavano laboratori per la fabbricazione di ordigni esplosivi e un cimitero dove sarebbero stati sepolti leader jihadisti.

 

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Avvistato il Califfo Al Baghdadi
Fonti locali di Ninive hanno segnalato invece l’arrivo il 25 maggio nella provincia irachena del Califfo Al Baghdadi. Questi sarebbe partito da Raqqa, capitale siriana di ISIS, attraversando di notte un’area desertica confinante tra Iraq e Siria. Arrivato a Ninive, Al Baghdadi avrebbe avuto colloqui con due figure chiave di ISIS, Abu Omar al-Shishani e Shaker al-Wahib. Difficile per il momento verificare l’attendibilità di questa notizia.

 

Still image taken from video of a man purported to be the reclusive leader of the militant Islamic State Abu Bakr al-Baghdadi making what would be his first public appearance at a mosque in Mosul

 

 Secondo fonti irachene il Califfo Al Baghdadi si troverebbe adesso a Ninive

 

Scambi d’accuse tra Iran e Stati Uniti
Ciò che è certo, invece, è che mentre a Ramadi potrebbe arrivare a breve il momento dello scontro frontale con i combattenti jihadisti, appare sempre più defilato il ruolo degli Stati Uniti in questa guerra. Il Pentagono ha comunicato di aver intensificato i raid aerei contro postazioni di ISIS in Iraq (più di 25 nelle ultime 24 ore), ma a tenere banco continuano a essere le parole del segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Ashton Carter, il quale ha accusato l’esercito iracheno di scarso impegno dopo la caduta di Ramadi, attirandosi le critiche non solo di Baghdad ma anche del generale Qassem Soleimani, capo dell’unità d’elite Quds della Guardia Rivoluzionaria iraniana.

 

Sulla sconfitta di Ramadi sempre dagli Stati Uniti sono arrivate altre dichiarazioni che dimostrano quanto poco sia compatto il fronte che in Iraq e Siria combatte contro lo Stato Islamico. Intervistato dalla CNN, Ali Khedery, ex consigliere del comando centrale della Difesa americano, facendo riferimento a informazioni raccolte da fonti della sicurezza curda ha detto che il giorno della ritirata da Ramadi 6.000 soldati iracheni sarebbero fuggiti di fronte a soli 150 membri di ISIS. “Ciò che è accaduto a Ramadi – ha affermato Ali Khedery – rappresenta una grave battuta d’arresto per l’Iraq e per la comunità internazionale e dimostra che la strategia adottata finora è destinata a fallire”.

 Allo stesso modo, non è chiaro come il governo di Baghdad possa sperare in un’alleanza tra milizie sciite e tribù sunnite nella battaglia contro ISIS, dopo gli scontri settari e le migliaia di morti che hanno contraddistinto l’intero periodo di governo dell’ex primo ministro iracheno Nuri Al Maliki.

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