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Esteri

Putin-day: nulla (o quasi) di nuovo sul fronte orientale

L’annuale Q&A conference con il leader russo ha sostanzialmente confermato le linee della sua politica russa dell’ultimo periodo

Tre le parole chiave per descrivere le quattro ore di dialogo in diretta tv col popolo russo: pragmatismo, sarcasmo e consapevolezza.

Pragmatismo

Una domanda in apparenza banale, e forse anche “preparata”, detta la linea melodica di tutto l’evento. Se avesse la macchina del tempo, in quale epoca le piacerebbe vivere? Putin risponde: durante la Seconda Guerra Mondiale.

E’ esattamente la risposta che ogni russo si aspetta dal Presidente: identitaria, patriottica ma non nazionalista, spartana. Così come sono spartane le cifre sulla crisi economica: è vero il PIL cresce poco, ma è crollata l’inflazione. Le sanzioni ci costano molto, certo, ma la crisi Ucraina e quindi la Crimea sono solo un pretesto, la Russia è temuta e storicamente si tenta di condizionarne lo sviluppo.

L’allusione agli Usa è chiara ma nonostante questo Putin crede nel dialogo con Donald Trump e considera gli Stati Uniti un paese amico. Doppio standard? No, semplice pragmatismo.

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Sarcasmo

Non fosse per il sarcasmo. Esso aveva già fatto la comparsa nel linguaggio di Putin quando, poche settimane fa, il leader aveva offerto al Senato Usa la trascrizione del colloquio tra Trump e Lavrov nello Studio Ovale.

Ora il Presidente si è ripetuto offrendo a James Comey, l’ex direttore dell’FBI licenziato da Trump, asilo politico in Russia. Putin è andato oltre: ha paragonato Comey a Edward Snowden.

Dal momento che non guida più il Bureau, è il ragionamento di Putin, ora è un attivista a pieno titolo. Insomma Putin continua con un linguaggio allusivo degno del miglior Lorenzo da Ponte: da una parte nega qualsiasi ingerenza russa nel processo democratico statunitense, mentre dall’altra evoca hacker patriottiici.

Offre infine asilo proprio all’uomo che con assoluta certezza, e mai smentito dalla famiglia dell’intelligence Usa, accusa la Russia di deliberata e reiterata ingerenza negli affari interni americani.

Consapevolezza

In sintesi: consapevolezza di condurre il gioco. Alle domande sulla recente manifestazione guidata da Alexey Navalny, Putin ha risposto in termini evasivi. Prima di tutto senza mai nominare il suo nuovo nemico.

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Qualcuno si è poi chiesto se i messaggi critici verso il Presidente apparsi in sovrimpressione fossero un “buco” nelle maglie della regia, incapace di gestire il flusso di domande (nell’ordine dei milioni, sembra) pervenute. E’ difficile da credere.

La Russia ha dimostrato di padroneggiare le nuove tecnologie e ha supporttao questo sforzo con importanti investimenti anche nel campo dei media come televisioni e agenzia stampa ormai sincretici con l'Information and communications technology).

Le espressioni critiche - sul quarto mandato, ad esempio - sono più probabilmente state ammesse ad arte per dimostare, questo sì dopo i recenti arresti, che in Russia è possibile dissentire anche in diretta tv nel secondo evento più seguito dell’anno.

In controllo

Putin non ha perso consenso e non l’ha guadagnato. In patria come all’estero. A confronto dei marosi che agitano attualmente Washington, è una conferma di stabilità. Il Presidente ha anche parlato della sua vita privata, difendendo la normalità di figli e nipoti che non dovranno subire condizionamenti (in positivo e in negativo) per il ruolo da lui svolto alla guida del Paese. E’ questa forse la piccola novità della giornata, la comparsa della sfera intima, argomento in genere tabù per i leader russi.

Per la prima volta dal 2011, infine, la conferenza si è tenuta in giugno e non in aprile. La versione ufficiale sostiene a causa dell’agenda super affollata del Presidente, alcuni dietrologi hanno invece evocato problemi di salute. Ma, proprio come la vita privata dei leader, sono tutte questioni minori che appassionano più chi vive fuori i confini della Russia di chi ci vive ogni giorno dentro.

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