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Esteri

Polonia, il presidente blocca la riforma illiberale del sistema giudiziario

A sorpresa Andrzej Duda pone il veto su due delle tre leggi che mettono di fatto la magistratura sotto il controllo dell'esecutivo

Inattesa arriva dalla Polonia una buona notizia per la democrazia liberale: Andrzej Duda, presidente della repubblica ha posto il veto alle leggi di riforma della Corte Suprema e del Consiglio nazionale della magistratura, che mettono la magistratura sotto il controllo del governo.

"Questa legge (sulla Corte Suprema) non rafforzerà il sentimento della giustizia" nella società, "queste leggi devono essere sacrificate", ha detto Duda, in una dichiarazione al Paese trasmessa in televisione.

"Le riforme della Giustizia sono necessarie, ma senza che provochino scontri nella società e senza che comportino una divisione del Paese", ha sottolineato Duda, che ha chiesto al governo di modificarle in modo che possano essere accettate dalla maggioranza dei polacchi.

La riforma della Corte Suprema metteva la massima istanza giudiziaria sotto il controllo politico del partito di governo, perché dava al ministro della Giustizia, che è anche Procuratore generale, il potere di nominare la maggioranza dei magistrati, cosa che non deve spettare al ministro, ha precisato Duda.

Oltre alla legge di riforma della Corte Suprema, Duda non ratificherà neppure quella di riforma del massimo organo di autogoverno dei giudici, che si era attirata anch'essa le critiche dell'Ue.

Il veto del presidente non riguarderà invece la terza legge del pacchetto di riforma giudiziaria, che permette al governo di nominare i magistrati dei tribunali regionali e di appello, anch'essa approvata il 12 luglio.

Adesso, dopo la sua decisione, i due progetti torneranno all'esame del Parlamento perché vengano modificati con le raccomandazioni fatte dal capo dello Stato.

Come si diceva, la decisione di Duda è inattesa. Molto legato al partito della destra nazionalista, Diritto e Giustizia, (PiS), il presidente è ritenuto vicino al leader del partito, Jaroslaw Kaczynski, e secondo alcuni osservatori è stato anche il regista della politica di svolta verso la progressiva riduzione dei contrappesi costituzionali al potere del governo polacco che ha la maggioranza assoluta in parlamento.

Proteste dell'Europa e della società civile polacca

Il pacchetto delle tre leggi era stato approvato nonostante le proteste della società civile e dell'opposizione polacca e l'invito delle istituzioni europee a evitare una riforma illiberale che limitava l'indipendenza e l'imparzialità della magistratura.

La Commissione europea aveva infatti minacciato sanzioni e di fare un passo senza precedenti: attivare la procedura prevista dall'articolo 7 del trattato sulle violazioni sistematiche dei principi democratici e dello Stato di diritto che, alla fine, avrebbe potuto addirittura privare la Polonia del suo diritto di voto in seno al Consiglio Ue.

Le manifestazioni per chiedere al presidente Duda di non promulgare il provvedimento si susseguivano da giorni nel paese. Anche domenica, migliaia di polacchi con candele accese in mano si erano radunati davanti ai tribunali: particolarmente affollata la manifestazione proprio di fronte alla sede della Corte Suprema a Varsavia dove le migliaia di manifestanti scandivano: "Costituzione, Costituzione".

I manifestanti portavano anche bandiere polacche e rose bianche, simbolo del movimento civico di lotta per la difesa della giustizia. Duda ha approfittato del suo intervento per chiedere "calma e prudenza" a tutti i politici, "tanto a quelli che oggi hanno la maggioranza che a quelli dell'opposizione", e a tutti ha chiesto di risolvere le questioni nel dibattito parlamentare e non nelle strade. (Agi)

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