Almeno 78 morti, centinaia di feriti e decine di dispersi, oltre 101 mila sfollati, e un totale di oltre 643 mila persone e 141 mila abitazioni coinvolte: è questo il bilancio aggiornato dell'ondata di maltempo, provocata dal fenomeno climatico conosciuto come El Niño, che da settimane si sta abbattendo sul Perù con piogge intense, esondazioni di fiumi, inondazioni e frane.

Partita dalle zone costiere del Nord, la catastrofe ha poi colpito in modo grave tutto il Paese, in particolare le regioni di Tumbes, Piura, Lambayeque e La Libertad. Come previsto dal Servizio nazionale di meteorologia le precipitazioni sono andate ulteriormente intensificandosi durante la settimana in corso, in particolare nelle regioni di Áncash, Lima e Ica.

Rimane lo stato d'allerta - gialla o rossa - per un certo numero di fiumi, il cui livello non è sceso o si è addirittuta alzato. Nella regione nord-occidentale di Piura, in particolare, i fiumi Tambo e Chira hanno un flusso di 1.710 metri cubi di acqua al secondo. 

Circa 1.100 km di strade del Paese sono state distrutte, almeno 33 autostrade sono state chiuse o bloccate parzialmente, e oltre 160 ponti sono crollati. Il ministro del Trasporto, Martin Vizcarra, ha precisato nei giorni scorsi che, secondo le previsioni meteo, occorre "essere preparati per l'emergenza almeno fino a fine marzo". 

Dopo la Croce rossa peruviana, intervenuta per prima per portare aiuto in varie località, hanno iniziato a giungere nelle ultime ore importanti aiuti internazionali da Colombia, Cile ed Ecuador. Toccata anche la capitale Lima, dove ci sono stati a lungo problemi di approvigionamento dell'acqua potabile, in via di risoluzione.

Alla popolazione coinvolta è giunta domenica 21 marzo, al termine dell'Angelus, la solidarietà di Papa Francesco: "Voglio assicurare la mia vicinanza alla cara popolazione del Perù, duramente colpita da devastanti alluvioni. Prego per le vittime e per quanti sono impegnati nel prestare soccorso". 

© Riproduzione Riservata

Commenti