Esteri

Ora l'Isis dichiara guerra agli islamisti libici

Il governo di Tripoli chiede l’intervento all'esecutivo di Tobruk - riconosciuto dalla comunità internazionale - per fermare lo Stato Islamico

Per Lookout news

L’obiettivo di far convergere in un fronte comune i governi e le forze armate di Tobruk e Tripoli potrebbe essere inaspettatamente raggiunto. Se così sarà, il merito non sarà però dell’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Bernardino Leon, ma della minaccia dilagante dello Stato Islamico, che dopo aver preso il controllo di Derna e Sirte adesso si avvicina a Misurata.

 Domenica 31 maggio a Dafniya, tra Zliten e Misurata, un attentatore suicida si è fatto esplodere di fronte a un posto di blocco di miliziani della coalizione islamista Alba Libica. Il bilancio è di cinque morti e almeno sette feriti. ISIS ha rivendicato l’attacco con un tweet affermando che l’attentatore kamikaze è un tunisino chiamato Abu Wahib al-Tunsi. La rivendicazione ha un valore non solo simbolico ma anche strategico, poiché colpendo Dafniya i miliziani jihadisti hanno dimostrato di essere capaci di spingersi oltre nella loro avanzata in quest’area della Libia. Si tratta, dunque, di una dichiarazione di guerra nei confronti di Alba Libica e del governo islamista di Tripoli.

L’avanzata di ISIS in Libia
L’attacco a Dafniya è arrivato a pochi giorni dalle ultime offensive sferrate da ISIS nella zona di Sirte, situata circa 450 chilometri a est di Tripoli. In quest’area i miliziani jihadisti hanno preso il controllo dell’aeroporto internazionale al-Ghardabiya. Nello scalo aeroportuale, il primo finito nella mani di ISIS in Libia, si trova anche una base aerea bombardata dalle forze NATO nel 2011 nella guerra contro Gheddafi, dove fino a pochi giorni fa erano insediate milizie fedeli a Tripoli.

 Sempre a Sirte lo Stato Islamico ha preso poi il controllo degli impianti di irrigazione del Great Man Made River, progetto voluto negli anni Ottanta da Gheddafi per prelevare acqua dolce dal Sahara e farla arrivare verso le città costiere di Tripoli, Bengasi, Sirte e Tobruk, dove risiede il 70% della popolazione libica. E presto potrebbe mettere le mani anche su Hun, capoluogo della provincia di al-Jaffra dove si trova il giacimento petrolifero di al-Mabruk, bloccando così i rifornimenti destinanti ai miliziani di Alba Libica a Sebha, nel sud del Paese.

 

 

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Il posizionamento delle forze armate regolari, delle milizie islamiste e dei gruppi jihadisti in Libia. ISIS controlla Derna e Nawfaliyah e consolida la propria posizione a Sirte e Bengasi

La posizione dei governi di Tripoli e Tobruk
L’avanzata di ISIS a Sirte certifica l’incapacità del governo islamista di Tripoli di vigilare sui suoi territori anche a causa – come denunciato da fonti della sua sicurezza – della mancanza di risorse finanziarie necessarie per garantirsi la fedeltà di tutte le milizie al suo servizio.

 Consapevole del pericolo di perdere altre città dopo Derna e Sirte, il primo ministro di Tripoli, Khalifa Ghwell, ha deciso di rivolgersi direttamente ai vertici militari del governo avversario di Tobruk. Ghwell ha invocato la “mobilitazione urgente” degli ufficiali e dei soldati dell’esercito regolare libico, del ministero dell’Interno e dei servizi di sicurezza di Tobruk e di tutte le milizie che hanno partecipato alla rivoluzione del 2011 contro Gheddafi. “Insieme dobbiamo impegnarci a non far cadere la nostra patria nelle mani di questi terroristi – ha dichiarato il premier di Tripoli -, dobbiamo essere pronti a difendere la nostra terra, il nostro onore e la nostra religione da questa minaccia estremista, dobbiamo combattere ed eliminare i takfiri (estremisti sunniti, ndr)”.

Ghwell ha inoltre invitato gli imam a predicare in tutta la Libia la professione di un Islam moderato e tollerante. Il Gran Mufti Sadik Al-Ghariani, riconosciuto quale guida spirituale da Tripoli e dalle milizie di Alba Libica, ha condannato il “credo deviato” di ISIS, non risparmiando però critiche al governo di Ghwell e al Congresso Generale Nazionale (il parlamento di Tripoli, ndr) per non aver impedito che delle città cadessero sotto i colpi degli estremisti.

 Il ministro degli Interni di Tripoli, Mohamed Shaiter, ha promesso un piano per rispondere all’avanzata jihadista. Per sconfiggere ISIS servono però i caccia e i carri armati dell’esercito di Tobruk. Dopo l’attentato a Dafniya, il governo guidato dal premier Abdullah Al Thinni ha chiesto alla comunità internazionale, alla Lega Araba e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di sostenere con azioni concrete la Libia nella guerra contro il terrorismo.

 Più che un passo verso il dialogo con Tripoli, la mossa di Al Thinni è dettata da una richiesta su tutte, vale a dire la revoca dell’embargo sulle armi imposto dalla comunità internazionale alla Libia. È da questa richiesta che dipendono le prossime mosse di Tobruk e del suo generale Khalifa Haftar.

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