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Esteri

Omicidio Nemtsov, Dadayev: "Non è vero che ho confessato"

Mistero sempre più fitto. Il principale accusato smentisce di aver ammesso la colpevolezza. Novaia Gazeta: "cercate nell'entourage di Kadyrov"

Aggiornamento, Mercoledì, 11 marzo 2015

Zaur Dadayev, presunto killer di Boris Nemtsov, avrebbe smentito di aver confessato il delitto e di esserne l'autore.
L'Ansa riporta questa mattina un articolo del giornale russo Moskovski Komsomolets, che riferisce di una visita nel carcere di Mosca dove Dadayev è detenuto, da parte della commissione pubblica di controllo dei diritti umani dei detenuti, di cui fa parte un giornalista del quotidiano. La commissione avrebbe visitato anche i cugini di Dadayev, Anzor e Shagid Gubashev (anche loro sospettati di far parte del gruppo che partecipato all'omicidio). Anzor non ha parlato, mentre Shagid racconta che chi lo ha catturato lo ha picchiato e intimato di dichiararsi colpevole.

"Continuavano a gridare: 'hai ucciso tu Nemtsov? Io dicevo loro di no", racconta l'ex vice comandante di un battaglione ceceno, dopo aver fatto vedere i segni delle manette ai polsi e di un presunto incatenamento ai piedi, e denunciando di essere stato "incapucciato" dopo la cattura ma di essere trattato bene in carcere.

"Ero con il mio compagno d'armi Ruslan Iusupov - prosegue il tabloid - e mi hanno detto che se avessi confessato lo avrebbero lasciato andare. Ho detto di sì, ho pensato di salvarlo, volevo arrivare a Mosca vivo, altrimenti mi poteva capitare quello che è successo a Shavanov. Dicono che lui si è fatto esplodere con una granata", ha spiegato, riferendosi al suo compagno di battaglione che si sarebbe suicidato mentre era accerchiato dalle forze dell'ordine nel suo appartamento a Grozny. "Pensavo che mi avrebbero portato a Mosca e che avrei potuto raccontare tutta la verità in tribunale ma il giudice non mi ha dato neppure la possibilità di parlare", ha aggiunto.

"Ho combattuto il crimine e protetto gli interessi russi per undici anni e non mi è stato consentito di parlare perché non ho avuto tempo di studiare il codice penale", ha riferito. "Ma chi può provare che sono innocente? Con me c'era anche Alì Matiev (personaggio non meglio precisato, ndr) e lui potrebbe confermare ma dove sta?", chiede. "Il 28 febbraio mi hanno congedato e in una settimana mi sono ritrovato da eroe a criminale pericoloso", conclude, riferendosi alle sue dimissioni dal battaglione Sever il giorno dopo l'omicidio.

Novaia Gazeta, il giornale di Anna Politkovskaia, sostiene che l'organizzatore del delitto Nemtsov è un certo Ruslan, ex del battaglione ceceno Sever e imparentato con due pezzi grossi del mondo politico russo vicini al leader ceceno Ramzan Kadyrov.

Il giornale sostiene che i servizi segreti hanno informato Putin, decisi ad andare sino in fondo in quella che viene descritta come una sorta di guerra tra i 'siloviki' (uomini degli apparati di forza) federali e Kadyrov stesso, che finora avrebbe goduto di una totale "immunità".

Anche il blogger dissidente, acerrimo oppositore di Putin, Alexiei Navalni, citando proprio il Novaia Gazeta, fa i nomi dei presunti organizzatori e mandanti del delitto Nemtsov, tutti dell'entourage di Kadyrov. "Traducendo in russo - ironizza su Twitter - Novaia scrive: uccisione organizzata da Adam Delinkhanov e Suleiman Gheremeiev (deputato e senatore, ndr) attraverso Ruslan Gheremeiev".

"Adam Delinkhanov è cugino di secondo grado del senatore Suleiman Gheremeiev", si legge in un altro tweet. E Ruslan Delinkhanov sarebbe quindi il loro nipote. Adam Delimkhanov, 46 anni, ex vicepremier nel 2006 e dal 2007 deputato della Duma per il partito putiniano Russia Unita, è indicato da alcune fonti come cugino di Ramzan Kadyrov.
Era finito nella lista dei ricercati dell'Interpol dopo che la polizia di Dubai lo aveva accusato di essere il mandante della misteriosa uccisione nel 2009 del comandante ceceno Sulim Iamadaiev, nemico giurato di Kadyrov: uno dei non rari casi di avversari del leader ceceno eliminati, anche all'estero. Nel 2009 Kadyrov aveva annunciato di aver individuato il suo possibile successore proprio in Adam Delimkhanov.

La tesi degli inquirenti ha poi un'altra falla
Il sito russo Lifenews, che vanta secondo l'Ansa buone fonti nei servizi segreti, ha pubblicato alcuni video nei quali un uomo identificato come Tamerlan Eskerkhanov, uno dei cinque sospettati per l'omicidio Nemtsov, appare all'interno del night club moscovita 'Duran' alle 23.26, ossia cinque minuti prima del delitto.
Un periodo di tempo che, secondo il sito, rende impossibile raggiungere dal locale il ponte antistante il Cremlino dove è stato ucciso l'oppositore (servono circa 15 minuti di auto).

Secondo Lifenews, Eskerkanov, ripreso dalle telecamere del night club, stava lavorando come guardia del corpo di un vip, un certo Roman, non meglio identificato. Era stato lo stesso Eskerkanov a sostenere di avere un alibi per la sera dell'omicidio. Ma questo non esclude che possa aver partecipato alle fasi preparatorie dell'uccisione.


 

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Chi è Zaur Dadayev, uomo di Kadyrov (quindi di Putin)
Qualcosa in realtà il conivolgimento di Dadayev può suggerire.

Per una decina d'anni, infatti, ha militato nel battaglione di polizia ceceno 'Sever' (Nord), che combatte contro gli estremisti islamici alle dipendenze del ministero dell'interno locale di Grozny, e nell'ottobre 2010 è stato decorato da Putin con una medaglia al merito.

Non è stato reso noto se fosse ancora in servizio o se si è congedato. Comunque è personaggio imbarazzante sia per il leader del Cremlino sia per il suo luogotenente in Cecenia, Ramzan Kadyrov, che finora non ha aperto bocca.

Difficile del resto pensare che le milizie di Kadyrov sfuggano al suo totale controllo o che possano fare qualcosa che metta in difficoltà Putin.

Le minacce delle bande di Kadyrov ai liberali russi
Vale la pena poi ricordare che pochi giorni prima dell'omicidio di Nemtsov, a Mosca e in altre città della Russia si sono svolte manfestazioni "anti-Maidan" per esprimere il rifiuto e l'ostilità dei nazionalisti russi nei confronti della rivoluzione liberale in Ucraina.
Durante queste manifestazioni fra i bersagli degli slogan e dei cartelli c'erano, oltre che i cosiddetti "fascisti di Kiev", anche e soprattutto i liberali russi, le quinte colonne, colpevoli di minacciare dall'interno il paese. Ebbene nella grande manifestazione "anti-Maidan" di Mosca, spiccavano i ceffi degli uomini di Kadyrov, il signore della guerra di Cecenia, con cartelli che inneggiavano al fatto che che "Putin e Kadyrov eviteranno una Maidan russa" e mostravano foto di Nemtsov bollato come uno degli "organizzatori di Maidan".

Mesi prima dell'omicidio poi, Kadyrov e i suoi 15mila uomini, un sorta di milizia privata, hanno giurato pubblicamente di difendere Putin, operando in segreto e "facendo cose che le forze regolari non possono fare".

Del resto, sia Nemtsov sia Alexey Navalny, l'altro oppositore messo in galera proprio prima dei giorni della manifestazione contro la guerra in Ucraina organizzata da Nemtsov, hanno da tempo denunciato il lavoro sporco delle milizie estremiste, braccio di intimidazione e minaccia per gli oppositori di Putin.

In una intervista alla Cnn Zhanna Nemtsova, figlia della vittima, si è detta convinta della natura "politica" e "intimidatoria" dell'uccisione del padre: "Penso che ormai la Russia abbia passato il segno e che la gente avrà paura di esprimere idee che contraddicano il punto di vista ufficiale".

9 marzo 2015, Aggiornamento ore 17:30 -

- A sparare a Boris Nemtsov fu quasi certamente Zaur Dadayev, il reo confesso ex tenente della polizia cecena arrestato nel fine settimana, insieme ad altre quattro persone. È quanto emerso dai rilievi della polizia scientifica russa.

- Intanto ci sono stati altri due fermi in Cecenia, che portano a sette il totale delle persone finite in manette per l'assassinio dell'oppositore russo del 27 febbraio, tutte di origine caucasica.
- I nuovi fermi sono stati eseguiti durante un'operazione speciale nella zona di Shelkovsk e uno dei due sospetti sarebbe imparentato con una figura di rilievo nelle strutture di sicurezza cecene. I due sarebbero stati in contatto con lo stesso Zaur Dadayev e Beslan Shavanov (anche lui ex del Sever, "suciditatosi" sabato, dopo essere stato accerchiato dalle forze speciali a Grozny).

- La pista privilegiata dagli inquirenti ora è quella dell'omicidio legato alle dichiarazionidi Nemtsov sull'Islam. Secondo il leader ceceno Ramzan Kadyrov (fedelissimo di Putin), Dadayev è un "patriota della Russia" e un "uomo profondamente religioso", rimasto sconvolto dalle vignette pubblicate dal giornale Charlie Hebdo.

- Restano molte ombre sulla pianificazione, i mandanti e il vero movente del delitto. L'opposizione è molto scettica sulla conduzione delle indagini e ha chiesto che il presidente Vladimir Putin si presenti come testimone. 
Per uno stretto collaboratore di Nemtsov come Ilya Yahsin, la versione degli inquirenti "è non solo una sciocchezza", ma "il frutto di una direttiva politica", anche perché l'ex vicepremier liberale "non ha mai pronunciato cattive parole sull'Islam in quanto era una persona assolutamente tollerante dal punto di vista religioso". "Naturalmente ha criticato i terroristi che hanno sparato alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, ma molti personaggi pubblici hanno fatto critiche molto più forti e dure - ha riferito Yashin - quindi la versione che le sue parole abbiamo causato irritazione nei radicali islamici in Russia non regge". 

Ore 12:00 Sarebbe stato l'ex tenente ceceno Zaur Dadayev a sparare a Boris Nemtsov: lo afferma una fonte vicina ai responsabili dell'inchiesta, sentita da Interfax, che cita i risultati dei test medico-legali. "Tuttavia questo potrà essere provato al 100% quando sarà trovata l'arma del delitto", ha aggiunto.

Il controverso leader ceceno, Ramzan Kadyrov, uno degli uomini fidatissimi di Putin, ha ordinato di indagare sul passato di Dadayev, già vice capo del battaglione locale Sever (Nord), l'unico dei cinque sospetti arrestati che ha confessato di aver partecipato al delitto Nemtsov.

"Ho ordinato al segretario del consiglio di sicurezza ceceno Vaghit Usmaiev di condurre un'indagine sulla dimissioni di Dadayev [battaglione di polizia ceceno 'Sever'] e di esaminare il suo comportamento alla vigilia dell'abbandono del servizio", i cui motivi "non mi sono chiari", ha scritto su Instragram.

"In ogni caso, se la responsabilità di Dadayerv sarà accertata dalla corte, si dovrà ammettere che prendendo una vita umana ha commesso un grave crimine. Ma devo dire ancora una volta che non avrebbe mai fatto un solo passo contro la Russia, per la quale ha rischiato la sua vita per molti anni", ha scritto.

Kadyrov sostiene di aver conosciuto Dadayev come "un vero patriota della Russia" e come "uno degli uomini più coraggiosi del reggimento". "Ha mostrato particolare coraggio in una operazione contro un grosso gruppo di terroristi vicino a Benoi. È stato insignito dell'ordine del coraggio e di medaglie per il coraggio e i servizi resi alla repubblica cecena", ha aggiunto. "Sono certo che era dedito sinceramente alla Russia e preparato a dare la sua vita per la patria", ha concluso.

Ieri Kadyrov aveva scritto anche che Dadayer era rimasto scioccato, come tutti i musulmani, dalla vicenda Charlie Hebdo, e che era molto critico nei confronti di chi aveva difeso il diritto dei giornalisti francesi di pubblicare i disegni "blasfemi".

Ore 7:00 Sarebbero cinque, tutti ceceni.  
L'omicidio di Nemtsov, ucciso a Mosca il 27 febbraio, avrebbe dunque un colpevole. Anzi, secondo le autorità russe che stanno svolgendo le indagini, un gruppo di responsabili, tutti ceceni. Un sesto sospetto si sarebbe suicidato facendosi saltare in aria sabato a Grozny, in Cecenia.

Il movente indicato da Natalia Mushnikova, il giudice di Mosca che ha convalidato gli arresti effettuati dalla polizia, sarebbe il denaro. Vale a dire, hanno uccisi perché qualcuno gli ha pagati per farlo. IL che evidentemente non è un movente.

Il primo sospettato, Zaur Dadayev, avrebbe anche confessato. Gli altri quattro, invece, si sono proclamati innocenti: sono i fratelli Anzor e Shagid Gubashev (cugini di Dadayev), Ramzat Bakhaiev e Tamerlan Eskerkhanov, tutti catturati in Inguscezia.

Eskerkhanov sostiene di avere un alibi, mentre Bakhaiev ha obiettato di essere stato arrestato a casa e che se avesse partecipato all'uccisione avrebbe cercato di fuggire.

Solo Dadayev e Anzor Gubashev sono comunque stati formalmente incriminati, come esecutori del delitto, mentre gli altri tre sono considerati ancora solo "sospetti".

Il sesto ricercato, accerchiato dalla polizia nel suo appartamento a Grozny, si è fatto saltare in aria con una granata dopo averne lanciata una contro gli agenti, secondo quanto riferito da una fonte delle forze dell'ordine locali citata da Interfax.

Alla ricerca di un movente
Sino ad oggi gli investigatori hanno assicurato di non scartare alcuna pista: dal tentativo interno o esterno di destabilizzare il Paese al malcontento dei nazionalisti russi per la critica di Nemtsov al ruolo di Mosca nella crisi ucraina; da una vendetta per motivi di gelosia (la fidanzata era una giovane modella ucraina) o di affari, sino ad un attacco degli estremisti islamici legato alla posizione dell'oppositore su Charlie Hebdo.

Quest'ultima però sembrerebbe cadere con il movente venale attribuito ai cinque sospetti esecutori: gli estremisti islamici non uccidono per soldi.

"Il coinvolgimento di Dadayev nel crimine è confermato, oltre che dalla sua confessione, dalla totalità delle prove raccolte", ha spiegato in ogni caso la giudice Mushnikova.

"Gli altri sospettati negano il coinvolgimento ma gli inquirenti hanno le prove della loro partecipazione", ha riferito un portavoce del tribunale, al termine di un'udienza show trasmessa con risalto anche sulle tv di Stato, quasi a dimostrare la sollecitudine dell'indagine, come aveva chiesto Putin.

Ma per ora restano ancora molte ombre sull'inchiesta, dal ruolo del 'poliziotto' Dudaiev e dei suoi complici sino alla "presunta" mancanza dei mandanti.


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