Usa - Iran: il Grande Satana contro l'Asse del Male

Dopo la rivoluzione degli ayatollah, trent'anni di contrapposizione tra Washington e Teheran

La bandiera Usa bruciata a Teheran in occasione dell'anniversario dell'assalto all'ambasciata (Getty Imagines/Majid Saeedi)

Michele Zurleni

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Per più di tre decenni, tra gli Stati Uniti e l'Iran ci sono state ostilità, tensione e la più completa diffidenza. Una contrapposizione che è apparsa più uno strisciante conflitto (spesso armato) tra due paesi nemici che una gelida incomunicabilità tra due nazioni con interessi divergenti. Il Grande Satana (come Khomeini definì gli Usa nel 1979) contro uno dei perni dell'Asse del Male (come George W, Bush battezzò il gruppo dei paesi nemici degli Usa - Iran, Iraq e Corea del Nord - nel gennaio del 2002). Una guerra "fredda" che ora vede un nuovo capitolo: la distensione voluta da Barack Obama e dal neo presidente Hassan Rouhani. Con l'accordo di Ginevra siamo di fronte a una vera svolta? Lo diranno i prossimi mesi. Per ora limitiamoci a ripercorrere questi trent'anni e più di storia delle "relazioni" tra Washington e Teheran. In realtà, per comprenderli meglio bisogna partire da prima della rivoluzione islamica, dagli anni'50.

1953 - La destituzione di Mohammad Mossadeq

I servizi segreti statunitensi e quelli britannici orchestrano un colpo di stato per destituire il primo ministro iraniano Mohammad Mossadeq. Aveva ampliato i poteri del parlamento e deciso di nazionalizzare la compagnia petrolifera del paese, l'Anglo-Iranian Oil Company. La concessione dello sfruttamento del petrolio (visto dagli iraniani come simbolo di indipendenza economica e politica dalle potenze occidentali) a una compagnia straniera era osteggiato non solo dal capo del governo, ma anche da parte del clero sciita. Stati Uniti (come ammetterà la Cia nel 2013) e Gran Bretagna lo fanno cadere. Lo scià Mohammad Reza Pahlavi assume tutti i poteri. Il ricordo del colpo di stato alimenterà i sentimenti e la propaganda anti occidentale quando scoppierà la rivoluzione islamica.

1979 - La rivoluzione islamica

Solo qualche settimana prima la Cia aveva scritto in un rapporto che il regime dello Scià - stretto alleato degli Usa -  era saldo. E, invece, il 16 gennaio Mohammad Reza Pahlevi, dopo mesi di contestazioni, proteste e violenze, è costretto a lasciare il paese. Due settimane più tardi, rientra a Teheran dal suo esilio parigino, l'ayatollah Khomeini. E'il vero inizio della rivoluzione islamica. Lo Scià si reca negli Stati Uniti, anche per essere curato dalla grave malattia che lo affligge, e la sua presenza sul territorio statunitense è subito motivo di contrapposizione con il nuovo governo di Teheran

1979 - 1981 - La Crisi degli Ostaggi

Il 4 novembre, l'ambasciata degli Usa a Teheran viene occupata da un gruppo organizzato di studenti khomeinisti. E'la crisi degli ostaggi. Durerà 444 giorni e costerà - di fatto - la rielezione a Jimmy Carter. L'azione serve a dare un impulso alla svolta islamica della rivoluzione contro lo scià, condizionare l'opera del primo capo di governo del dopo Reza Pahlevi (Mehdi Bazargan, considerato troppo moderato per piacere agli ayatollah più radicali, compreso Khomeini) e. infine, creare una contrapposizione con un nemico esterno (gli Usa ) che permettesse di cementare il consenso attorno al nuovo regime. Nel 1980, un'azione militare segreta americana per liberare gli ostaggi fallisce prima ancora di iniziare, quando un elicottero e un aereo C130 si scontrano a terra, in una zona a qualche centinaia di chilometri da Teheran. Era il 25 aprile. In luglio, gli Usa romperanno le relazioni con l'Iran. Questa fallimento e l'incapacità di risolvere la crisi degli ostaggi, fa  perdere la Casa Bianca a Jimmy Carter e permette l'elezione di Ronald Reagan. Gli ultimi ostaggi verranno rilasciati qualche minuto dopo il giuramento del nuovo presidente, dopo settimane di colloqui riservati tra le parti.

 

1980 - 1986 - Gli anni di Ronald Reagan e dello scandalo Iran Contra

Gli Stati Uniti si schierano con Saddam Hussein quando scoppia la guerra con l'Iran. Bagdad è vista come un baluardo per impedire che la rivoluzione islamica si espanda nella regione. Nel 1983, gli Usa accusano l'Iran di aver aiutato gli Hezbollah libanesi a compiere l'attentato contro l'ambasciata americana a Beirut (17 i cittadini Usa morti) e contro la sede del comando statunitense della forza internazionale di pace schierata nel paese mediorientale (in questo secondo attacco, i militari statunitensi uccisi furono 241). Nel 1986 scoppia l'Irangate. L'amministrazione Reagan vende armi a Teheran in cambio dell'aiuto degli ayatollah a liberare gli ostaggi americani nelle mani degli Hezbollah. Il ricavato di queste vendite viene poi utilizzato per finanziare la guerra dei Contra contro il regime sandinista del Nicaragua.

1988 - L'abbattimento dell'Airbus della Iran Air

In quell'anno, l'ultimo del conflitto tra Iraq e Iran, si è al culmine della "Guerra delle Petroliere", il controllo del passaggio delle navi cariche di greggio nello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico. Gli Usa mandano le loro navi da guerra  per scortare le petroliere. La tensione tra le parti è alle stelle. Gli iraniani minano le acque e compiono azioni di disturbo con le loro motovedette. Una mina iraniana esplode, causando gravi danni a una unità militare americana. Viene decisa una rappresaglia. Parte l'operazione Praying Mantis. Tre gruppi navali statunitensi attaccano le piattaforme petrolifere iraniane e una parte della flotta iraniana. Diverse imbarcazioni del regine di Teheran, compresa una fregata, vengono affondate. E' il 18 aprile 1988.

Qualche mese più tardi, il 3 luglio, un missile terra aria lanciato dalla nave USS Vincennes colpisce il volo 655 della Iran Air, che sta sorvolando lo Stretto di Hormuz. Tutte le persone a bordo, pellegrini che si recavano alla Mecca, muoiono: le vittime sono 290. Le autorità militari statunitensi diranno poi di aver confuso l'airbus con un aereo da caccia iraniano con intenzioni ostili contro le navi americane.

1995 - Le sanzioni di Bill Clinton e l'era del riformatore Khatami

In quell'anno, gli Usa decidono un embargo contro l'Iran e una serie di sanzioni nei confronti di coloro (soggetti pubblici o privati) che investono a Teheran. Tre anni più tardi, il candidato riformatore Muhammad Khatami viene eletto alla presidenza della repubblica islamica. Fa aperture nei confronti degli Stati Uniti. In una intervista alla Cnn auspica un dialogo con il popolo americano. Due anni più tardi, l'allora Segretario di Stato Madeleine Albright afferma che il tempo di nuove relazioni con l'Iran è arrivato e annuncia la fine dell'embargo su alcuni prodotti iraniani.

2002 - L'Asse del Male

Siamo in piena War on Terror: l'11 settembre, l'invasione dell'Afghanistan erano ancora il presente. George W. Bush tiene il 29 gennaio un discorso davanti al Congresso in cuì spiega chi sono i nemici dell'America, gli stati che sponsorizzano il terrorismo internazionale contro gli Usa. Nasce così l'Asse del Male:l'Iran, l'Iraq di Saddam Hussein e la Corea del Nord. I toni contro Teheran sono tornati ad alzarsi. Gli Usa accusano l'Iran di dare rifugio ai combattenti di Al Qaeda che entrano ed escono dall'Afghanistan. La competizione con Washington per l'influenza nella zona a cavallo tra il Medioriente, il Golfo Persico e l'Asia Centrale, è ritornata al culmine. Le autorità iraniane protestano per essere stati inserite nella lista nera. La contrapposizione diviene ancora più forte dopo la decisione di Bush di invadere l'Iraq.

 

2005 - 2009 - Il secondo mandato di George W. Bush

Mahoumd Ahmadinejad viene eletto presidente iraniano nel 2005. Manda una lettera a Bush in cui auspica una nuova era nei rapporti tra Usa e Iran. In realtà, il fronte iracheno è il teatro di guerra tra Washington e Teheran . Una situazione complicata dalla decisione degli ayatollah di iniziare la corsa al nucleare, alla bomba atomica, come denunciano subito gli Usa e Israele. In questi anni, sono molte le operazioni coperte della Cia e della truppe speciali statunitensi in territorio iraniano per interrompere il flusso di armi tra l'Iran e i gruppi armati sciiti che si oppongono alla presenza americana a Bagdad e per sorvegliare e o sabotare la corsa al nucleare. La Casa Bianca impone sanzioni internazionali nel tentativo di bloccarla.

2009 - 2013. La distensione di Barack Obama

L'approccio del nuovo presidente è diverso rispetto al predecessore. Più morbido e incline al dialogo. Fin troppo, è l'accusa. Tanto che saranno numerose le critiche per il mancato appoggio della sua amministrazione alle manifestazioni dell'opposizione iraniana che nel 2009 contesteranno la rielezione a colpi di brogli di Ahmadinejad. La rivolta sarà fermata con una durissima repressione, ma la Casa Bianca, per evitare di essere accusata di ingerenza interna negli affari iraniani, preferisce tenere un basso profilo. Nell'aprile di quell'anno, scoppia il caso di Roxana Saberi, la giornalista americana di origine iraniana che viene arrestata con l'accusa di essere una spia. Viene liberata dopo quattro mesi di prigione.

2013 - La prima telefonata dopo 30 anni di silenzio

L'elezione di Hassan Rouhani alla presidenza iraniana viene visto come un segnale positivo da parte di Washington. Il 27 settembre 2013, Barack Obama alza la cornetta del suo telefono nello Studio Ovale e si mette comunicazione con Rouhani. E'il primo colloquio tra un presidente americano e il capo del governo iraniano dopo 30 anni di silenzio: dalla rivoluzione islamica del 1979 non c'erano mai più stati contatti a così alto livello. Il dialogo tra i due spiana la strada per i negoziati sul nucleare. Secondo i critici, Obama si è mostrato troppo ingenuo: ha dato il via libera all'arricchimento dell'uranio senza avere la possibilità di controllare cosa faranno gli iraniani nella loro corsa al nucleare. Per gli israeliani, questo è il Cavallo di Troia che porterà alla bomba degli ayatollah.

 
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