Il rapporto Onu sui gas punta verso Assad

Secondo gli Usa, la relazione degli ispettori mostra le prove che il regime abbia usato le armi chimiche

Il convoglio degli ispettori dell'Onu nel sobborgo di Al Gouta (Getty Imagines/Muhammed Abdullah)

Per la Casa Bianca, una vittoria ai punti. Ma, la sostanza per ora non cambia. L'amministrazione Obama non cambia la rotta intrapresa dopo essere stata costretta a fare una acrobatica giravolta, una decisa ritirata sull'attacco militare alla Siria. Seguirà la via diplomatica, minacciando allo stesso tempo, l'uso della forza, ma all'orizzonte non appare vicina un'azione militare unilaterale. Anzi. I sondaggi insistono: l'opinione pubblica statunitense è contraria a questa soluzione. Sempre di più.

Il rapporto degli ispettori dell'Onu sulla strage di al Ghouta punta l'indice verso Bashar al- Assad. Come ha detto l'ambasciatrice degli Usa alle Nazioni Unite Samantha Power "ci sono prove tecniche che la responsabilità sia del regime siriano". La relazione non offre la smoking gun che gli americani dicono di aver nelle loro mani già da tempo; non indica con chiarezza un colpevole, non scolpisce nero su bianco il nome del mandante (perché questo non era nei compiti della missione degli ispettori), ma tutti gli elementi raccolti e contenuti nelle 38 pagine del rapporto della squadra guidata dallo svedese Ake Sellstrom portano verso Assad.

La quantità di gas usato, le armi utilizzate, le traiettorie dei razzi: tutto indica che dietro il massacro ci siano le forze lealiste siriane. Come ha spiegato il Segretario Generale dell'Onu Ban Ki Moon, per "lanciare il peggior attacco con le armi chimiche dai tempi di Saddam Hussein" sono state utilizzati 350 litri di gas sarin, sparati in mezzo a donne e bambini con dei razzi terra - terra.

Le armi e le lettere in cirillico

Gli ispettori hanno sentito una cinquantina di superstiti, testimoni della strage. I loro racconti hanno tolto ogni dubbio sul fatto che in quel'attacco siano stati usate le armi chimiche: "I sopravvissuti - si legge nel rapporto - hanno parlato di bombardamenti, seguiti dalla comparsa di sintomi comuni, tra cuimancanza di respiro, disorientamento, rinorrea, irritazione agli occhi, visione offuscata, nausea, vomito, debolezza generale, perdita di conoscenza". Sono i sintomi tipici di chi è rimasto esposto ai gas

Nel rapporto ci sono alcune fotografie e descrizioni accurate delle armi utilizzate. Razzi che secondo gli esperti non sono a disposizione delle milizie armate dell'opposizione, ma solo dell'esercito di Assad. Le munizioni utilizzate "coincidono con una delle varianti del razzo da artiglieria M14 con una testata originale o improvvisata", si legge nel rapporto.

Le lettere incise su uno degli ordigni fotografati sono in cirillico, nell'alfabeto utilizzate per le lingue slave, tra cui il russo. Segno che si tratterebbe di una di quelle armi che Mosca ha venduto al regime di Assad. Il fatto che quelle fotografie finiscano nella relazione degli ispettori dell'Onu può essere, forse, motivo di imbarazzo per Vladimir Putin, il più importante sponsor internazionale di Bashar al-Assad.

Un altro indizio contenuto nel rapporto Onu che porta verso il regime siriano è la traiettoria dei lanci. I razzi venivano da nord ovest rispetto al bersaglio, da un'area cioe' controllata dalle forze siriane e vicina a una base militare di Damasco. Se fossero stati lanciati dai ribelli sarebbero arrivati da sud est.

E, infine, i 30 campioni analizzati risultati positivi al sarin contenevano anche altre sostanze chimiche "come gli stabilizzatori", segno che le armi chimiche venivano da un luogo di stoccaggio controllato da cui potevano esser prelevate da truppe specializzate nel loro uso. Questo fa pensare a un deposito dell'arsenale del'esercito siriano e non a un'area controllata dai ribelli.

Ban Ki Moon punta l'indice, ma le trattive sulla risoluzione continuano

Pur non avendolo mai indicato per nome, il segretario generale delle Nazioni Unite ha indicato in Assad il colpevole. Come hanno fatto gli ambasciatori di Francia e Gran Bretagna, dopo quello statunitense. Ma, per ora, non ci sono alternative: verrà seguita la via diplomatica. I rappresentanti delle cinque nazioni che hanno potere di veto nel Consiglio di Sicurezza continueranno le trattative su di una risoluzione.

Washington, Londra e Parigi vogliono un documento "forte e vincolante'' che preveda, in base al capitolo 7 della Carta Onu, un eventuale ricorso alla forza nel caso in cui il regime di Bashar al Assad non rispetti i suoi impegni sulle armi chimiche. Mosca frena. Ribadisce che ogni sforzo deve essere fatto per evitare una ritorsione militare.

L'amministrazione americana farà pressioni su Mosca, ma non si muoverà da sola. Barack Obama ha rinunciato a un'azione unilaterale. Il Congresso è contrario. Lo è anche l'opinione pubblica. Secondo un sondaggio del Washington Post e della ABC, il 61% degli interpellati non vuole un attacco contro la Siria. Una percentuale piuttosto alta. Un dato di cui non si può non tenere conto. Come un altro. Quello secondo cui la maggioranza (relativa) degli americani (il 48%) è contraria all'azione militare anche se la Casa Bianca dovesse avere il segnale verde da parte del Congresso. 

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