Obama, il peggior nemico della libertà di stampa

L'attacco arriva da James Risen, decano del New York Times, uno dei giornalisti nel mirino della Casa Bianca

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Barack Obama – Credits: Getty Imagines/ Larry Downing-

James Risen è uno dei veterani del New York Times, si occupa della politica di sicurezza degli Stati Uniti e nella sua carriera ha fatto molti scoop che il governo non avrebbe voluto vedere sulle pagine di quel giornale.

Eric Holder, il Censore
Recentemente ha attaccato a testa bassa il Ministro della Giustizia Eric Holder e il presidente Barack Obama. Sono i peggiori nemici della libertà di stampa da una generazione a questa parte - ha twittato Risen. Che ha riservato a Holder l'appellativo di "Censore Numero Uno della Nazione".


Il giornalista ha le sue buone ragioni per avercela con i due. E'stato messo sotto inchiesta per aver rivelato in un libro alcune notizie riservate relative ad operazioni riguardanti l'Iran.

L'amministrazione non l'ha presa bene. Obama è sempre stato ossessionato dalle fuga di notizie. Voleva sapere chi fosse la talpa. Risen è stato convocato da un giudice che gli voleva chiedere di rivelare la sua fonte. Lui si è rifiutato di farlo.

Rischiava il carcere, ma poi il governo ha capito che sarebbe stato controproducente avere un giornalista dietro le sbarre. "Fino a quando io sarò al ministero della giustizia, nessun cronista finirà in prigione" - ha detto Eric Holder.

Belle parole, tanto più he la talpa di Risen nel frattempo era stata scoperta: Jeffery Sterling, ex funzionario della Cia, è stato messo sotto processo e ora rischia 47 anni di carcere.

Poteva finire lì, ma non per James Risen. Lui ha deciso di continuare la sua  crociata solitaria, ma non troppo simbolica, contro l'amministrazione. Da qui, la sua scelta di attaccare Holder e Obama via Twitter.

Il giudizio di Risen su Obama è condiviso da molti negli Usa.

I giornalisti spiati dalla Nsa

Barack Obama aveva promesso che la sua sarebbe stata l'amministrazione più trasparente nella storia degli Usa. Così non è stato. I giornalisti sono stati messi sotto controllo. Lui si è sempre giustificato dicendo di non aver mai violato la legge e di aver permesso al programma di sorveglianza della Nsa di andare avanti per prevenire attentati e attacchi terroristici.

Se queste erano le sue intenzioni, la predisposizione, la quasi ossessione di questa amministrazione per il controllo delle informazioni sensibili, ha prodotto un risultato forse non voluto, ma sicuramente non certo inaspettato: una minore libertà di stampa in America.

Quello di James Risen non è un caso isolato. Altri cronisti sono stati messi sotto inchiesta. E poi, molti di loro sono stati spiati. L'esempio più eclatante è stato quello dei giornalisti dell'Associated Press, messi sotto sorveglianza dopo aver fatto uno scoop su di un'operazione che coinvolgeva la Cia.

In quella occasione, Carl Bernstein, l'uomo che fece scoppiare insieme a Bob Woodward il caso Watergate, disse parole di fuoco contro il presidente. Era il 2014.

"L'obiettivo - dichiarò Bernstein in una intervista televisiva - è quello di intimidire le fonti anonime, impedire che parlino con i giornalisti e rivelino fatti riguardanti l'amministrazione".

Non fu il solo. Un'altra voce autorevole, James Goodale, l'uomo che difese il New York Times all'epoca delle Carte del Pentagono, disse che Obama era arrivato laddove neanche Richard Nixon era riuscito ad arrivare. 

Grazie a queste vicende, l'anno scorso gli Usa hanno perso una quindicina di posizioni nella speciale classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza Frontiere.

Quest'anno le hanno riguadagnate. Un pò perché le assicurazioni di Eric Holder sul fatto che nessun cronista andrà in galera e un pò perché altri scandali non sono emersi.

Un rapporto difficile con l'amministrazione
Rimane però questo rapporto difficile tra l'amministrazione e la stampa, reso ancora più complicato dalla tendenza di Obama di bypassare i giornalisti. La macchina di comunicazione della Casa Bianca non ha bisogno, anzi evita i cronisti per veicolare le informazioni che vuole all'opinione pubblica.

Il presidente non ama fare conferenze stampa e per lo più concede interviste a media amici e quindi non critici.

Anche per questo motivo, James Risen, ha scritto quello che ha scritto su Twitter: "Questa amministrazione è la peggior nemica della libertà di stampa da una generazione a questa parte". Parola di decano. E quindi è una parola che vale.




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