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Esteri

Obama, l'accordo con l'Iran sarebbe un capolavoro

Il presidente Usa riporterebbe Teheran nel consesso internazionale e siglerebbe la permanenza alla Casa Bianca con un successo storico

Il presidente Usa ha mandato un messaggio ai giovani iraniani: convincete i vostri leader a firmare l'intesa sul nucleare.
Il messaggio è stato inviato con un video postato su Youtube e indirizzato ai giovani iraniani. Alla Casa Bianca sperano che non sia censurato dagli ayatollah e che diventi virale sui pc e i telefonini in Iran. Tutti possono capirlo. Obama parla in inglese, ma i sottotitoli sono in farsi. Non è la prima volta che il presidente manda il suo augurio in occasione del Nowruz, il capodanno persiano.

Il primo messaggio venne inviato nel 2009. Obama voleva rompere il ghiaccio e mettere una spina nel fianco del regime. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti. Oggi le relazioni tra Washington e Teheran sono migliorate. Prima i due paesi erano aperti nemici, ora sembrano avviati verso una possibile collaborazione.

La leadership iraniana di fronte a un bivio
Molto, se non tutto, passa attraverso l'accordo sul nuclerare. Obama ha usato il nuovo video messaggio per esortare gli iraniani a fare pressioni sui loro leader affinché accettino l'intesa. "Sono di fronte a un bivio - ha detto il presidente Usa - Se rimangono sulla strada su cui si trovano, l'Iran rimarrà isolato dal punto di vista internazionale. E questo avrà delle ripercussioni sull'economia e di conseguenza sulla vita delle famiglie iraniane e soprattutto dei giovani, i quali non avranno le opportunità di lavoro che invece potrebbero avere".

 

Se invece accetteranno l'intesa sul nucleare, ne beneficieranno tutti: "Ci saranno più investimento stranieri, maggiore occupazione, scambi culturali e possibilità di viaggiare all'estero. Ci sono persone nei nostri due paesi che si oppongono a questo accordo. Ma dobbiamo concluderlo se desideriamo un futuro migliore" - ha concluso.

Obama punta su una storica intesa con gli ayatollah. Le posizioni non sembrano così distanti. La deadline del 31 marzo, data stabilita dal gruppo dei 5 + 1 (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania) per chiudere il dossier, è vicina. Gli americani hanno proposto di diminuire del 40% la tecnologia prevista dal programma nucleare iraniano in modo di essere sicuri che Teheran non possa costruire una bomba atomica. In cambio, verrebbero tolte le sanzioni economiche, compreso l'embargo sulle armi convenzionali.

I nemici dell'intesa
Cosa faranno i leader iraniani? Una risposta positiva è possibile, ma gli ostacoli sono molti. Soprattutto è forte l'opposizione che arriva dai settori del regime che non vogliono una normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti. E, dall'altra parte, anche Obama si trova a fronteggiare una situazione simile. I repubblicani, che hanno in mano il Congresso, sono contrari

Non più tardi di qualche settimana fa un gruppo di 47 senatori del Gop ha scritto una lettera pubblica per ricordare ai vertici della repubblica islamica che l'intesa potrebbe essere cancellata appena Obama finirà il suo mandato. La reazione della Casa Bianca a questa iniziativa è stata durissima: i parlamentari sono stati definiti dei traditori e dei sabotatori.

Ma, i nemici dell'intesa sono anche fuori dai confini statunitensi. Israele e l'Arabia Saudita, due storici alleati degli Usa, ora in frizione con l'amministrazione Obama, sono contrari all'accordo. Le posizioni del primo ministro Benjamin Netanyahu sono chiare da tempo: non crede alla buonafede degli iraniani e pensa che le trattative siano solo un modo per prendere tempo e costruire di nascosto un ordigno nucleare.

I sauditi, invece, sono più preoccupati dell'ascesa dell'Iran sciita come potenza regionale. Per Riad, l'intesa con Obama darebbe maggiore potere e influenza a Teheran. Un prezzo troppo alto da pagare per chi vuole rimanere il paese perno dell'area.

Barack Obama come Richard Nixon
Obama dovrà essere in grado di vincere le loro resistenze. Se riuscisse ad arrivare all'intesa, per lui sarebbe il più importante colpo in politica estera dei suoi otto anni alla Casa Bianca. Un passaggio storico, dopo i 36 anni di gelo con gli Stati Uniti, iniziati con la rivoluzione khomeinista del 1979. L'Iran uscirebbe dall'isolamento. E Obama riuscirebbe a dimostrare che con il soft power e la diplomazia, anche i regimi più ostici possono essere ricondotti all'interno del consesso internazionale.

Qualcuno ha paragonato lil possibile accordo con Teheran con la visita di Richard Nixon in Cina e la politica di disgelo con Pechino. Un avvenimento che cambiò la storia dei rapporti tra i due paesi.

Altri, invece, i più pessimisti pensano che potrebbe accadere ciò che è successo con la Corea del Nord negli anni'90. Gli Usa negoziarono  per mesi e mesi, poi le trattative fallirono e Kim Jong il decise di costruire la bomba atomica. Pyongyang divenne così uno degli elementi di magigore instabilità in Asia.

Obama spera di spuntarla. Se ci riuscisse, questa sarebbe una delle cose più importanti da lasciare in eredità al termine della sua presidenza, accanto all'Obamacare e, forse alla normalizzazione dei rapporti con Cuba. Lui, presidente che ama la storia, sa che potrebbe essere ricordato nei libri di storia proprio per l'accordo con Teheran.

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