L'America di Obama e Matteo Renzi

Cosa ne pensano gli americani del presidente del consiglio incaricato? Giovane, fresco, con una merce da vendere: l'energia e l'inesperienza

Getty Imagines / Giorgio Cosulich

Matteo Renzi ha due modelli: Tony Blair e Barack Obama. Dal primo, ha preso il coraggio di cambiare il partito: via la vecchia nomenklatura, fuori gli antichi arnesi della sinistra, per dare una decisa virata verso il centro con un pragmatico e non più ideologico approccio ai problemi sociali ed economici. Dal secondo, ha mutuato soprattutto una parola: cambiamento. Ora, che il sindaco di Firenze è arrivato a Palazzo Chigi, gli americani si chiedono: ma riuscirà ad essere fedele ai suoi modelli?

Can the italian "Obama" keep hope alive as prime minister? Riuscirà l'Obama italiano a essere all'altezza dellle aspettative anche dopo essere diventato presidente del consiglio?, si chiede Time. Giovane, fresco, per il prestigioso settimanale, Matteo Renzi ha soprattutto una merce da vendere: la sua inesperienza. E' il più giovane capo di governo della storia d'Italia. E non c'è articolo che non lo sottolinei.

Nessuno si nasconde che Demolation Man (come l'ha soprannominato il Financial Time) sia arrivato al potere in modo ben diverso da quello che aveva auspicato (o promesso, a seconda dei punti di vista): attraverso la vittoria nelle elezioni politiche; alcuni sottolineano come la rimozione (il New York Times usa questo termine) di Enrico Letta sia stata più un'operazione in vecchio stile che una ventata di aria nuova nei palazzi della politica italiana -  "L'ha colpito ogni giorno come un bambino colpisce con dei sassolini lanciati con una fionda prima di chiederne le dimissioni" - ha scritto il Daily Beast.  Ma ora tutti sono concentrati su quello che Matteo Renzi riuscirà a fare. E si chiedono se sarà in grado di mantenere le sue promesse di vero cambiamento di un paese sempre più stagnante.

L'uomo del cambiamento ?

Il ritratto politico e personale di Matteo Renzi che esce dagli articoli della stampa ci dicono che per gli americani l'incognita non è ancora sciolta. Nonostante le energie, il carisma, la grande capacità di leadership che gli viene riconosciuta. E anche l'autostima e l'ambizione (politica) che lo stesso Renzi ha ammesso di avere. Fin dall'inizio della sua carriera politica. Ambizione sintetizzata da un giornale americano con questa frase: Florence needs change, Italy needs change, he is the agent of change. Firenze ha bisogno di cambiare, l'Italia ha bisogno di cambiare, lui è (si sente ) l'uomo del cambiamento.

Far uscire l'Italia dalla palude non sarà semplice. Evasi i riferimenti biografici più curiosi: il passato da chirichetto, quello da boy scout, la partecipazione giovanile alla Ruota della Fortuna; riferito dello stile nel fare politica così diverso rispetto agli altri leader (molto gettonata la citazione del giubotto di pelle alla Fonzie); preso atto del fascino suscitato tra gli elettori, le cronache che appaiono sui quotidiani americani di questi giorni sembrano trasmettere una certa prudenza, se non addirittura un velato senso di scetticismo, rispetto alla riuscita della missione che Matteo Renzi si è dato. Non fosse per altro che governare è ben diverso dal fare campagna elettorale. E gli americani, ne sono ben consci. Basta guardare all'esperienza di Obama. L'uomo che aveva suscitato tanto speranze ha poi deluso molti dei suoi sostenitori in questi anni alla Casa Bianca.

Matteo Renzi e i democratici americani

Comunque sia Barack Obama è un modello per Matteo Renzi. Si vedranno a Roma il prossimo 27 marzo, quando il presidente degli Usa verrà in Italia in visita ufficiale per incontrare il Papa, andare al Quirinale da Giorgio Napolitano e a Palazzo Chigi dal nuovo presidente del Consiglio. In realtà, un breve contatto c'è stato già nel 2010, quando Renzi riesce a scambiare poche battute con Obama alla Casa Bianca durante un'iniziativa. Se con Enrico Letta c'era stima (Obama l'ha chiamato dall'Air Force One per salutarlo dopo le dimissioni ), con il sindaco di Firenze (potrebbe) gioca(re) in casa e rendere il rapporto Washington - Roma ancora più stretto, soprattutto in prospettiva europea.

Matteo Renzi, molto apprezzato dall'ambasciatore statunitense in Italia, John Philipps, da tempo ha contatti con il partito democratico americano. Nel 2012 è stato l'unico sindaco europeo a partecipare a una conferenza con altri primi cittadini (americani) ai margini della convention democratica per la rielezione di Obama a Charlotte, in North Carolina. Buoni anche i rapporti con il National Democratic Institute, un think tank democratico che ruota attorno alla figura dell'ex segretario di Stato Madeleine K. Albright.

L'amministrazione Obama non può quindi che guardare con sguardo accondiscendente a Matteo Renzi. Ma, anche per la Casa Bianca rimangono le stesse domande, dubbi e incognite che esistono per la stampa americana. Change. Can He?

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