Ora Obama vuole piegare il Congresso

Il presidente è pronto all'offensiva contro Capitol Hill a maggioranza repubblicana: debito, stretta sulle armi, nomine al Pentagono e al Tesoro, immigrazione. Obama vuole vincere su tutta la linea per eliminare l'opposizione del GOP

(Ansa/Shawn Thew)

Se quella sul Fiscal Cliff è stata una scaramuccia, l'aria che si respira a Washington fa capire che sul debito ci sarà una guerra: atomica. La posta in gioca del conflitto tra la Casa Bianca e il Congresso è chiara: la possibilità da parte di Barack Obama di guidare il paese senza che i repubblicani (che controllano la Camera, ma non completamente il Senato) possano mettergli bastoni tra le ruote. E, visto dal'altra parte, invece, la volontà da parte del GOP di condizionare le scelte di governo del presidente.

I missili atomici (politici) verranno lanciati sul debito, ma anche su altre importanti questioni - come le nuove leggi sul controllo delle armi, come la conferma di Chuck Hagel a Segretario alla Difesa (i repubblicani non lo vogliono per le sue posizioni considerate anti israeliane) e di Jacob Lew al Dipartimento al Tesoro (una scelta molto poco in linea con la tradizione di nominare un personaggio più bipartisan che di parte, visto che lui è stato il capo del Gabinetto della Casa Bianca, il braccio destro di Obama) - la guerra sarà intensa e sanguinosa.

Lo scontro più duro  - l'ha già anticipato Obama - sarà sul debito. Nella conferenza stampa di fine (primo) mandato, il presidente ha invitato (sfidato) il Congresso a non mettersi di traverso: "Il rifiuto di un atto dovuto come l'aumento del debito pubblico per consentire allo Stato di adempiere ai suoi impegni è assurdo e irresponsabile" - ha detto. Torna la questione del default, dell'insolvenza se entro la fine di febbraio il Congresso non alzerà il tetto limite di 16.400 miliardi di dollari di debito pubblico. "Non mi farò ricattare per convincere il Congresso a non sfasciare l'economia americana" - ha aggiunto Obama.

Il fatto è che i repubblicani non ci stanno: dopo il pessimo accordo (per loro) di fine dicembre sul Fiscal Cliff (aumento di tasse per i più abbienti in cambio di una vaga promessa di tagli), e anche in virtù delle ripercussioni politiche negative scaturite da quel compromesso (partito spaccato a metà), il GOP ha tirato una linea sul terreno: un accordo è possibile solo se per ogni dollaro di tasse ci sarà un dollaro di tagli.

Dati per scontati i 1.200 miliaridi di dollari di tagli (automatici) decisi nell'accordo di un anno e mezzo fa, ora i repubblicani vogliono ulteriori e significativi interventi sulla spesa pubblica. Se questa condizione non verrà accettata, i repubblicani sono disposti anche ad andare al default il 27 febbraio. Tanto - dicono - gli impatti negativi dell'insolvenza saranno uno scherzo rispetto a quelli che ci saranno nel corso del tempo a causa dell'eccessiva spesa pubblica.

Nei giorni scorsi, dalle segrete stanze dove si sono tenute le riunioni riservate, i repubblicani hanno fatto sapere di essere disposti a sganciare l'Atomica (il default) pur di non cedere a Barack Obama.Il quale non vuole che ci siano i nuovi tagli richiesti dai repubblicani. Il fatto è che lo spazio per trovare un accordo sembra essere quasi inesistente.

Lo Speaker  della Camera John Boehner, dopo la pessima figura di gennaio, non può raggiungere un'intesa al ribasso con Obama. Per lui, il prezzo politico da pagare sarebbe troppo alto (mezzo partito si è rivoltato contro le sue scelte). E, il presidente, invece, vuole vincere su tutta la linea per affondare il colpo e mettere al tappeto i repubblicani.

Se lo fa sul debito - usando lo spettro del default - può farlo anche su tutte gli altri provvedimenti che la Casa Bianca vuole fare passare nei prossimi mesi. Sono lontani i tempi dell'Obama "timido" mediatore con i repubblicani. Ora, vuole portarsi via l'intero piatto. E piegare il Congresso.

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