2016: Hillary for President

Quale sarà il destino della Clinton? Appena rieletto Barack Obama, commentatori, analisti, alleati e avversari politici, bookmaker scommettono sulla corsa alla Casa Bianca del Segretario di Stato. Ma scenderà in campo?

(ANSA/KHALED ELFIQI )

La domanda è: riuscirà a non scendere in campo? Quando parli di Hillary Rodham Clinton parli di una donna che ha un ruolo pubblico da quasi trent'anni, abituata ai riflettori, alle sfide, alle poltrone di prima fila, al potere, ma soprattutto convinta del fatto che il buon governo sia un elemento di progresso dell'umanità. Può un personaggio come lei rifiutare la prova più dura dopo averla fallita già una volta?

Per i bookmaker la risposta è: impossibile. A quattro anni dall'appuntamento con le primarie del 2016 (una distanza siderale per la politica e per le scommesse), gli allibratori dicono che il Segretario di Stato sarà della partita. Con lo scopo di vincerla (ovviamente). Anche chi la conosce bene prevede che non riuscirà a stare lontana dalla più affascinante corsa (politica): quella per la presidenza degli Stati Uniti.

Hillary, in realtà, non avrebbe ancora deciso. Stanca, colpita dalla morte dell'ambasciatore Stevens nell'attentato a Bengasi ("Io l'ho mandanto laggiù", avrebbe detto, sentendo sulle sue spalle la "colpa" di averlo inviato in missione in Libia), in questo periodo, la Clinton avrebbe soprattutto voglia distrarsi. Per una donna che appare tanto impegnata, energica, auto disciplinata, tesa ad aumentare sempre più il suo già notevole carico di competenze, dire pubblicamente che avrebbe tanta voglia di rilassarsi a casa guardando il suo programma televisivo è una sorta di rivoluzione (personale).

Ma è il momento. Tutta la traiettoria della sua carriera dice che punta a quel traguardo, il più importante. La prima donna a diventare presidente degli Stati Uniti. Secondo i suoi colleghi del partito democratico non ci sarebbe storia: lei correrà. Avrà dalla sua una base elettorale entusiasta, un marito - Bill - che potrà consigliarla sulle stretegie da adottare, numerosi e generosi finanziatori che foraggeranno la sua campagna elettorale. Avrà Barack Obama al suo fianco, non più come avversario. Quattro anni fa, il suo destino sembrava scritto, ma poi, alle primarie, fu scelto il senatore dell'Illinois. Questione di empatia. Fu in grado di ispirare di più gli elettori di quanto potesse fare la competenza della Clinton.

Ma, ora la Clinton ha anche imparato a lasciarsi andare. In questi anni in giro per il mondo come Segretario di Stato, sono molte le foto che la ritraggono mentre balla, o ride di gusto, scherza e gioca con colleghi. Hillary ha capito che la freddezza in politica non paga. Se non è troppo tardi (e pare proprio che non lo sia), aver imparato questa lezione per lei può essere il traguardo più importante. Essere una "macchina da guerra", una lucida analista, una granitica donna di potere, come è stata prima come First Lady e poi come Senatrice, le ha fatto perdere la battaglia più importante, quella del 2008.

E' probabile che ora lasci il Dipartimento di Stato. E che si prepari per tre anni per prendersi al rivincita. Tutti scommettono su questo scenario. E' la sua ultima chance, e vuole giocarsela bene, stare lontana dall'agone politico per un poco - senza mai lasciarlo del tutto - e poi ripresentarsi per raccoglierne l'eredità di Obama. In fondo, il presidente ha un debito da pagare con Bill Clinton, l'uomo che ha salvato il (suo) secondo mandato quando ormai la rielezione sembrava compromessa. Un debito che pagherà appoggiando Hillary Clinton. Quando lei avrà risposto alla vera domanda di fondo: riuscirà a non scendere in campo?

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