Stati uniti: ricchi divisi sul fiscal cliff

Donald Trump si infuria con i repubblicani ma tra le pieghe della legge per evitare il baratro fiscale ci sono misure che favoriscono Wall Street

(Ansa/Brendan Hoffman)

Donald Trump è uno che non le manda a dire. Così il suo commento su Twitter al Fiscal Cliff non poteva essere più diretto: "Non ho mai visto negoziatori peggiori dei repubblicani". Segno che al plurimiliardario, istrionico, personaggio della finanza (e dello spettacolo) statunitense, l'intesa bipartisan raggiunta tra Casa Bianca e Congresso non è piaciuta.

Donald Trump non ha mai amato la Buffet Rule (l'aumento delle tasse per i più ricchi proposto dal milionario Warren Buffet): l'ha sempre bollata come il modo peggiore per rilanciare l'economia americana; anzi, una scorciatoia per arrivare al collasso. Così è normale che dopo l'intesa che ha portato dal 35% al 39 6% l'aliquota fiscale per i redditi superiori ai 400.000 dollari (single) e ai 450.000 dollari (per coppie), l'imprenditore statunitense reagisse con un paio di lapidarie frasi di critica dell'accordo.

Per lui, il prelievo fiscale sarà maggiore nel 2013, ma più che contrario al fatto di dover dare più dollari alle casse federali, Donald Trump sembra essere insoddisfatto per la ricetta adottata per evitare il baratro fiscale: aumentare le tasse. Da (buon) vecchio repubblicano, non poteva essere altrimenti. Per questo, si è scagliato contro i membri del GOP che, invece, al Congresso hanno votato a favore dell'intesa.

Le altre reazioni degli uomini più facoltosi d'America all'accordo sul Fiscal Cliff sono (erano) state preventive. Molti manager di Wall Street avevano chiesto (e ottenuto) che il loro premio annuale in stock options delle società che amministrano fosse dato loro in dicembre e non in gennaio, come generalmente accade. Sicuri di un aumento delle imposte, l'operazione è stata fatta per evitare che i guadagni venissero tassati con le nuove aliquote.

Lloyd Blankfein, amministratore delegato della Goldman Sachs, e gli altri vertici della società sono stati premiati con un totale di 65 milioni di dollari di titoli azionari poche ore prima che il Congresso approvasse l'intesa sul Fiscal Cliff.

La Goldman Sachs è stato solo una delle società che si sono affrettate a distribuire i compensi annuali ai loro manager. Non solo per evitare l'aumento delle tasse sul reddito, ma anche per bypassare l'aumento delle aliquote della tassa sui guadagni e sui dividendi, che è passata dal 15 al 20%.

Anche Lloyd Blankfein ha postato un commento su Twitter sull'accordo sul Fiscal Cliff. "E' un passo in avanti per dare energia alla ripresa e fiducia negli investitori" - ha scritto il Numero Uno della Goldman Sachs. Già nei mesi scorsi, Blankfein aveva detto di non essere contrario in linea di principio a un aumento delle tasse per i più ricchi a patto che questo portasse a un taglio degli sprechi della spesa pubblica.

Per adesso, quindi, concede fiducia al fatto che questi interventi ci saranno. Come si sa, l'accordo sul Fiscal Cliff rimanda di due mesi, alle trattative sul debito la questione dei tagli e Blankfein, come molti altri potenti manager, per ora, fa buon viso a cattiva sorte.

Nelle scorse settimane, lui, insieme ai numeri uno delle più importanti società statunitensi, era stato invitato alla Casa Bianca da Barack Obama per discutere delle misure da prendere per riformare il fisco.Il numero Uno della Goldman Sachs aveva dato qualche consiglio al presidente su quali interventi sarebbero stati utili per Wall Street.

E, in effetti, alcuni punti dell'intesa approvato al Congresso sembrano essere favorevoli alla grandi società. Secondo l'Huffington Post - notoriamente schierato dalla parte di Obama - si tratta di veri e propri regali: il testo prevede una serie di agevolazioni fiscali che le lobby hanno chiesto e ottenuto.

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