Stop ai controlli sui cellulari. Sono una parte del corpo

Lo dice una storica sentenza della Corte Suprema degli Usa. Per perquisirli ci vorrà l'autorizzazione del magistrato

– Credits: La sede della Corte Suprema Usa (Getty Imagines/ Win McNamee)

Il cellulare? Una parte del nostro corpo, Un'estensione della nostra persona. Un pezzo dell'anatomia umana. Per questo è "sacro". E per controllarlo, per perquisirlo, ci vuole un mandato del magistrato, anche nel caso di arresto. Le parole dei giudici della Corte Suprema non potevano essere più nette. La sentenza con cui hanno stabilito all'unanimità che i cellulari non possono essere presi e analizzati dalla polizia senza un'autorizzazione ha già il sapore della storia. 

Controlli solo con il permesso del giudice

Il concetto che esprime questa sentenza è banale e rivoluzionario allo stesso tempo: i giudici "prendono atto" che il telefonino è ormai una parte di noi, contiene notizie, appunti, messaggi, chat: informazioni ed emozioni che fanno parte della nostra sfera più privata; che deve essere tutelata dalla possibile ricerca invasiva di terzi, anche nel caso in cui questi siano dei poliziotti nell'esercizio delle loro funzioni.

Il giudice John Roberts, colui che ha scritto la sentenza, repubblicano e conservatore come cinque membri della corte su nove, ha usato un linguaggio diretto per spiegare le motivazioni: "Ormai il 90% degli americani ne possiede, contengono una trascrizione digitale di ogni aspetto delle loro vite, dai più banali ai più intimi, sono una parte pervasiva e onnipresente della vita quotidiana".

La privacy prima di tutto. Anche se questa può essere un'arma difensiva per i criminali. Lo ammettono gli stessi giudici. Il lavoro degli inquirenti da adesso sarà più complicato. La richiesta di perquisizione che dovranno fare al giudice potrebbe rallentare le indagini, ma per la Corte Suprema Usa non c'è più differenza tra l'entrare nella casa di un arrestato e analizzare il contenuto del suo cellulare.

Un colpo per Barack Obama

La vita di una persona può essere ricostruita attraverso il cellulare: video, fotografie, messaggi. Un bottino di informazioni molto più importante di un paio di istantanee che si possono trovare dentro un portafogli. Tutto può essere utilizzato per un'indagine. E'per questo che chi deve controllarlo deve avere l'autorizzazione. Una garanzia per la polizia e per il sospettato.

Ancora una volta, la Corte Suprema si dimostra al passo con la società americana. La sentenza sui telefonini armonizza la giurisprudenza allo spirito dei tempi. Ed è un brutto colpo per Barack Obama. Il Dipartimento della Giustizia si era schierato per le perquisizioni senza autorizzazione. "Controllare un cellulare non è diverso dal frugare nelle tasche" era la tesi, respinta dalla Corte.

Un colpo anche contro l'impianto di sorveglianza della National Security Agency. Sono milioni e milioni le telefonate messe sotto sorveglianza. Ascoltarle senza il permesso del magistrato vuol dire violare i diritti degli americani. Il telefonino è una parte di noi, un'estensione del nostro corpo. Parola di giudice.

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