Casa Bianca: uno sbadiglio la seppellirà

Un sondaggio del Pew Research Center afferma che la maggioranza degli americani ritiene poco interessante, ma allo stesso tempo estenuante, la campagna elettorale per la presidenza

A quattro mesi dall'appuntamento, gli americani sono già stressati dalle elezioni presidenziali. Esausti, e allo stesso tempo meno interessati, quasi annoiati dal duello tra Barack Obama e Mitt Romney. Lo sono soprattutto i repubblicani, che trovavano molto più interessanti le primarie del loro partito, e in particolare lo scontro tra l'ex governatore del Massachusetts e Rick Santorum.

Questo stato di umore emerge da un sondaggio dell'autorevole Pew Research Center. Secondo il quale esiste una maggioranza di persone (56%) che ritiene già troppo lunga e dai toni troppo cupi e negativi (53%) la campagna elettorale.

Questa radicalizzazione provoca reazioni diverse nell'opinione pubblica: c'è chi pensa - ma è la minoranza - che le elezioni saranno comunque emozionanti (49%), anche se gli aggettivi più gettonati nella ricerca del P.R.C. sono altri: questa campagna elettorale è vista come estenuante (dal 67% del totale del campione, scomposto per partito nel 67% dei repubblicani, il 66% dei democratici e il 69% degli indipendenti); e irritante (63% del campione, tra cui il 66% degli elettori del GOP e il 53% dei democratici).

E i giudizi negativi non finiscono qui. Secondo molti degli interpellati, la corsa alla Casa Bianca si sta rivelando molto meno interessante che in occasioni passate mentre un buona parte delle persone che hanno risposto al questionario non hanno avuto remore a definirla noiosa e monotona, soprattutto gli indipendenti (56%).

Insomma, parafrasando un vecchio slogan, se si dovesse  votare oggi, potremmo dire che uno sbadiglio conquisterà (seppellirà) la Casa Bianca. E se questo avverrà non è certo per la posta in gioco (visto che tutti si rendono conto che è ben alta).

La questione è il modo in cui viene condotta questa campagna elettorale, basata non solo sui programmi, ma anche (e soprattutto) sulle accuse personal i (vedi gli spot di Barack Obama sulla Bain Capital di Mitt Romney e quelli del candidato repubblicano contro il presidente), sugli annunci strumentali e a effetto, sul cambiamento delle posizioni politiche, sui provvedimenti dell'ultima ora (e in questo Obama ha dimostrato una forte dose di pragmatismo) per premiare questo o quel segmento elettorale (ispanici, donne, gay).

L'ultimo annuncio, l'ultimo motivo di scontro sarà sulle tasse. Dopo aver visto il dato della disoccupazione non scendere con il mese di giugno, Barack Obama ha deciso di aprire un nuovo fronte e di annunciare un'estensione degli sgravi fiscali per un anno ai soli contribuenti sotto i 250.000 dollari. Un segnale nei confronti del ceto medio, una mossa per anticipare quella dei repubblicani che vorrebbero invece votare un provvedimento che mantiene in vita i tagli alle tasse dell'epoca Bush, di cui beneficiano i più abbienti.

Con questa iniziativa, il presidente intende mettere in imbarazzo il GOP. Ma è probabile che alla fine non se ne faccia nulla. I repubblicani metteranno il veto alla proposta presidenziale e i democratici non voteranno il loro piano al Senato.

Queste sono le tipiche situazioni per cui, poi, l'opinione pubblica percepisce come irritante ed estenuante la campagna elettorale. Ma potrebbe essere altrimenti?

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