Barack Obama ha mentito sullo spionaggio del governo

In televisione ha detto: non controlliamo il contenuto delle comunicazioni. Un'inchiesta del New York Times lo smentisce

Barack Obama nello Studio Ovale (Ansa/Pete Souza)

Barack Obama non ama le conferenze stampa. Le concede in rare occasioni. Il botta e risposta con i giornalisti non fa per lui. L'incalzare delle domande lo mette a disagio. La paura di perdere punti in immagine a causa di qualche scivolone lo ha convinto a comunicare in altro modo, snobbando i cronisti accreditati alla Casa Bianca. Che spesso hanno protestato perché non hanno occasioni per parlare con il presidente.

Se deve rispondere a qualche domanda, Obama preferisce le interviste nei talk show televisivi "amici", quelli in cui può dire la sua senza il timore di essere contraddetto o, se questo accade, dove può metterla sullo scherzo, sulla battuta, tanto per depotenziare (se è necessario) l'eventuale messaggio negativo. Anche l'altra sera ha fatto così. Davanti alle telecamere del Tonight Show di Jay Leno (conduttore e comico) Obama ha rassicurato gli americani: il governo non vi spia, il programma di sorveglianza della National Security Agency non ascolta le vostre telefonate, non legge le vostre e-mail.

Non era un'occasione solenne, non era sotto giuramento, non faceva un discorso ufficiale, ma era pur sempre il presidente degli Stati Uniti che parlava. E che ha mentito alla nazione.

L'inchiesta del New York Times

Al Tonight Show, Barack Obama ha affermato che la Nsa si limita a tracciare i numeri telefonici e i messaggi di posta elettronica in uscita e in entrata dagli Usa, scelti sulla base di alcune parole chiave fornite da un database. Il numero è limitato. Non c'è alcuna invasione della privacy. Il Grande Fratello è solo un'invenzione di Edward Snowden e della stampa. La maggior parte delle comunicazioni è esente da questa pratica, ha spiegato il presidente. Che è stato subito smentito.

Il giorno dopo la sua apparizione in televisione, infatti, il New York Times ha pubblicato un articolo in cui si spiega che, invece, la Nsa fa il contrario di ciò che ha detto Obama. Non solo controlla il contenuto di tutte le comunicazioni di statunitensi che sono in contatto con persone sospette all'estero, ma va a controllare anche tutte le conversazioni (o legge i messaggi) che contengono quelle parole chiave.

Così, spiega il quotidiano newyorchese, le persone ascoltate (che comunicano con l'estero) sono molte di più di quanto l'amministrazione Obama (ma anche il Congresso) voglia fare credere. Non solo chi è sospettato, ma anche semplici cittadini. Famigliari o amici che commentano l'ultima minaccia terroristica. Oppure - suggerisce maliziosamente il New York Times - il direttore di un giornale che parla con un suo reporter di una delicata inchiesta giornalistica che riguarda la sicurezza nazionale. O, infine, un avvocato che discute con il suo cliente su quale strategia difensiva adottare. E, tutto questo senza uno specifico mandato di una corte di giustizia.

Il diavolo si nasconde dietro un cavillo (semantico)

Le maglie della legge sono larghe. La norma che permette alla National Security Agency di sorvegliare le comunicazioni è interpretabile. E così l'amministrazione Obama ne ha approfittato, nascondendosi dietro una questione semantica. Non ha violato la normativa - hanno assicurato fonti governative - perché non ha archiviato un "grande numero" di comunicazioni. Ma, evidentemente, le ha ascoltate.

Il particolare non è di poco conto. Come ha fatto notare il NYT, il governo può mettere sotto controllo i giornalisti e le loro fonti. In un'epoca di fuga di notizie in nome della libertà di stampa, questo tipo di sorveglianza può creare difficoltà ai cronisti, se non farli finire sotto inchiesta (giudiziaria) o, addirittura, sotto processo, come è successo in alcuni casi negli ultimi mesi, sempre per questioni riguardanti la sicurezza nazionale.

Per questo, e in nome della privacy, sempre il New York Times chiede al Congresso di intervenire e di porre un limite allo strapotere dell'esecutivo. "Il numero di  persone, obiettivo del programma di sorveglianza, deve essere molto limitato. Nonostante quello che ha detto Obama sul fatto che gli americani non siano spiati - conclude l'editoriale - le prove che abbiamo raccolto ci dicono che invece che l'attività di spionaggio da parte del governo è molto più imponente di quanto sapessimo."

Il test di Pinocchio del Washington Post

Che Obama avesse già omesso la verità sullo spionaggio della Nsa lo aveva già rivelato il Washington Post nella sua rubrica Fact Checker, una sorta di gioco della verità sulle dichiarazioni rilasciate dai politici. Il presidente era stato pizzicato per aver fatto un'affermazione non esatta. Aveva detto che tutti i membri del Congresso erano a conoscenza dell'esistenza del programma di sorveglianza dell'Agenzia di Sicurezza Nazionale, ma non era vero. Per questo era stato punito con un Pinocchio (nella rubrica, il livello di falsità viene valutato con un certo numero di Pinocchi. Si va da uno - omissione - a quattro - vera e propria menzogna).

Con tre Pinocchi, invece, è stato marchiato il direttore della National Security Agency, James Clapper. Alla domanda di un membro della commissione del Senato che gli chiedeva se è vero che milioni di americani erano sotto controllo, lui aveva risposto di no. Affermazione smentita dal titolare di Fact Checkers, il giornalista Glenn Kessler.

Dopo l'affermazione al Tonight Show, ora Barack Obama, quanti Pinocchi meriterebbe?

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