L'imbarazzo di Barack Obama davanti alla nazione

Doveva essere il discorso che avrebbe dovuto convincere gli americani della bontà delle sue scelte sulla Siria. E' stata una ritirata in diretta tv - guarda il discorso - il diario del nostro inviato in Siria

Barack Obama (Getty Imagines/Evan Vucci)

Se avesse potuto cancellarlo dalla sua agenda, l'avrebbe fatto. Ma non era possibile. Era stato annunciato da giorni e se Barack Obama non si fosse presentato all'appuntamento sarebbe stato ancora peggio per la sua credibilità. Così, come previsto, il presidente è apparso in diretta televisiva dalla Casa Bianca davanti a milioni di americani, ma quello che originariamente avrebbe dovuto essere una solenne chiamata alle armi, il discorso in cui annunciava a una riottosa nazione la sua volontà e spiegava le sue ragioni per andare alla guerra contro la Siria, si è trasformato in una sorta di resoconto degli ultimi avvenimenti che l'hanno visto comparsa più che protagonista, nel velato annuncio di una ritirata da parte del comandante in capo.  

Nei quindici minuti di discorso, Barack Obama ha espresso un semplice concetto: Bashar al-Assad ha usato le armi chimiche, sono un pericolo per la sicurezza americana e mondiale, qualcuno deve fare qualche cosa, non tolgo l'opzione militare dal tavolo, ma adesso puntiamo le nostre carte sulla proposta russa, già accettata dalla Siria, per trovare una soluzione diplomatica attraverso un controllo internazionale dell'arsenale chimico del regime di Damasco

Quello che il presidente non ha detto con chiarezza, ma che il pubblico americano ha capito molto bene, è che i raid militari per ora non ci saranno (e probabilmente non ci saranno mai) visto l'opposizione del Congresso ad appoggiarli, il no dell'opinione pubblica così ben scandito dai sondaggi e la mossa di Vladimir Putin che con la sua proposta di controllo delle armi chimiche di Assad ha offerto una via d'uscita dal cul de sac in cui si era infilato Obama, ma che, allo stesso tempo, ha fatto emergere tutti gli errori e le inadeguatezze della strategia siriana del presidente statunitense.

Nel discorso, i commentatori americani hanno visto, con lente impietosa, questo imbarazzo: il presidente degli Stati Uniti costretto a fornire una specie di bollettino di avvenimenti che alla fine lui non è stato in grado di governare, ma che invece ha quasi sùbito, fino ad arrivare a essere indotto ad abbandonare la via (l'opzione militare) che aveva scelto per seguire (obbligatoriamente) una strada che altri gli impongono. Per la presidenza Obama, un bruttissimo colpo.

Barack Obama ha parlato della sua visione del ruolo dell'America, ha spiegato che non intende fare il poliziotto del mondo, ha rassicurato i suoi concittadini che se mai i raid aerei sulla Siria venissero effettuati, sarebbero di una portata limitata. Ma se è vero che in sondaggi del dopo discorso parlano di un buon apprezzamento da parte degli spettatori della performance di Obama, è anche vero che la sostanza politica dell'apparizione televisiva del presidente risiede tutta in una domanda fatta da un analista: "Ma avete mai visto un discorso alla nazione come questo?" 

L'ultima volta che si era presentato davanti agli americani per una situazione analoga era stato per annunciare la morte di Osama Bin Laden. Ben altro momento, per lui e per gli Usa. L'impressione data con questo discorso è stata quella di un uomo che si è impegnato in un salto che è diventata una gigantesca giravolta per poi ritrovarsi seduto per terra. Ora, dopo gli ultimi sviluppi della crisi siriana, dopo il cambiamento di rotta a cui è stata costretta la Casa Bianca, la pace (americana, non quella della guerra civile siriana)  ha un'altra possibilità, ma non per merito del riluttante guerriero Obama

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