Le armi dello Stato Islamico

Carri armati sovietici, mezzi corazzati Usa, kalashnikov, caccia e cannoni caricati anche con munizioni chimiche: l’arsenale nelle mani dei miliziani

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Una delle foto del lungo convoglio di pickup dell'Isis in Cirenaica, la regione orientale della Libia – Credits: ANSA/ WEB/ EL MINBAR

di Marco Giaconi per Lookoutnews

Secondo i peshmerga curdi ci sono prove che l’esercito dello Stato Islamico ha usato armi chimiche nel Kurdistan e a Tikrit. In attesa di certificare la fondatezza di queste accuse, ciò che è certo è che l’organizzazione guidata dal Califfo Al Baghdadi in questi mesi ha preso possesso di ingenti quantitativi di armi rubate ad altri. Tra queste, vi sono almeno 30 carri sovietici T-55, carri armati degli anni Ottanta dotati di un cannone da 100 mm, ancora ottimi in azione.

 Nelle mani di ISIS risultano poi decine di vecchi carri T-72 sempre di costruzione sovietica, fortemente corazzati e con un cannone da 125 mm. Risultano anche veicoli corazzati Humvee americani, comprati o rubati a Mosul e una quantità più che abbondante di AK-47, ovvero kalashnikov.

 

Lo Stato Islamico è fornito anche di molti lanciarazzi OSA M79, di probabile provenienza croata poi “gestiti” dai servizi sauditi nell’area. Si tratta di armi che funzionano sia come anticarro che contro i muri rinforzati delle costruzioni. Sempre dalla Croazia arrivano RBG-6, lanciagranate semiautomatici, nonché RPG-7s, granate anticarro adattabili per la contraerea leggera, utili per obiettivi fino a un chilometro.

 Il Califfato possiede una buona quantità di Howitzer di fabbricazione USA M198, un pezzo di artiglieria di medie dimensioni con un fuoco utile fino a 22 km. Questo tipo di arma può essere caricato anche con munizioni chimiche, al fosforo o a uranio impoverito.

 

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Sempre per l’artiglieria i jihadisti di Al Baghdadi possiedono il Tipo 59-1, la copia cinese di un cannone sovietico, il M46 M1954. È un canone da campo che può colpire fino a 27 km di distanza. Più recente è il ZU 23-2, sempre di fabbricazione sovietica, un cannone automatico antiaereo che arriva fino a 3 km, con una notevolissima rapidità e quantità di fuoco.

 Per l’antiaerea, ISIS può utilizzare lo Stinger FIM 92, un missile portato a spalla all’infrarosso terra-aria. Ancora, i jihadisti di al Baghdadi possiedono nel loro arsenale l’HJ-8, un lanciamissile anticarro di fabbricazione cinese, utile fino a 6 chilometri e che funziona anche contro bunker e fortificazioni.

Il jihad territoriale dell’ISIS utilizza anche il DShK 1938, una mitragliatrice pesante, sempre di fabbricazione sovietica, che funziona sia come arma antiaerea che come strumento di supporto per la fanteria corazzata, capace di sparare 600 colpi al minuto. Dispongono inoltre del carro leggero 2S1 SPH, altro prodotto sovietico arrivato dai magazzini siriano-iracheni, e di molti fucili da cecchino Al Qadissiya Tabuk, la rielaborazione locale (irachena) del fucile sovietico M70 Zastava, con calibro da 7, 62mm e un’elevatissima lunghezza di tiro.

 Secondo fonti d’intelligence, anche l’arma aerea del Califfato esiste e, peraltro, è in forte espansione. I miliziani jihadisti avrebbero infatti a disposizione alcuni MiG 21 (codice NATO Fishbed), MiG 23 (codice NATO Flogger). Con queste armi, che certamente saranno diffuse dal Califfato in tutte le nuove aree di penetrazione, dal Maghreb al Sudan, sarà molto difficile gestire azioni di contrasto di tipo “mordi e fuggi” dall’esterno del centro di gravità jihadista.

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