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Esteri

La tragedia dei Rohingya in Myanmar: la denuncia dell'Onu

Le Nazioni Unite parlano di "pulizia etnica". Ecco anche gli appelli rivolti alla leader Aung San Suu Kyi da Dalai Lama, Iran e Casa Bianca

Da ogni parte del mondo, tuonano lampi di preoccupazione per la sorte della minoranza musulmana Rohingya in Myanmar. Se l'Onu definisce il trattamento patito dai Rohingya un "esempio di pulizia etnica da libri di testo", anche la Casa Bianca esprime "profonda preoccupazione". Si accoda l'Ayatollah Ali Khamenei, capo supremo dell'Iran, che attacca direttamente il premio Nobel per la Pace birmano, Aung San Suu Kyi, definendola una "donna crudele", in quanto i crimini contro i musulmani stanno avvenendo sotto i suoi occhi.

Aung San Suu Kyi, leader democratica per anni vessata dalla dittatura militare ma ora guida di fatto del Myanmar (ex Birmania) a maggioranza buddista, finora ha minimizzato la repressione in corso parlando di "fake news". Tramite il ministero degli Esteri, quindi, ha fatto sapere di aver condiviso le preoccupazioni globali per la sofferenza di "tutte le comunità" nelle ultime violenze (non parlando esplicitamente dei Rohingya).

Questo dopo due settimane di violenze dell'esercito birmano contro la minoranza musulmana, centinaia di morti, centinaia di migliaia di sfollati.

Cosa dice l'Onu sul trattamento dei Rohingya

In un intervento all'apertura della 36^ sessione del Consiglio Onu per i diritti umani, l'11 settembre, l'Alto Commissario Zeid Ra'ad al-Hussein ha chiesto al governo birmano di porre fine alle sue "crudeli operazioni militari" che "appaiono come un chiaro esempio di pulizia etnica".  

Più di 370.000 membri della comunità Rohingya sono fuggiti in Bangladesh nelle ultime settimane, secondo le stime della Nazioni Unite. "In Myanmar un'altra brutale operazione di sicurezza è in corso nello Stato di Rakhine e questa volta, apparentemente su una più ampia scala", ha detto ancora. L'operazione, in reazione agli attacchi del 25 agosto contro posti di polizia, è "chiaramente sproporzionata e priva di rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale". Infine la frase più pesante: "La situazione sembra un esempio di pulizia etnica da libri di testo".

Cosa ha detto il Dalai Lama 

Anche il Dalai Lama, altro premio Nobel per la Pace, si era espresso sul massacro dei Rohingya il 10 settembre. In visita nella contea di Londonderry, in Ulster, per le celebrazioni del 20° anniversario della organizzazione umanitaria Children in Crossfire, il leader spirituale dei tibetani in esilio ha detto di provare "tanta, tanta tristezza", sostenendo che "Lord Buddha avrebbe senza alcun dubbio aiutato quei poveri musulmani". 

Ha quindi invitato le forze birmane coinvolte negli attacchi alla minoranza musulmana a "ricordare Buddha".

L'appello di Berlino ad Aung San Suu Kyi

Anche il governo tedesco l'11 settembre ha fatto appello ad Aung San Suu Kyi, incoraggiandola ad adempiere alla sua responsabilità davanti a tutti i gruppi della popolazione del Paese e, quindi, a proteggere la minoranza musulmana Rohingya.

Il portavoce della Cancelleria, Steffen Seibert, ha espresso la "grande preoccupazione" di Berlino per la "drammatica" situazione che si vive in Myanmar, da cui arrivano notizie di "gravi violazioni dei diritti umani". "Chiediamo al governo di Myanmar di assumersi le proprie responsabilità di fronte a tutti i gruppi etnici del Paese e per questo speriamo nella premio Nobel per la Pace". 

L'Iran chiama l'intervento degli Stati islamici

La Guida suprema del'Iran, l'ayatollah Sayyed Ali Khamenei, il 12 settembre ha invitato i Paesi islamici a esercitare pressioni politiche ed economiche nei confronti del "governo crudele di Myanmar, per fermare la repressione mortale sui musulmani della minoranza Rohingya". Ha precisato: "Ovviamente le misure realizzabili non possono essere di carattere militare, ma i governi islamici devono aumentare la loro pressione politica, economica e commerciale sul governo di Myanmar e gridare contro questi crimini nelle organizzazioni internazionali".  

Khamenei ha anche criticato "il silenzio e l'inazione di organismi internazionali e degli autoproclamati difensori dei diritti umani sulle atrocità in corso nei confronti dei Rohingya". 


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