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Migranti: perché Triton deciderà il futuro dell'Europa

Le modifiche all'operazione di accoglienza delle navi cariche di migranti volute da Frontex saranno la cartina di tornasole della Ue e dei suoi equilibri interni

Gli interi equilibri dell'Europa e in particolare la battaglia sugli immigrati passano per Triton e le modifiche alla missione gestita da Frontex (Agenzia europea per il controllo delle frontiere) che dal 1 novembre del 2014 ha sostituito Mare Nostrum.

La prossima revisione del piano, infatti, dovrà fare i conti con i "no" dei partner europei come confermato l'11 luglio dal direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, in un'audizione al Parlamento europeo.

Perché è importante

Intorno a Triton si giocano gli scontri politici di casa nostra, in particolare tra Luigi Di Maio del M5S e Matteo Renzi accusato quando era al Governo di "alto tradimento" per averne firmato i contenuti in cambio della flessibilità sui conti di bilancio e dunque per vincere le elezioni europee (anche se a Di Maio è sfuggito che quest'ultime si erano tenute 7 mesi prima, in maggio).

Ma soprattutto si gioca ormai l'equilibrio futuro dell'Europa che non potrà ancora a lungo chiudere gli occhi davanti alle oggettive difficoltà dell'Italia giunta quasi al collasso nell'accogliere ogni giorno (da sola) migliaia di profughi. Il Viminale ha certificato proprio in questi giorni un nuovo record di sbarchi in Italia, 85.217 dall'inizio dell'anno (+8,90%).

 

Cosa prevede

Il Piano dell'operazione Triton è stato messo a punto tra settembre e ottobre del 2014 e ha preso il via il 1 novembre dello stesso anno. Vi partecipano 27 Paesi.

Sotto il controllo di Frontex, prevede che tutte le unità navali che partecipano e che operano sotto il comando di Roma vengano autorizzate dall'Italia a far sbarcare sul suo territorio, in condizioni di sicurezza, le persone intercettate e salvate. La stessa regola è stata applicata dalla Grecia per l'operazione Poseidon e dalla Spagna per Indalo.

Nel maggio del 2015 il raggio di attività dell'operazione è stato ampliato e portato fino a 138 miglia nautiche a Sud della Sicilia.

Quanto costa

A servizio dell'operazione la Ue ha messo due aerei di sorveglianza, tre navi e sette squadre di personale che provvedono a operazioni di intelligenze e danno supporto ai paesi di arrivo dei migranti nelle procedure di controllo e di identificazione. Ha un costo di 2,9 milioni di euro al mese.

Cosa chiede ora l'Italia

L'Italia punta a una revisione del Piano operativo in modo tale da consentire che i migranti possano essere sbarcati anche nei porti degli altri 27 Paesi che aderiscono alla missione. Questo è quello che ha proposto in occasione del vertice di Tallin, ma ha trovato l'ostilità di Germania, Francia e Spagna in primis.

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La risposta dell'Europa, le spinte di Frontex

La conferma ulteriore a questa chiusura arriva dal direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, al Parlamento europeo pochi giorni fa. Dopo il vertice di Tallin, neanche il vertice di Varsavia o quello a tre di Trieste tra Italia, Germania e Francia ha cambiato le cose. Il premier, Paolo Gentiloni, ha chiesto un'Ue "più coesa e più forte", ha dichiarato Leggeri dicendo di non aver sentito di "Stati membri disponibili ad aprire i loro porti per gli sbarchi".

Insomma, Gentiloni ha ricevuto in cambio tante parole di stima ma nessun aiuto concreto.

Macron per esempio ha ammesso che "non sempre la Francia ha fatto la sua parte" e ha assicurato che Parigi "è solidale", pur ribadendo che non accoglierà i migranti economici: "Migranti economici e rifugiati hanno "diritti diversi, non cederò allo spirito di confusione imperante", ha aggiunto. "Siamo solidali con l'Italia che ha fatto qualcosa di fantastico", gli ha fatto eco la Merkel. Però, nulla da fare in concreto.

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Intanto il gruppo Socialdemocratico al Parlamento europeo, forte dei suoi 190 deputati di tutti i 28 Paesi, ha chiesto al presidente, Donald Tusk, di convocare questo mese un vertice straordinario.

Una necessità, perché non trovare un accordo su questo tema significa mettere in gioco l'equilibrio intero dell'Unione Europea.

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