Migranti: le condizioni poste da Erdogan per dare una mano all’UE

La cancelliera torna con poche certezze dall’incontro con il presidente turco. Se vorrà coinvolgerlo, l’Europa dovrà dimostrare più coraggio

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Il presidente turco Erdogan con Angela Merkel a Istanbul – Credits: Guido Bergmann/Bundesregierung via Getty Images

Per LOOKOUT NEWS

Quello di Angela Merkel a Istanbul, domenica 18 ottobre, è apparso a molti come una sorta di viaggio della disperazione: chiedere aiuto al primo ministro Ahmet Davutoglu e al presidente Recep Tayyip Erdogan nel gestire il flusso dei rifugiati dalla Siria, dopo che per anni la Germania ha mostrato ostilità verso le prospettive europee di Ankara. E di certo in Turchia non dimenticano neanche lo scarso entusiasmo di Berlino – niente estradizioni, ad esempio – nella lotta contro il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), che in Germania ha sostenitori e fonti di finanziamento. Anzi, le voci di un coinvolgimento dei servizi segreti tedeschi a favore dell’organizzazione terroristica sono una costante degli editoriali sulla stampa che sostiene il partito di governo AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo).

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 Il bilancio dell’incontro è pertanto del tutto interlocutorio, per non dire negativo. In buona sostanza, alla Turchia Berlino chiede di sorvegliare i confini terrestri e marittimi con l’Europa in modo vigile e solerte e di riammettere sul proprio territorio i rifugiati che non hanno diritto d’asilo, in cambio di 3 miliardi di euro (negli ultimi quattro anni più del doppio è stato speso per l’accoglienza di due milioni di persone) e della promessa di sostegno nell’ottenere l’esenzione del visto Schengen per i cittadini turchi.
 

La Turchia continua a essere convinta che l’unico modo per gestire con intelligenza ed efficacia il flusso di rifugiati verso l’Europa sia andare alla radice del problema: trovare, insomma, una soluzione politica e condivisa per la Siria

Davutoglu ed Erdogan hanno così sfruttato l’incontro più che altro per fare propaganda interna, in vista delle incerte elezioni politiche del primo novembre, e per manifestare di nuovo la propria voglia di Europa, chiedendo per l’ennesima volta l’apertura di nuovi capitoli negoziali nell’ormai arenato processo di adesione. Sulla sostanza della richiesta tedesca, però, sono stati irremovibili: riammissione sì, ma – come del resto da accordi presi e non per l’intervento della Merkel – solo in caso di contestuale eliminazione dei visti.
 Inoltre, la Turchia continua a essere convinta che l’unico modo per gestire con intelligenza ed efficacia il flusso di rifugiati verso l’Europa sia andare alla radice del problema: trovare, insomma, una soluzione politica e condivisa per la Siria.
 In ogni caso, per coinvolgere Ankara in una strategia condivisa è necessario molto più coraggio: soldi e promesse non sono sufficienti, è necessario offrirle lo status di partner a pieno titolo – vale a dire l’integrazione completa – e non di second’ordine. Un passo in avanti in tal senso sarebbe nell’interesse dell’Europa, e non solo della Turchia.

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