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Esteri

Meno fame nel mondo, ma cresce nei Paesi ricchi

Il rapporto Fao sull'insicurezza alimentare rivela: 870 milioni di persone sottonutrite, 16 milioni nelle aree sviluppate

Ansa/Michael Barrientos

Diminuisce il numero degli affamati nel mondo, che sono in totale 870 milioni, ancora troppi secondo la Fao che il 9 ottobre ha presentato il suo consueto rapporto Sofi (State of world food in security) sulle cifre che dipingono un’emergenza o meglio una vergogna che non si riesce a cancellare.

La maggior parte di chi non ha abbastanza cibo, 852 milioni di persone, vive nei Paesi in via di sviluppo. Il loro numero è aumentato in Africa, dove soffre la fame una persona su quattro, ma anche nei Paesi sviluppati. Nel biennio 2004-2006 la Fao aveva registrato 13 milioni di sottonutriti negli Stati più ricchi, gli anni della grande crisi tra il 2010 e il 2012 hanno spinto verso l’insicurezza alimentare altri tre milioni di persone.  

La cruda contabilità si presta a varie considerazioni e scoperchia alcuni odiosi paradossi.

Il rapporto redatto da Fao, Ifad  e World Food Program lascia uno spiraglio di ottimismo: "Se la media annuale di riduzione della fame degli ultimi vent'anni continuerà di questo passo fino al 2015, la percentuale dei sottonutriti nei Paesi in via di sviluppo (che ora è il 15 per cento) raggiungerebbe il 12,5 per cento, percentuale ancora superiore all'obiettivo di sviluppo del millennio che fissa la soglia  all'11,6 per cento, ma molto più vicino ad esso di quanto non si fosse stimato in precedenza".

Ma José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze ed Ertharin Cousin, rispettivamente a capo della Fao, dell'Ifad e del Wfp tuonano "In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto dei cinque anni siano sottopeso e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di piccoli”. Un bimbo ogni cinque secondi, come ricorda la campagna Every one di Save the Children.

Eppure, nel mondo si spreca un terzo del cibo prodotto e ci si ammala di troppo cibo sbagliato. Un miliardo di persone nel mondo, di cui oltre 200 milioni di bambini secondo l’International Obesity Taskforce sono sovrappeso oppure obese. Eppure il mondo “dispone delle conoscenze e dei mezzi per eliminare tutte le forme d'insicurezza alimentare e malnutrizione", sottolineano i numeri uno di Fao, Ifad e Wfp.  

Uno studio pubblicato alla vigilia del rapporto Fao sull’insicurezza  alimentare, rivela che l’Africa quest’anno spenderà 12 miliardi di dollari per importare 40 milioni di tonnellate di grano che sarebbe in grado di produrre sulla propria terra, se ci fossero investimenti più mirati su agricoltura e infrastrutture. La forte dipendenza dall’import e quindi dalla volatilità dei prezzi delle materie prime agricole è un elemento che incide sull’accesso al cibo e quindi sui livelli di malnutrizione nei Paesi più poveri.  

L’indice dei prezzi alimentari calcolato dalla Fao ha raggiunto a settembre il massimo da sei mesi, la siccità che ha colpito gli Stati Uniti e la regione del Mar Nero ha spinto le quotazioni del mais oltre il 40 per cento al di sopra della media degli ultimi 5 anni, la soia del 30 per cento e il grano del 20  per cento. A causa del rialzo dei prezzi il dipartimento Usa  dell’Agricoltura (Usda ) stima che l’Egitto, uno dei maggiori importatori di grano al mondo, taglierà gli acquisti del 23 per cento, e l’Algeria  del 21 per cento.  

Il rapporto Sofi sottolinea come alcuni Paesi siano riusciti ad attutire l’impatto degli alti prezzi, ma aggiunge che nonostante modifiche nel sistema di raccolta dati, non si riesce ancora a  cogliere gli effetti delle fiammate dei prezzi alimentari e di altri  shock nel breve periodo.

Per capire come potrebbe finire bisogna  guardare indietro, agli inizi del 2011. Tra le ragioni che spinsero in piazza migliaia di persone al Cairo, c’era anche l’alto costo del cibo.

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