La Libia, come ampiamente atteso, tiene banco nel faccia a faccia tra Matteo Renzi e Barack Obama nella "East Room" della Casa Bianca. E, al termine del colloquio tra i due, è il presidente americano a rompere gli indugi, confermando l'appoggio a Matteo Renzi che da mesi in Europa gioca una partita con le "mani legate" davanti a partner che titubano.

Il premier lo dice da sempre. E lo ha rifatto oggi a Washington davanti all'inquilino della Casa Bianca: l'Italia è pronta ad assumere la leadership diplomatica per quell'unità nazionale senza cui ogni passo successivo sarebbe inutile, se non pericoloso. Perché - ripete - "solo le tribù possono fare la pace". Ma poi - è il ragionamento che da mesi rimbalza nei confronti sul tema - ogni ulteriore passo e intervento, anche di pacekeeping, deve essere gestito da un'azione comune europea e internazionale sotto l'ombrello dell'Onu. E, in questa direzione, Renzi da Washington porta a casa qualcosa di più di una semplice pacca sulla spalla.

"Abbiamo parlato con preoccupazione" della crisi in Libia e gli Usa "continueranno a sostenere gli sforzi e il ruolo guida dell'Italia nel Mediterraneo. Lavoreremo in modo estensivo con l'Italia per fronteggiare le minacce dell'Isis", perché c'è una "situazione difficile", ha esordito Obama. Lasciando intendere che l'approccio di Renzi lo condivide: "La Libia è  una zona a rischio terrorismo, siamo in coordinamento con l'Italia e altri partner ma lì non si risolvono i problemi solo con i droni o gli interventi militari, dobbiamo evitare che questi territori vengano usati dai terroristi e serve un governo che controlli i confini e lavori con noi".

Il presidente americano, alle prese anche con le sue beghe interne sulla gestione della politica estera, Iran in testa, non si sbottona di più. "Non abbiamo parlato di droni", tiene a puntualizzare davanti ad una domanda specifica. Ma parlando, ad un certo punto della conferenza stampa, di "cooperazione rafforzata", sembra aprire alla promessa di un'America pronta a scendere in campo. Nei tempi e nei modi che forse sono quelli che ha in mente Roma, che non sgomita di certo per guidare un vero e proprio intervento sul terreno, ma è pronta a sostenere un'azione che passi per il sostegno alla sicurezza: ad esempio addestramento.

E, stretta dall'emergenza immigrazione e una minaccia terrorismo a poche miglia dalle sue coste, cerca un'azione comune e compatta della comunità internazionale anche per scongiurare qualsiasi lettura "neocolonialista" in Libia. "Vorrei che fosse chiaro che la Libia che noi consideriamo il principale problema, perché è di fronte all'Italia, è parte di un problema piu' complessivo che riguarda i rischi di infiltrazioni terroristiche in tutta l'Africa", spiega Renzi, che coglie la palla al balzo nelle parole di Obama per rilanciare una cooperazione con gli Usa per la "pace" a 360 gradi. A cominciare dall'Afghanistan, dove il premier conferma agli Usa che l'Italia è al loro "fianco" in "una grande sfida che porterà, ad esempio, le truppe del nostro Paese a restare in Afghanistan mesi in più rispetto a quanto si era immaginato".

Parole che sono in molti a leggere direttamente legate all'impegno americano sulla Libia. Ma sul tema Renzi non perde l'occasione, dall'altra parte dell'Oceano, per tornare anche sull'emergenza immigrazione. "Il punto chiave è bloccare il traffico degli esseri umani": "Il Mediterraneo è un mare, non un cimitero", torna a ripetere, sottolineando che in gioco non c'è "solo una questione di sicurezza ma anche di giustizia e dignità dell'uomo".

"Esco dall'incontro con la convinzione della piena condivisione con gli Usa che nelle prossime settimane mostrerà i frutti più efficaci", è la promessa - e forse il segnale che qualcosa in più, forse, è stato già deciso - che Renzi lascia ai taccuini dei cronisti.(ANSA)

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