Tra le richieste dell'opposizione che da oltre un mese è scesa in piazza in Venezuela contestando il colpo di Stato messo in atto dal presidente Maduro, c'è la liberazione di Leopoldo López, leader del partito antichavista Movimiento Voluntad Popular. 

Dal 2014 López è stato incarcerato con una condanna a quasi 14 anni di reclusione per istigazione alla violenza. L'uomo si trova in isolamento nel carcere militare di Ramo Verde, che nei giorni scorsi i manifestanti hanno tentato di raggiungere nel corso delle marce anti Maduro, sempre fermati dai poliziotti della Guardia nazionale bolivariana. 

Dal 6 aprile 2017, denunciano la moglie Lilian Tintori e gli avvocati di López, nessuno è riuscito a parlare con lui. Nella notte tra il 3 e il 4 maggio si sono velocemente diffuse in rete delle voci su un suo trasferimento in un'ospedale militare di Caracas, rafforzate da un tweet del senatore statunitense Marco Rubio, già candidato alle ultime primarie del Partito repubblicano. 

López è però comparso in mattinata in un video di poco meno di 20 secondi girato in carcere, trasmesso sul canale di Stato, durante il programma del numero due del "chavismo", Diosdado Cabello, nel quale dice di stare bene e di voler rassicurare la sua famiglia. "Oggi è il 3 maggio, e sono le 9 di sera" afferma nel suo "messaggio per Lilian" (la moglie, ndr), aggiungendo "non capisco il motivo per il quale sia necessaria una prova di vita in questo momento", per poi concludere con "sto bene". 

Chi è Leopoldo López

Nato a Caracas nel 1971 da una famiglia benestante, Leopoldo López ha studiato negli Stati Uniti, dove ha conseguito un master alla John F. Kennedy School of Government dell'Università di Harvard. Di professione economista, è stato sindaco di Chacao, un distretto di Caracas, dal 2000 al 2008. Eletto per il primo mandato con il 51%, quattro anni dopo ha ottenuto l'81% dei consensi.

Al termine del suo secondo mandato, si è candidato a Alcalde mayor de Caracas, la più alta carica amministrativa del distretto metropolitano della capitale. Dato per favorito, la sua candidatura viene rigettata da un alto organo amministrativo che lo dichiara incandidabile, perché macchiatosi di "corruzione e uso improprio di fondi pubblici".

Nel 2009 lascia Primero Justicia, il partito guidato da Henrique Capriles, e fonda il Movimiento Voluntad Popular. Nelle elezioni parlamentari del 6 dicembre 2015 la coalizione Mesa de la Unidad Democratica (Tavola rotonda per l'Unità democratica), da lui guidata, ottiene la maggioranza assoluta dei seggi: un primo schiaffo al partito chavista di Maduro.

Perché è in carcere

Accusato dalle autorità di essere il responsabile degli incidenti scoppiati al termine di una manifestazione studentesca svoltasi il 12 febbraio 2014, dopo diciannove mesi dai fatti, Leopoldo López è stato condannato a quasi 14 anni di carcere per istigazione alla violenza. Durante la protesta i manifestanti avevano assaltato la sede della Procura di Caracas e due di loro erano morti durante i tumulti, insieme a un dirigente del partito di Chavez.

Un'inchiesta giornalistica aveva fatto cadere l'iniziale accusa secondo cui sarebbe stato responsabile anche di triplice omicidio, non riuscendo però a demolire l'intero castello di menzogne costruito dalla Procura. 

Consegnatosi spontaneamente sei giorni dopo gli incidenti, ha sempre sostenuto che la sua fosse una lotta nonviolenta e pacifica e che le accuse contro di lui erano minate da un vizio persecutorio, dichiarando: "se andare in prigione può servire a svegliare nel popolo la volontà di cambiamento verso pace e democrazia, allora ne sarà valsa la pena".


 

Perché è diventato un simbolo

Rinchiuso da  ormai tre anni nel carcere militare di Ramo Verde, a nord di Caracas, López è diventato un simbolo. Non solo per l'opposizione venezuelana, che il governo populista di Nicolás Maduro accusa di essere al soldo della Cia, ma anche per molti gruppi di difesa dei diritti umani. Questi ultimi hanno svelato le numerose irregolarità che hanno viziato il procedimento a suo carico, apparso da subito come un "processo politico" volto a tacitare una voce scomoda. 

Considerato un prigioniero politico da Amnesty International, da Human Rights Watch, dall'Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani e dal gruppo di lavoro dell'Onu per le detenzioni arbitrarie, tutte queste organizzazioni chiedono da tempo la sua liberazione immediata.

Perché si teme per la sua sorte

Nell'ultimo mese, la moglie e i legali di Lopez hanno denunciato insistentemente di non sapere più nulla di lui dal 6 aprile. La sorella di Lopez, Diana, ha definito "una tortura l'isolamento nel quale si trova mio fratello". Maria Corina Machado, un'altra esponente di punta dell'antichavismo, ha sottolineato che "il Paese esige sapere dove si trova e quali siano le condizioni di Lopez".

Dopo che nella notte tra il 3 e 4 maggio si sono diffuse in rete voci sul suo trasferimento in un ospedale militare di Caracas, la moglie Lilian Tintori ha raggiunto la clinica per avere notizie sulle condizioni di salute dell'uomo. Fonti dell'ospedale l'hanno però informata che suo marito non era lì. Subito dopo il numero due del regime, Diosdado Cabello, ha però diffuso un video con immagini del dirigente di Voluntad Popular, precisando che erano state girate nelle ore immediatamente precedenti. 


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