Esteri

L'Isis nomina il successore di Al Baghdadi

Il leader dell’organizzazione terroristica si affida a un cerchio magico fatto solo di iracheni. Es ceglie come vice al Afri, in caso di morte

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Al Afra, successore di Al Baghdadi

Dopo che il leader dello Stato Islamico, Abu Bakr Al Baghdadi, è stato gravemente ferito a metà marzo da un raid della coalizione a guida americana, si è reso necessario un avvicendamento nella leadership del gruppo. La dirigenza ha così deciso di sostituire temporaneamente il proprio leader con una figura altrettanto carismatica, quella di Abdul Rahman Mustafa al-Qardashi, meglio noto come Abu Ala Al Afri. Sarà lui il nuovo Califfo, se Al Baghdadi dovesse morire.

 

La notizia del ferimento del Califfo è arrivata a fine aprile dal Guardian. Secondo il quotidiano britannico, Al Baghdadi sarebbe stato ferito il 18 marzo 2015 nel distretto di Al Baaj, nella provincia di Ninive vicino al confine con la Siria. Inizialmente dato per gravissimo e in fin di vita, il Califfo sarebbe stato trasferito d’urgenza a Mosul per ricevere cure adeguate, che gli avrebbero salvato la vita. Tuttavia, il suo stato di salute gl’impedirebbe anche di muoversi. Ormai fisicamente impossibilitato a guidare quotidianamente la guerra che lo Stato Islamico ha dichiarato a Iraq e Siria, avrebbe perciò scelto un vice.

 A conferma dell’ipotesi inglese del leader in precarie condizioni fisiche, è anche la notizia proveniente da una fonte locale della provincia di Ninive, che annunciava ad aprile il matrimonio in gran segreto di Al Baghdadi con una ragazza tedesca, registrato presso il tribunale del governatorato di Ninive e avvenuto con ogni probabilità a Mosul nel letto d’ospedale. Il gesto di volersi sposare in queste circostanze confermerebbe i timori del Califfo per la propria vita.

 

Il profilo del nuovo leader ad interim
In ogni caso, il successore designato è Abdul Rahman Mustafa al-Qardashi,noto anche come Abu Ala Al Afri e conosciuto soprattutto con il nome di battaglia, Abu Suja. Già esponente di spicco della struttura gerarchica dello Stato Islamico, Al Afri è iracheno come Al Baghdadi e proviene da Tal Afar, nel nord della provincia di Ninive a circa 50 km da Mosul. Ciò nonostante, alcune fonti lo vogliono invece originario di al-Hadar, sempre nella medesima provincia ma più a meridione di Mosul, in mezzo al deserto.

 Prima della guerra, Al Afri è stato un insegnante di fisica, ha viaggiato in Afghanistan nel 1998 e ha poi scalato velocemente i ranghi di Al Qaeda. Sarebbe stato la prima scelta dello stesso Osama bin Laden per divenire emiro di Al Qaeda in Iraq nel 2010, dopo l’uccisione di Abu Omar al-Baghdadi, che a sua volta aveva rimpiazzato Abu Musab Al Zarqawi, il “padre putativo” e primo vero leader di quello che poi diventerà lo Stato Islamico.

 Al Afri viene descritto come “il più importante e intelligente di tutti, con rapporti migliori dello stesso Califfo e una buona capacità alla leadership e all’amministrazione”. Il vice-Califfo è un seguace dello studioso siriano Abu Musaab al-Suri (teorico jihadista, ispiratore degli attentati di Madrid del marzo 2004), nonché autore di numerose pubblicazioni e severo censore dell’applicazione della Sharia. Per queste sue qualità, era stato nominato “coordinatore generale per gli affari dei martiri e delle donne” all’inizio della guerra, prima di divenire il braccio destro di Al Baghdadi.

Il cambio al vertice e la nuova linea
Dopo che negli ultimi mesi lo Stato Islamico ha iniziato a subire alcune sconfitte - da Kobane in Siria a Tikrit in Iraq - si è ritenuto opportuno sostituire alcuni comandanti. Al Afri è così subentrato ad Al Anbari quale plenipotenziario in Siria, una nomina di altissimo valore che ne ha fatto in breve il numero due del Califfato e praticamente il solo anello di congiunzione tra il Califfo e il resto degli alti comandi militari e amministrativi.

 Quando Al Anbari, vice di Al Baghdadi e comandante generale in Siria, è stato rimosso dalla sua posizione, le quotazioni di Al Afri sono presto salite. Già presidente del Consiglio della Shura e coordinatore delle province dello Stato islamico, è stato infine nominato leader dal consiglio di guerra e per volontà dello stesso Al Baghdadi.

 Con il diminuito coinvolgimento di Al Baghdadi nel processo decisionale per ragioni di salute e di sicurezza, Al Afri può adesso imporre la propria visione del Califfato. Una delle prime mosse sarebbe già avvenuta in concomitanza con la dichiarazione (attribuita) dello sceicco Al Zawahiri, capo di Al Qaeda, che ha dato ai suoi seguaci la libertà di sciogliersi e confluire nello Stato Islamico.

 Si ritiene che Al Afri voglia infatti la riconciliazione totale con Al Qaeda. Per questo motivo, avrebbe stretto un nuovo patto con i qaedisti siriani di Jabhat al-Nusra, che si è già realizzata sul campo (vedi il campo profughi di Yarmouk) e che starebbe portando ad alcuni successi in Siria.

 

Le motivazioni della nomina di Al Afri
Oltre alle precarie condizioni fisiche del leader, che tuttavia devono ancora trovare conferma, vi sono altre ragioni all’origine della scelta di Al Afri. Secondo fonti interne all’ISIS, Al Baghdadi all’inizio di questa settimana ha redistribuito compiti e posizioni dei più alti e stretti dirigenti del gruppo, rafforzando la propria presa sulle posizioni finanziarie e militari del gruppo.

 

Oltre ad Al Afri come suo sostituto, il Califfo ha nominato il suo più caro amico, lo sceicco Mansour Noman Salman al-Zaidi (noto come Abu Suleiman al-Naser), quale nuovo Ministro della Guerra, mentre il colonnello Samir al-khilefawi (noto come Haji Bakr) è stato nominato consulente militare, Abdullah Yusuf al-Khatooni consigliere personale del Califfo, e Fadel Hayali (noto come Abu Muslim Turkmani) confermato quale numero due dello Stato Islamico in Iraq.

 Con queste nomine e avvicendamenti, l’intero inner circle del Califfo e il comando supremo dello Stato Islamico sono così diventati iracheni. Secondo alcuni, infatti, Al Baghdadi non si fiderebbe più dei militanti stranieri, nonostante la vocazione internazionalista dello Stato Islamico.

 Al Baghdadi teme probabilmente che la struttura militare dello Stato Islamico possa essere stata infiltrata da agenti nemici e solo in questo modo si spiegherebbe la precisione dei recenti strike della coalizione internazionale, che hanno decapitato alcuni uomini-chiave del Califfato e messo a rischio la sopravvivenza stessa del leader. Al Afri, però, sarebbe di un altro avviso e vorrebbe che lo Stato Islamico fosse ancora più internazionalista.

 È iniziata la seconda fase del Califfato Islamico.

 

 

 

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