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Libia: il piano italiano contro il traffico di esseri umani

Il Governo dà il via libera alla missione in Libia. Martedì la presentazione del provvedimento al Parlamento

Via libera del Consiglio dei ministri alla delibera sulla missione di supporto alla guardia costiera libica per il contrasto al traffico di migranti. "Abbiamo approvato quanto richiesto dal governo libico", dice Gentiloni che smentisce così le indiscrezioni secondo cui Sarraj non avrebbe chiesto l'aiuto dell'Italia.

Il comando sarà affidato a un ammiraglio a bordo di una delle sofisticate fregate di cui si è da poco dotata la Marina militare. Il dispositivo sarà composto quattro o cinque navi, altrettanti aerei, forse un sottomarino, droni e diverse centinaia di militari. Il provvedimento martedì sarà presentato al Parlamento.

Quella del Governo sulla questione libica è una reazione alla scossa diplomatica di Macron più che una risposta alla lettera inviata a Gentiloni dal premier Fayez al Sarraj. Un modo per dire "ok ci siamo fatti tagliare fuori dai francesi, ma la nostra presenza in quell'area del Mediterraneo è e resterà cruciale". 

Un'armata a tutti gli effetti

Il provvedimento disciplinerà l'invio di navi militari, in diversi scenari che prevederanno anche elicotteri, sottomarini, marò e forze speciali per fornire sostegno alla Libia nel contrasto ai trafficanti di esseri umani.

Dovrebbe trattarsi di un sostegno "a tutto campo" - non solo tecnico e logistico, ma anche operativo - alla Guardia costiera e alla Marina libiche: questo significa, viene sottolineato, che se la "prima linea" del contrasto viene lasciata alle unità e ai militari di Tripoli, nel caso in cui dovesse essere chiesto aiuto, le forze italiane interverrebbero anche "in azione".

Ciò presuppone, naturalmente, che vengano preliminarmente definite alcune questioni delicate, in primis quelle relative alle regole d'ingaggio e alla catena di comando. A chi risponderanno le navi italiane? Da chi prenderanno ordini?

Su "quali" e "quante" unità verranno impiegate non ci sono certezze: escludendo quelle già coinvolte nelle missioni internazionali - che non dovrebbero essere distolte - per far fronte al prossimo impegno in Libia l'ipotesi al momento più accreditata è che si faccia ricorso alle navi già presenti nell'area ed impegnate nella missione nazionale Mare sicuro, avviata nel marzo 2015 con compiti di sorveglianza e sicurezza marittima "in seguito all'aggravarsi della minaccia terroristica".

Stato dell'arte tecnologico

Mare Sicuro opera in un'area di mare di circa 160.000 chilometri quadrati, nel Mediterraneo centrale e a ridosso delle coste libiche. Vi partecipano attualmente cinque navi e due sommergibili (già impiegati nella lotta ai trafficanti), con circa 900 militari.

Si tratta di un dispositivo comandato da una fregata di ultima generazione Fremm e nel quale potrebbe essere inserito qualche assetto utile alla nuova missione: per esempio la nave-spia Elettra in grado di raccogliere informazioni intercettando segnali radar e radio.

Escluso, al momento l'utilizzo di navi portaeromobili, ritenute non adatte agli scopi: meglio navi più agili e con a bordo elicotteri, uomini del reggimento San Marco e commandos del Comsubin, pronti a intervenire in casi di emergenza.

Nel porto di Tripoli è già presente un pattugliatore della Guardia di Finanza che fornisce assistenza e addestramento agli equipaggi delle motovedette che l'Italia ha ceduto alla Guardia costiera libica.

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