Esteri

La morte di Edward Shevarnadze

Il doppio volto del ministro degli Esteri di Gorbaciov scomparso stamane: innovatore e liberal come braccio destro del leader del Cremlino, conservatore quando, dal 1995 al 2003, governò la sua Georgia

Edward Shevarnadze – Credits: EPA PHOTO /ANSA/DEF

Per chi ha memoria delle speranze che suscitarono glasnost e perstroika in questa parte del mondo, Edward Shevarnadze, morto oggi dopo una lunga malattia all'età di 86 anni, è stato per tutti non solo il braccio destro di Michkail Gorbaciov, ma anche il ministro degli Esteri russo più amato e liberale della storia sovietica, l'affascinante politico che aveva avuto il coraggio di dire che se le Repubbliche sovietiche volevano a continuare a dichiararsi socialiste avrebbero dovuto farlo in modo libero e indipendente, senza rispondere ai diktat noscoviti.

Per chi ricordava la realpolitik staliniana, o aveva anche il ricordo di quanto era succeduto a Budapest nel 1956 o nel 1968 a Praga, quella del duo Shevarnadze-Gorbaciov rappresentò una vera e propria rivoluzione copernicana della tradizionale politica sovietica che suscitò entusiasmi tanto repentini in Occidente quanto repentine furono le disillusioni che ne seguirono, quando la dissoluzione dell'Urss portò con sé guerre e conflitti sanguinosi in quasi tutti i Paesi satelliti.

Uno di questi Paesi fu la Georgia, già patria di Joseph Stalin, che fu governata da Shevarnadze dal 1995 al 2003, anno in cui il governo dello stesso ex ministro di Gorbaciov fu abbattuto dalla cosiddetta Rivoluzione delle Rose di Mikheil Saakašvili e Nino Burjanadze . Fu, quello di rinchiudersi nei palazzi del potere di Tiblisi, l'ultimo errore di una carriera straordinaria: la sua immagine ne fu sporcata, finendo per essere travolto dalla rivolta e assimilato - con ingenerosità - ai satrapi più nazionalisti dei Paesi satellite che per rimanere al potere ricorrevano alla pratica dei brogli di massa.

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