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Siria e Ucraina, che succede alle Nazioni Unite?

In Medio Oriente il mediatore di ONU e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, annuncia le dimissioni per il fallimento dei colloqui di pace. In Ucraina, compaiono elicotteri targati ONU usati contro i ribelli

Lakhdar Brahimi, l'inviato Onu in Siria, annuncia le sue dimissioni ed il fallimento dei colloqui di pace – Credits: STAN HONDA/AFP/Getty Images

per Lookout News

Più volte abbiamo assistito all’impotenza - e spesso all’inutilità - delle Nazioni Unite in contesti cruciali come la guerra. E oggi dobbiamo raccontare sia della frustrazione che ha portato il mediatore Lakhdar Brahimi a rinunciare al suo incarico di inviato in Siria e ad annunciare le dimissioni il prossimo 31 maggio, sia degli oscuri motivi per cui elicotteri d’attacco Mil Mi-24 targati UN (United Nations) siano stati utilizzati in Ucraina, presumibilmente per le incursioni governative contro i ribelli.

Ma partiamo dalla Siria. Dopo tre anni di conflitto e nessun risultato tangibile, il Paese è quanto mai coinvolto nei combattimenti e la guerra rappresenta in maniera sin troppo evidente un disastro umanitario inarrestabile. Dal marzo del 2011, le ostilità non si sono praticamente mai interrotte, neanche per dei credibili cessate-il-fuoco. Né tantomeno lo smantellamento delle armi chimiche ha comportato passi in avanti (si sostiene anzi che ancora ad aprile siano state impiegate da entrambe le parti). 

Di fronte all’evidenza, dunque, anche Brahimi ha alzato le mani. Il diplomatico algerino, già ministro degli Esteri e ambasciatore in Egitto ai tempi di Nasser, ha una lunga carriera all’interno dell’ONU ed è stato sottosegretario generale della Lega Araba (Brahimi è di religione islamica sunnita). Ha ereditato direttamente dalle mani di Kofi Annan la non facile missione di “inviato in Siria”, con delega anche per la Lega Araba. 

Senza entrare nel merito dell’insuccesso dell’incarico assegnatogli, egli si è detto “dispiaciuto di [...] lasciare la Siria in una situazione così cattiva” e ha riconosciuto implicitamente che, soprattutto dopo lo stallo dei colloqui di pace a Ginevra, non c’è poi molto da poter fare per fermare la guerra. Almeno non questa, dove ormai solo lo sfiancamento o la sconfitta evidente di una delle parti potrà interrompere la catastrofe. Un bel grattacapo per il prossimo nominato, forse l’ex ministro degli Esteri tunisino, Kamel Morjane, secondo qualche voce di corridoio.

- Se l’ONU si “arrende”

Dunque, con questa mossa annunciata per bocca del segretario generale Ban Ki-Moon, se l’ONU non si arrende, di certo non trasmette fiducia nel futuro (tantomeno nella centralità della sua istituzione). Le Nazioni Unite, nate nel 1945 dal fallimentare tentativo d’inizio Novecento della Società delle Nazioni (il cui risultato fu la Seconda Guerra Mondiale), sono sì uno strumento importantissimo “per preservare la pace e la sicurezza collettiva grazie alla cooperazione internazionale”. Ma non funzionano. 

Facile dissertare sui motivi per cui l’ONU spesso s’inceppa e vogliamo credere che tali motivi siano nell’architettura con cui è stata concepita l’Organizzazione. Per quanto concerne il Consiglio di Sicurezza, massimo organo decisionale in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, esso è composto da 15 Stati membri, 5 dei quali permanenti. Ora, dato che i membri permanenti sono soltanto Regno Unito, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti e che il veto di uno solo dei cinque rende impossibile l’adozione di una risoluzione vincolante, si può ben comprendere l’inutilità e l’inefficacia di questa organizzazione. Specie di questi tempi, quante volte votano in accordo Stati Uniti e Russia? 

- Gli elicotteri d’assalto ONU in Ucraina

A proposito di Russia, questa mattina è stato diffuso un video (dalla televisione LifeNews) che mostra l’uso apparente di elicotteri delle Nazioni Unite da parte delle truppe di Kiev, durante le operazioni militari - o antiterrorismo, a seconda delle definizioni - contro gli antigovernativi vicino Kramatorsk, nella regione di Donetsk che ha appena votato per l’indipendenza dall’Ucraina e l’annessione alla Russia, seguendo la medesima strada della Crimea (anche se qui è stato versato più sangue). 

Ma che ci fanno là quegli elicotteri? Il Mil Mi -24 è un elicottero d’assalto di origine sovietica, conosciuto anche come “carro armato volante” ed è stato progettato come velivolo da combattimento, dunque armato, e per il trasporto di truppe. 

L’Ucraina, sin dalla sua indipendenza, ha partecipato a diverse missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, per un totale di 375. Oltre 28.000 militari e personale civile hanno svolto missioni sotto la bandiera delle Nazioni Unite in circa 20 operazioni di mantenimento della pace in tutto il mondo: dall’Afghanistan alla Bosnia, da Timor Est al Kosovo, fino alla Repubblica Democratica del Congo (si ricordano: la missione MONUSCO nella Repubblica democratica del Congo, UNFICYP a Cipro, UNMIK in Kosovo UNMIS in Sudan, UNMIT a Timor-Est, UNOCI in Costa d’Avorio). Almeno 27 caschi blu ucraini hanno perso la vita durante le missioni di peacekeeping. In questo caso, però, gli elicotteri sarebbero stati usati senza autorizzazione.

L'ONU, infatti, per il momento ha espresso viva preoccupazione circa l’episodio, affermando che “è responsabilità dei Paesi che contribuiscono con le proprie truppe (TCC, Troop Contributing Country) e che forniscono attrezzature di proprietà per le missioni di pace, rimuovere tutti i loghi e la segnaletica recante il nome delle Nazioni Unite, una volta che tale apparecchio è stato rimpatriato nel Paese di origine o non viene più utilizzato per scopi ufficiali delle Nazioni Unite”. 

In ogni caso, la questione è ancora tutta da approfondire e le Nazioni Unite, con buona pace del nobile intento per cui è stata creata questa istituzione, devono accontentarsi di certificare l’ennesima condizione d’impotenza.

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