Esteri

Siria: la missione delle due navi italiane

Doria e Maestrale proteggeranno i caschi blu in Libano

Il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria (credits Marina Militare)

Le caratteristiche delle due navi da guerra che l’Italia sta inviando al largo delle coste siriane e libanesi consentono di determinare la natura della loro missione. Il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria che stazza a pieno carico 6.800 tonnellate, è una nave da difesa aerea concepita per proteggere aree molto estese da attacchi aerei o missilistici. Imbarca il sistema PAAMS incentrato sui missili superfice-aria Aster 15 con raggio d’azione di 30 chilometri e i più grandi Aster 30 che possono colpire obiettivi fino a 120 chilometri di distanza. Armi in grado di garantire ai quasi 1.200 caschi blu italiani di Unifil un ombrello contro eventuali rappresaglie aeree della Siria e dei suoi alleati in seguito al probabile attacco franco-statunitense contro Damasco. 

Dopo i silenzi iniziali la Difesa è stata costretta ad ammettere l’invio del Doria nelle acque libanesi con un comunicato di questa mattina che riferisce come “il compito di Nave Doria sarà quello di supportare il contingente italiano di UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon su base Brigata Pozzuolo del Friuli) a seguito della situazione di tensione nel Mediterraneo orientale. L’Unità ha infatti elevate capacità di difesa aerea e di comando e controllo ed è pertanto particolarmente idonea per il supporto dal mare nel caso di minaccia diretta per il personale del nostro contingente”.

Lo stesso obiettivo perseguito dalla Francia che il 29 agosto ha fatto salpare da Tolone il cacciatorpediniere lanciamissili Chevalier Paul , unità del tipo Orizzonte gemella dell’italiano Doria. Parigi e Roma hanno l’esigenza comune di proteggere i contingenti dell’Onu in Libano, privi di difese antiaeree, e i quasi 900 militari francesi di Unifil sono certamente tra i principali obiettivi di rappresaglie considerato l’interventismo di Francois Hollande contro il regime di Bashar Assad.

La fregata Maestrale (3.040 tonnellate a pieno carico), che dovrebbe salpare nelle prossime ore da Taranto, ha capacità multiruolo e può offrire appoggio ai caschi blu sotto attacco colpendo postazioni nemiche con il fuoco del suo cannone Oto Melara da 127 millimetri, un’arma a tiro rapido in grado di colpire con precisione bersagli fino a 23 chilometri di distanza, ben all’interno della fascia costiera libanese.
Il comunicato di questa mattina dello Stato maggiore Difesa non ha chiarito se le navi italiane saranno poste sotto il controllo di Unifil, la missione dell’Onu guidata dal generale italiano Paolo Serra che dispone di una componente marittima, o se invece resteranno sotto stretto controllo nazionale. Una distinzione importante considerati gli elevati rischi che le navi italiane vengano colinvolte in un possibile allargamento del conflitto siriano.     

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