Esteri

La controffensiva di Tobruk contro l'Isis in Libia

I caccia dell’aviazione del governo Al Thinni bombardano le imbarcazioni sospette al largo del Paese. Ma i miliziani di Al Baghdadi controllano Derna e Sirte

Per Lookout news

Dopo l’attacco del 10 maggio a un cargo di una società turca al largo di Tobruk, l’aviazione del governo del premier Abdullah Al Thinni, riconosciuto dalla comunità internazionale, è tornata a colpire navi in avvicinamento alle coste libiche considerate sospette. Il 24 maggio, parlando all’agenzia Reuters il comandante dell’aviazione Saqer al-Joroushi ha affermato che i jet militari hanno bombardato una nave che si trovava nelle vicinanze del porto di Sirte, città costiera della Tripolitania situata al centro del Golfo della Sirte.

 

 “I nostri caccia hanno contattato l’equipaggio di una nave senza bandiera, al largo della città di Sirte, ma i nostri avvertimenti sono stati ignorati – ha affermato il comandante -. Abbiamo dato loro la possibilità di valutare la situazione, poi i nostri jet hanno attaccato la nave perché stava scaricando miliziani e armi. Siamo in guerra e non accettiamo violazioni alla sicurezza del nostro Stato, via terra, via aria o via mare”. L’attacco ha ridotto la nave in fiamme, ferendo un membro dell’equipaggio e un operatore del porto di Sirte.


Secondo le ultime stime fornite dalle Nazioni Unite, sarebbero infatti almeno 2.000 i miliziani jihadisti agli ordini del Califfo Al Baghdadi nel Paese

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La versione del governo di Tobruk non è però stata confermata da altre fonti libiche. Un funzionario del settore petrolifero in Libia, citato sempre da Reuters, ha affermato che in realtà quella colpita era una nave cisterna, la Anwar Afriqya, bombardata mentre stava trasportando 25.000 tonnellate di gasolio a Sirte. Dello stesso parere anche Rida Essa, comandante della guardia costiera operativa lungo le coste centrali della Libia. Questi ha detto che la nave stava scaricando del gasolio destinato alla centrale elettrica di Sirte quando è stato attaccato dai caccia.

 La centrale elettrica di Sirte, situata nella parte occidentale della città, è attualmente controllata dalle forze fedeli al governo islamista di Tripoli. Il resto di Sirte, invece, è caduto nelle mani dei militanti dello Stato Islamico. Controllando ormai stabilmente sia Derna che Sirte, ISIS ha radicato la propria presenza in Libia. Secondo le ultime stime fornite dalle Nazioni Unite, sarebbero infatti almeno 2.000 i miliziani jihadisti agli ordini del Califfo Al Baghdadi nel Paese.

La minaccia di ISIS nel Mediterraneo appare dunque sempre più reale e non solo frutto di propaganda mediatica. L’UE però continua a muoversi disunita, spaccata sul tema delle quote dei migranti da accogliere nei singoli Stati membri e appesa alla decisione dell’ONU sulla possibilità di rendere operativa la missione navale Eunavfor Med per fermare gli scafisti.

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