Esteri

La Cina dice addio alla politica del figlio unico

Trentasei anni dopo il Pcc ha autorizzato le donne ad avere due bambini. Una svolta figlia delle dinamiche demografiche e della crescita economica

A lezione di ginnastica in Cina

28 luglio 2015. Dei bambini fanno esercizi nel corso di una lezione presso una scuola estiva di ginnastica a Bozhou, nella provincia dell'Anhui, in Cina. – Credits: ChinaFotoPress/ChinaFotoPress via Getty Images

Dopo 36 anni la Cina volta pagina e abbandona la 'politica del figlio unico' adottata nel 1976 da Deng Xiao Ping, a soli tre anni dalla morte di Mao, per tenere sotto controllo la crescita demografica del paese più popoloso del mondo.

Una legge che è stata considerata per anni dai gruppi umanitari come la causa di notevoli squilibri e abusi, come gli aborti forzati, imposti anche a donne in stato avanzato di gravidanza, gli abbandoni di massa dei secondogeniti, le multe di decine di migliaia di yuan per le famiglie che, nonostante non facessero parte delle minoranze cui lo Stato concedeva una deroga qualora il primogenito fosse stato una bambina, osavano sfidare la legge.

La decisione, presa dal quinto plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista, consentirà ai cinesi di avere due figli. Si tratta di una svolta che ha soprattutto ragioni economiche. L'invecchiamento della società, unito ai ritmi di crescita accelerati che necessitano sempre di nuove braccia per il grande mercato cinese, era un problema di cui le autorità cinesi erano coscienti da anni. Tanto è vero che le eccezioni al figlio unico sono aumentate molto ultimamente. Questa volta, però, la Cina - una Nazione di 1,3 miliardi di persone - ha scelto di non attendere più.



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