Esteri

L'Isis colpirà in territorio americano?

Secondo gli apparati di intelligence i terroristi islamici non sono attualmente in grado di effettuare un attacco in grande stile in America. Ma c'è il timore di un accordo tra terroristi e narcos

Un fermo immagine tratto da un video pubblicato su Youtube mostra i momenti precedenti alla decapitazione di un prigioniero curdo a Mosul – Credits:   ANSA/ YOUTUBE 

Il dipartimento della sicurezza nazionale americano e l’Fbi “al momento non sono al corrente di minacce specifiche e credibili da parte dello Stato islamico sul territorio americano”, dice Jeh Johnson, segretario della sicurezza nazionale; tuttavia “gli estremisti che sostengono lo Stato islamico hanno dimostrato l’intenzione e la capacità di prendere di mira cittadini americani all’estero, e lo Stato islamico costituisce una seria minaccia nella regione”.

Per gli apparati di sicurezza americani, dunque, lo Stato islamico coltiva l’obiettivo ultimo di un attacco sul suolo americano, ma al momento è una minaccia confinata al medio oriente, non (ancora) abbastanza potente da convincere Washington ad alzare il livello di allerta, misura che Londra ha approvato la settimana scorsa accanto a una stretta sui controlli aeroportuali. Gli americani a loro volta hanno imposto alcune restrizioni e potenziato i controlli sui flussi di viaggiatori con una serie di misure – “alcune visibili, altre invisibili”, come ha detto Johnson – che nascono dal timore per le centinaia di guerriglieri che combattono con lo Stato islamico in Siria e in Iraq e hanno un passaporto americano.

I social network brulicano di minacce più o meno credibili agli Stati Uniti, cosa a cui la comunità d’intelligence non può non prestare attenzione. Negli ultimi giorni l’allerta per i terroristi in medio oriente si è sovrapposta alla crisi di migranti alle frontiere con il Messico che ormai va avanti da mesi. Alcuni osservatori sostengono che il confine poroso potrebbe aprire una via ai terroristi dello Stato islamico in combutta con i cartelli della droga. La credibilità dell’ipotesi è tutta da dimostrare, ma in un clima di crescente timore per il prepotente ritorno del terrorismo islamico sulla scena globale, ogni suggestione viene passata scrupolosamente al vaglio delle autorità.

L’analista d’intelligence Ron Bee dice che i gruppi terroristici usano i network dei trafficanti di droga messicani per superare il confine: “Le autorità al confine sono al corrente di questo piano da tempo, ma sono troppo impegnate a intercettare il numero enorme di immigrati che è entrato negli ultimi mesi”, ha spiegato. Il Washington Times aggiunge a questi elementi anche un sospetto incremento dei flussi di comunicazione fra terroristi e lega l’evento all’imminente anniversario degli attacchi dell’11 settembre, circostanza confermata anche dal capo della commissione intelligence alla Camera, Mike Rogers. Per il governo non si tratta di minacce collegabili a specifici complotti terroristici contro gli Stati Uniti, quanto di un aumento generale della mole di informazioni sospette a disposizione dell’intelligence. Abbastanza per risvegliare vecchie ombre.
 

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