Esteri

"La jihad recluta nelle prigioni. L’Europa stia attenta"

Intervista esclusiva a Louise Shelley, uno dei maggiori esperti mondiali di terrorismo e criminalità transnazionale

Jihadisti di Gaza

Anna Germoni

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La strage di Parigi vista da Louise Shelley offre una serie di analisi inedite. A 62 anni, americana, Shelley è uno dei maggiori esperti mondiali di terrorismo e criminalità transnazionale. Fondatrice e direttore del Terrorism, transnational crime and corruption center (Traccc) dell’Università George Mason della Virgina, nel 2014 ha scritto "Dirty Entanglements: Corruption, Crime and Terrorism”. Membro onorario del Council on foreign relations statunitense, è anche consulente del Consiglio superiore di formazione e ricerca strategica di Parigi. Ha un curriculum professionale impressionante: 29 pagine. Shelley è stata anche co-presidente del Consiglio sulla criminalità organizzata e task force sul terrorismo dell’Ocse e l'abbiamo intervistata in esclusiva.

Professoressa, è un attacco all’Europa?
No. È un attacco in Europa mirato a una rivista satirica francese che è stata considerata dagli islamisti con ostilità. I satirici francesi uccisi erano su una lista di ricercati di Al Qaida in Yemen. Gli aggressori erano stati radicalizzati e rappresentano una minoranza di musulmani in Francia.


Le manifestazioni in Francia contro il terrorismo - Foto

Il fallimento della guerra del Golfo e in Libia da parte degli Usa e dell’Europa è sotto gli occhi di tutti. Questo ha incrementato il numero dei “combattenti” jihadisti?
Certamente. La sconfitta della guerra del Golfo ha alimentato la radicalizzazione dei terroristi. Ma la disponibilità dei “combattenti” dell’Is è il risultato di numerosi fattori. La situazione di Parigi, è solo un esempio. Come ho scritto nel mio libro, c’è uno snodo primario che è la centralità della prigione, il reclutamento di individui con un passato criminale da parte di gruppi terroristici, e flussi transfrontalieri per il finanziamento del terrorismo.

Questo è vero per i due frateli Kouachi…
Esattamente. Chérif Kouachi è stato coinvolto in piccoli crimini fin da giovane nella sua vita e il suo periodo di reclusione nel carcere ha contribuito al suo coinvolgimento in attività terroristiche. Ha perfino dichiarato che è stato finanziato dallo Yemen. C'è un importante legame tra criminalità, terrorismo e carcere. Anzi il carcere è il primo snodo centrale del rapporto crimine-terrorismo. I terroristi è lì che riescono a entrare in contatto con criminali comuni. Scambiano esperienze e poi vengono reclutati, come persone usa e getta. Tutte queste condizioni erano presenti nell’attacco in Francia.

Perché molti europei abbracciano l’idea dello Stato islamico, il «Dash»?
La strategia mediatica dell’Is è molto efficace. Ha creato un’idea romantica del Califfato, che ha incoraggiato molti, soprattutto i giovani, a unirsi alle fila. Si reclutano soprattutto “guerrieri” all'interno della comunità europea, giocando sui sentimenti dell’emarginazione a cui l’Is dà loro un senso di vita. La disillusione con la “Primavera araba” potrebbe essere un altro motivo per il reclutamento di alcuni combattenti stranieri, oltre a molte altre.

Per esempio?  
La presenza di molti giovani senza futuro a causa di una mancanza di occupazione e di un significativo lavoro ha fatto presa sui più vulnerabili per il reclutamento dal Nord Africa e dal Medio Oriente.

La strategia di Barack Obama contro lo Stato Islamico in Iraq è stata quella di colpire e sequestrare i campi petroliferi, in modo da minare il loro finanziamento. Ma il petrolio non è l'unica fonte di reddito. Quali sono le altre?
Sì, la ricchezza dell’IS è legata al petrolio. Ma le sue entrate sono più diversificate rispetto alle aziende petrolifere che la circondano. Ottengono soldi da sequestri, estorsioni, la vendita dei passaporti di combattenti stranieri, il commercio di antichità, sigarette e altre materie prime come i telefoni cellulari. Tassano il flusso di merci attraverso il territorio che essi controllano. Le loro fonti di reddito finanziario sono molto diversificate rispetto a quelle dei paesi che li circondano.

Cioè?
Raccolgono tasse estorcendo il tasso d’interesse alle persone che sono sotto il loro controllo. Quindi, i proventi del petrolio rappresentano in una forbice tra il 75 e l’85% dei ricavi totali. Questo vuol dire che è una dipendenza inferiore a quella che gestisce l'Iraq nel suo complesso.

Lei ha detto al quotidiano tedesco Der Spiegel che il Dash commercia in armi, pornografia, nella tratta di essere umani e che si finanzia anche attraverso l’aiuto di Al-Qaida. Può spiegare meglio?
L’IS traffica in armi. Usa la corruzione e le sue importanti risorse per acquisire i carri armati e altre armi importanti per la guerra. Nella tratta di esseri umani, le donne prigioniere sono vendute per un minimo di 25 dollari. Ma questo traffico è più come l'asservimento dei popoli catturati come è stato per l'Arco di Tito a Roma. Si tratta di un "doppio uso del crimine": si sconfigge la comunità per piccoli profitti. L’Is vende anche antichità rubate al Medio Oriente, che fanno gola al mercato globale e vengono messe all’asta su ebay.

Ma l’Is ha una sua banca per interessi criminali?
I documenti finanziari sequestrati all’IS rivelano che utilizzano una varietà di risorse finanziarie per contabilità e libro paga. Controllano tutto il territorio, in particolare Mosul, la seconda città dell'Iraq, che asseconda il business bancario.

Molti milioni di dollari che attraversano l'Europa sono state ritirati dalla Banca dell'Afghanistan. La droga passa da Spagna, Italia, Francia, Germania. Come stroncare questo traffico che alimenta il terrorismo?
Questo non è solo un problema degli Stati fragili. Vi è tutto un sistema collegato a livello finanziario molto sviluppato. A partire dalle banche occidentali che ricevono, senza opporsi, del denaro bonificato dai governi corrotti. Questo ha contribuito a indebolire i Paesi e a rendere queste regioni instabili per i giovani. Non a caso, i leaders dei Paesi in cui si era verificata la “Primavera araba” avevano spogliato e depauperato i loro Stati prima della loro caduta.

Questo è connesso con i flussi di denaro della banca dell’Afghanistan?
Certo, le indagini sulla crisi della banca afghana, che hanno di fatto destabilizzato tutta l'economia dell'Afghanistan, hanno evidenziato che i capitali erano già stati prosciugati. Così come molti cittadini hanno perso tutti i loro risparmi. Centinaia di milioni di euro confluivano nelle banche dell'Unione europea. Altro esempio: i farmaci che servivano a debellare malattie gravi, sono stati finanziati dai talebani e da altri gruppi terroristici come la società D, che risulta il terzo gruppo dietro i bombardamenti di Mumbai nel 1993. Nello stesso modo si fanno soldi con la droga che scorre verso l'Europa. Non dimentichiamoci che la droga dal Sud America ha contribuito a finanziare le Farc. C’è bisogno del coinvolgimento della comunità imprenditoriale, dei consumatori per aiutare ad affrontare i flussi finanziari che attraverso la droga finanziano il terrorismo.

La minaccia del terrorismo islamico è in crescita?
No. Il problema principale riguarda gli oscuri coinvolgimenti e l’interazione tra corruzione, criminalità e terrorismo che è in crescita in molte regioni del mondo. L’IS è il più grande esempio di successo di questo intreccio, ma non sarà l'ultimo nel suo genere al mondo. Inoltre, questo problema non si limita al mondo musulmano, anche se è particolarmente pronunciato in quei paesi.

Cioè?
Ulteriori problemi di questa destabilizzazione sono correlati agli intrecci di corruzione, criminalità e terrorismo in Asia centrale, Pakistan e, eventualmente, in America Centrale, che ora ha alcuni dei tassi di violenza più alti del mondo.

Una guerra contro lo Stato islamico attraverso terra è l’unica soluzione?
L’IS, così come altri esempi di corruzione sporca non possono essere risolta da una strategia militare. E’ un problema molto complesso, che richiede un insieme di approcci sinergici: le imprese, la società civile, il governo dei media e organismi multinazionali. Una campagna contro Dash solo attraverso una campagna militare non funziona. Bisogna sradicare il finanziamento. Oltre alla necessità di affrontare le ragioni per le quali si riescono a reclutare questi individui con successo. Al momento, c'è così poca speranza per molti giovani in Medio Oriente che non hanno un futuro e diventano vulnerabili agli appelli del Dash. La corruzione che sta distruggendo molti paesi del Medio Oriente,in Afghanistan e in Pakistan ha anche bisogno di essere affrontata dai cittadini che non hanno fiducia nei loro governi.

La strategia del terrorismo è anche quella di destabilizzare a livello sociale il senso di identità culturale. Quali soluzioni?
L’IS non solo è stato in grado di entrare ma di controllare il territorio in Iraq, perché il governo di Baghdad non condivideva il popolo sunnita. I cittadini non hanno mai usato armi e affrontato guerre, non per paura, ma per scelta. Non volevano più vivere sotto il governo iracheno. La violenza e l'estrema brutalità dell’ IS è diretta in primo luogo contro le minoranze, ma la popolazione sunnita non si è opposta, per una stabilità di governo promessa. Inoltre l’Is sta fornendo alcuni servizi per i cittadini. Questo rende ancora più difficile cacciarli.

L’Is ha detto che “vuole conquistare Roma”. Il giornale tedesco, Bild am sontag, scrive che la capitale è fra i possibili obiettivi dei terroristi islamici, riferendo alcune intercettazioni della Nsa, l’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale. Cosa ne pensa?
L’IS non cerca di conquistare Roma, né vuole diffondere il panico. Sta cercando di conquistare il territorio del Medio Oriente e, eventualmente, il Nord Africa…L'ambizione del califfato è questo. Ma la più grande preoccupazione per l'Europa è che in questa guerra ci sono i "combattenti" europei che ritornano dall'IS con la necessaria formazione e con la vasta predisposizione alla violenza. Questo è il pericolo! Possono perpetrare attentati in Europa. Basti pensare alle uccisioni presso il Museo ebraico in Belgio, di pochi mesi fa. Ma il loro obiettivo primario è il Medio Oriente e il mondo islamico, dove cercano di imporre il Califfato.

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