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Israele-Hamas: le armi e le tattiche della guerra

Le armi di Hamas e le opzioni di Israele che per vincere dovrà andare fino in fondo - I video: 1  - 2  -  Foto  - Il dubbi di Obama  - Verso l'escalation?

Un tank israeliano al confine con Gaza – Credits: Ilia Yefimovich/Getty Images

L’operazione “Barriera Protettiva” ha già permesso a Israele di colpire oltre 500 obiettivi militari nella Striscia di Gaza uccidendo un’ottantina di palestinesi in tre giorni, raids che non hanno impedito alle Brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas di continuare a bersagliare le città israeliane. Non solo quelle del sud, a ridosso della Striscia, ma rispetto agli scontri del 2012 oggi Hamas è in grado di colpire tutto il territorio dello Stato ebraico, inclusa la zona di Dimona dove Israele ha un reattore nucleare e un centro per lo sviluppo di armi atomichei e  Haifa, a pochi chilometri dal confine libanese.  
 

I razzi

Hamas negli ultimi due anni si è dotata di nuovi ordigni a lungo raggio M-302 e R-160. Il primo, prodotto in Siria copiando il cinese WS-1 ed esportato in Iran, ha raggiunto Gaza triangolato dal Sudan come ha dimostrato nel marzo scorso l’incursione dei commandos della Marina israeliana che bloccarono in Mar Rosso la nave Klos-C carica di razzi di questo tipo diretti a Gaza. Gli R-160 , il cui impiego è stato annunciato dalle milizie palestinesi contro Haifa, sono razzi prodotti nelle officine di Hamas a Gaza probabilmente assemblando copie dei razzi pesanti Zelzal-1 iraniani.

Secondo il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center  l’arsenale di Hamas comprende centinaia di razzi con raggio d’azione pari o superiore ai 75 chilometri (M-302, R-160 e soprattutto Fajr-5 in grado di raggiungere Tel Aviv) e di migliaia di Kassam e Grad capaci di colpire obiettivi posti tra i 15 e i 40 chilometri.
 

La “Cupola di ferro”

I risultati ottenuti dai bombardamenti palestinesi sono stati finora scarsi grazie soprattutto al sistema difensivo Iron Dome in grado di intercettare razzi e persino i proiettili d’artiglieria. Prodotta dalle aziende Elta e Rafael con il contributo finanziario statunitense di 275 milioni di dollari, la Cupola di Ferro ha intercettato negli ultimi giorni il 90% dei razzi lanciati da Gaza: una percentuale maggiore a quella riscontrata nel 2012 quando l’Iron Dome venne impiegato per la prima volta su vasta scala.  Il sistema computerizzato che gestisce lo “scudo” israeliano  calcola la traiettoria dei razzi in arrivo e intercetta solo quelli diretti verso aree abitate.

L’efficacia dell’Iron Dome trova conferma nei danni limitati prodotti per ora dai razzi palestinesi, appena 2,9 milioni di dollari, molto meno di quanto costa la mobilitazione di forze in atto in Israele con stime non inferiori a un miliardo di dollari per l’impiego di aerei, droni e navi impiegati nei raids contro Gaza e la mobilitazione di 40 mila riservisti  dei quali solo 15 mila per ora effettivamente richiamati a un costo di 175 dollari al giorno per ognuno di loro.
 

Le opzioni militari

Truppe necessarie per quell’attacco terrestre alla Striscia che molti ritengono inevitabile considerata l’indisponibilità di Hamas a interrompere il lancio di razzi.
In termini politici l’occasione per Israele è propizia per spazzare via Hamas specie ora che il movimento palestinese ha perso il suo principale sponsor, il governo islamista egiziani di Mohammed Morsi rovesciato dalle rivolte popolari e dai militari. Oggi il presidente egiziano al-Sissi ha messo fuori legge i Fratelli Musulmani, movimento cui aderisce anche Hamas e potrebbe  vedere di buon occhio l’eliminazione di Hamas da Gaza dove non mancano anche i gruppi terroristici che colpiscono anche nel Sinai egiziano e che la notte scorsa pare abbiano lanciato razzi contro Israele dal teritorio egiziano.

Sul piano militare un’invasione di Gaza comporterà scontri casa per casa e perdite elevate, se non tra i militari israeliani di certo tra i miliziani e tra i civili palestinesi, spesso utilizzati come scudi umani dalle forze di Hamas.
Vittime che, come è già accaduto in passato, porteranno a forti pressioni internazionali su Israele affinché cessi l’offensiva. Questa volta però un attacco israeliano sui vasta scala dovrà andare fino in fondo, eliminando definitivamente la presenza di Hamas dalla Striscia. In caso contrario l'operazxione "Barriera Protettiva" risulterà inutile sul piano strategico, come è accaduto nel 2012 e saranno i miliziani islamisti a rafforzarsi ponendosi come vincitori che hanno tenuto testa a Tsahal, l’esercito d’israele.   

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