Likud vs 'Campo sionista'
- Quasi 6 milioni (5.881.696) gli israeliani che martedì 16 marzo votano nelle elezioni politiche per dare un nuovo governo al paese.
In lizza ci sono 25 partiti, comprese molte liste minori, ma quelle che possono aspirare a superare la soglia elettorale di sbarramento (3,25%) sono, secondo gli attuali sondaggi, sostanzialmente 11.
Undici sono comunque molte. Il che, unito al sistema elettorale proporzionale, renderà l'aritmetica della nuova maggioranza, assai complicata.
In sostanza, il nuovo governo israeliano sarà frutto delle alleanze fra i gruppi parlamentari neoeletti oltre che del voto dei cittadini.

- In palio ci sono i 120 seggi della Knesset, unica rappresentanza parlamentare del paese, giunta alla sua 20esima legislatura.
A fronteggiarsi per il primato sono essenzialmente due forze: da un lato il Likud (destra) del premier Benyamin Netanyahu da nove anni al potere,
- dall'altro 'Campo sionista', alleanza di centrosinistra formata da Isaac Herzog, leader dei laburisti, e da Tizpi Livni, guida dei centristi di 'Hatnua' (Movimento).

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Sondaggi finali
- Gli ultimi sondaggi danno un distacco di circa 4 seggi a favore di 'Campo sionista' (24/25) contro il Likud (20/21).
Al terzo posto con circa 13 seggi, ci sarebbe la 'Lista araba unita' - prima volta nella storia del paese - guidata da Ayman Odeh.
Subito dopo, a 12 seggi i centristi di 'Yesh Atid' (C'e' speranza) dell'ex ministro delle Finanze Yair Lapid, seguiti da 'Focolare ebraico' - destra nazionalista religiosa vicina al movimento dei coloni - di Naftali Bennett.
A 9 seggi c'è la nuova formazione di centrodestra 'Kulanu' (Noi tutti), guidata da Moshè Kahlon ex Likud.
Dopo questa, a 8 seggi, i religiosi di Shas e, a 6 seggi, 'Uniti nella Torah', altra lista di religiosi.
A 5 seggi, sia la sinistra di 'Meretz' sia la destra nazionalista di 'Israel Beitenu' (Israele casa nostra) dell'attuale ministro degli Esteri Avigdor Lieberman.
Fuori sbarramento elettorale resterebbero, allo stato attuale, tutte le altre liste.

- Nel calcolo della popolazione che eserciterà il diritto al voto, l'80% è costituito da ebrei, il 15% da arabi (musulmani, cristiani e drusi) e il 5% da 'altri'.

- I seggi elettorali, circa 10 mila, aprono alle 7 locali (le sei in Italia) per chiudersi alle 22 (le 21 in Italia).

- Il totale dei voti considerati validi è diviso per 120, il numero dei seggi alla Knesset.
I 'resti' sono spartiti anche sulla base di accordi fra le liste: chi ha maggiori resti da vantare si aggiudica un seggio un più.
Ad affidare l'incarico di formare il nuovo governo, in base ai risultati elettorali, sarà il presidente Reuven Rivlin. Il giorno delle elezioni in Israele è festivo ma sono assicurati trasporti pubblici e i servizi di emergenza. I primi exit pool saranno diffusi alle 22, a chiusura delle urne. Tutti i canali tv hanno in programma speciali e dirette sul voto e sui risultati.

L'appello di Netanyahu: "Mai uno Stato palestinese"

Il divario nei sondaggi e nelle previsioni fra il Likud e gli avversari di centro - sinistra ha portato negli ultimi giorni Benjamin Netanyahu a lanciare accorati appelli all'unità della destra, mandando messaggi sempre più espliciti alla parte più oltranzista della base. Da qui la scelta di Har Homa, uno degli insediamenti più contestati tra quelli che circondano Gerusalemme Est, come luogo simbolo per il comizio finale, e la promessa che finché ci sarà lui alla guida di Israele, uno Stato palestinese non vedrà la luce. "Chiunque lavori per creare uno Stato palestinese o intenda ritirarsi dal territorio sta semplicemnete cedendo territorio per attacchi di terroristi islamici contro Israele", ha affermato il premier domenica sera.

Herzog: "Sarò il premier di tutti"
Nessuna incertezza invece per Herzog che alla vigilia delle elezioni ha ribadito la convinzione che sarà lui a vincere. "Sarò il premier di tutti, per la destra e la sinistra, per i coloni, gli ultra-ortodossi, i drusi, gli arabi, i circassi, per il centro e la periferia, per gli studenti e gli anziani", ha affermato.
Una determinazione che in questi mesi ha dato i suoi frutti, dopo una partenza in sordina per il leader dei laburisti, conosciuto e apprezzato ma non certo considerato una scelta vincente contro Netanyahu.

La mossa azzeccata: l'alleanza fra Herzog e Livni
Per alcuni analisti, il voto imminente sembra più un referendum su Netanyahu e i suoi anni al governo che un classico scontro a due.
Ma la decisione di Herzog di unirsi alla Livni per lanciare un fronte comune, dopo anni di mancanza di alternative plausibili nella sinistra israeliana, ha rivitalizzato l'opposizione.
Anche se la scelta dell'alternanza tra i due - in caso di vittoria due anni per ciascuno alla guida dell'esecutivo - rischia di alienare una parte dei voti, diffidenti nei confronti di quella che è stata ministro della Giustizia nel governo Netanyahu fino a dicembre, nata politicamente nel Likud, passata a Kadima, la creatura centrista di Ariel Sharon, prima di fondare nel 2012 il suo partito, HaTnuah.

In caso di parità, un governo di unità nazionale

Intanto, in attesa di conoscere il risultato, il capo di Stato, Reuven Rivlin, ha già fatto sapere che in caso di parità, punta a spingere per un governo di unità nazionale, mentre si studia una riforma elettorale che garantisca una maggiore stabilità. Un'opzione avversata esplicitamente sia da Netanyahu che dalla Livni, ma bisogna vedere che risultato uscirà dalle urne.

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