Esteri

Israele e l'attacco via terra su Gaza

Nella notte tra sabato e domenica il primo blitz e poi la fuga dei palestinesi in attesa dell'attacco di terra annunciato

Soldati israeliani sui carri armati sul confine della striscia di Gaza – Credits: EPA/ATEF SAFADI

Una prima breve operazione di terra dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza è 
stata effettuata nella notte tra sabato e domenica contro postazioni di Hamas e per domenica era previsto il primo vero attacco che tuttavia non è ancora avvenuto. L'esercito israeliano ha infatti un ultimatum alla popolazione di varie località del nord della Striscia di Gaza perchè abbandonassero le loro case entro le 12 ora locale (le 11 in Italia): la zona sarebbe infatti stata bombardata.

Con volantini lanciati dall'aria e indicazioni fatte circolare sui media palestinesi e anche via telefonica, l'esercito israeliano ha ricordato alla popolazione palestinese civile che è stata "avvertita" e che deve premurarsi di lasciare rapidamente la zona.

Secondo la circolare, scritta in arabo, l'esercito "ha intenzione di attaccare le infrastrutture terroriste ad est di Al Aatara e della strada As Sultyan, e ad ovest e nord del campo profughi di Jabalia". Il volantino dà istruzioni anche sulla strada da seguire per cercare rifugio: "A sud di Jabalia attraverso (la strada) Shara al-Faluja". "L'incursione sarà breve, ma chi non presta attenzione a queste indicazioni mette a repentaglio la propria vita e quella della sua famiglia".

Intanto la breve operazione di terra della notte tra sabato e domenica "è andata a 
buon fine" ha detto un portavoce dell'esercito israeliano, il
 tenente colonnello Peter Lerner. "Un'operazione delle forze 
speciali della Marina ha avuto luogo su una spiaggia di Gaza per
 distruggere un sito per il lancio di missili a lunga gittata. La
 missione è stata portata a termine", ha spiegato il portavoce.
 "I membri di un commando sono stati attaccati e hanno risposto.
 Quattro soldati sono stati leggermente feriti", ha aggiunto.



Si è aperta così la domenica di terrore tanto temuta per lo scontro di terra israeliano contro i palestinesi della striscia di Gaza. Per ieri, infatti, Israele ha ordinato lo sgombero di interi rioni di Gaza,
 indicandoli come terreno di combattimento. Ultima vittima dei 
raid un 14enne palestinese, che al sesto giorno di bombardamenti
 porta il totale delle vittime a 162. E nel frattempo, sempre nella giornata di ieri a Vienna si è tenuto un mini vertice tra Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania per una 
proposta di cessate il fuoco


.

CINQUE GIORNI DI MORTE
Il quinto e il sesto giorno di guerra con 
Gaza sono stati un sabato e una domenica di sangue: mentre continuano a cadere i 
razzi su Israele, sia a Gerusalemme sia a Tel Aviv, il bilancio complessivo è salito a 160 morti, con oltre
 1000 feriti. I raid israeliani avrebbero centrato - secondo 
un'agenzia palestinese - anche un orfanotrofio (ma l'episodio è stato smentito dall'ambasciata israeliana a Roma) e un 
capannello di gente per strada.

Il raid più pesante è arrivato nella serata di ieri, con un attacco che secondo i militari israeliani ha 
preso di mira la casa del capo della polizia di Hamas, ma
 secondo fonti locali ha devastato una palazzina e una moschea
 nel centro di Gaza City uccidendo almeno 18 persone. 



L'escalation - scandita anche dal lancio di tre razzi verso il
 nord d'Israele dal Libano - ha spinto la comunità internazionale
 ad uscire dal guscio: i membri del Consiglio di Sicurezza
 dell'Onu hanno lanciato un "appello per la de-escalation della 
situazione" a Gaza, chiedendo "il ripristino della calma e una 
ripresa del cessate il fuoco del novembre 2012''. L'appello -
 minore rispetto ad una vera e propria "risoluzione" che avrebbe 
visto l'opposizione Usa - esprime "profonda preoccupazione per
 la crisi in corso a Gaza e per i civili di entrambe le parti".
 Chiede inoltre "il rispetto del diritto umanitario
 internazionale, comprese le norme sulla protezione dei civili'' 
e ribadisce il sostegno ''per la ripresa di negoziati diretti 
tra israeliani e palestinesi".


IL MINI VERTICE DI VIENNA E LA MEDIAZIONE EGIZIANA
Il mini vertice che si è tenuto ieri a Vienna ha visto come motore principale il ministro degli Esteri inglese 
William Hague che ha riferito di aver parlato sia con il suo omologo 
israeliano Avigdor Lieberman sia con il presidente palestinese
 Abu Mazen. A Lieberman, Hague ha chiesto il rinnovo del cessate 
il fuoco fra Israele e Gaza in base all'accordo raggiunto tra le 
parti nel 2012, mentre ad Abu Mazen il capo della diplomazia 
britannica ha chiesto di fare ''di fare tutto quanto in suo
 potere'' per raggiungere l'obiettivo di uno stop.

Il presidente francese, Francois Hollande, ha avuto un 
colloquio telefonico con il premier turco Recep Tayyip Erdogan, 
per parlare della ''grave situazione a Gaza'' e per agire a 
favore di un cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi. 
L'Italia - presidente di turno della Ue - ha proposto che la 
"drammatica situazione mediorientale" sia al centro del Vertice 
tra i leader europei, mercoledì a Bruxelles.

L'Egitto di Fattah al Sisi sembra aver ritrovato il suo ruolo
 di attivo mediatore tra le parti. I media israeliani hanno segnalato la presentazione ad Israele ed ad
 Hamas, da parte dell'Egitto e di uno stato arabo, probabilmente
 il Qatar, di una bozza di tregua. L'accordo si comporrebbe di
 due punti: uno sulla sicurezza e l'altro su aspetti
 socio-economici. La tv israeliana ha anche citato la possibilità di una tregua umanitaria di 12 ore. In serata il giornale
 Haaretz ha riportato una dichiarazione del portavoce di Hamas
 Sami Abu-Zuhri secondo cui la fazione islamica deve ancora
 ricevere ''una concreta offerta'' su un cessate il fuoco. ''Se 
riceviamo - ha aggiunto - una proposta seria, la studieremo e
 risponderemo. Per ora le forze della resistenza continuano a 
combattere l'occupazione''. 
  

IL 78% DEI MORTI SONO CIVILI
L'attenzione al quadro internazionale e al lavorio intenso 
per favorire un calo della tensione tra le parti, non sposta di 
un millimetro, per ora, la realtà dei fatti sul campo: 
l'aviazione israeliana ha colpito complessivamente nella 
Striscia 1.236 volte e 686 sono stati i razzi lanciati da Gaza su
 Israele (incluso oggi Gerusalemme). Solo nella giornata di sabato, i razzi sono 
stati 65, diretti verso la parte sud e centrale del paese, a 
portata di rifugio, salvata solo dall'Iron Dome che li ha 
intercettati evitando vittime. Razzi lanciati contro Gerusalemme 
sono finiti "fuori bersaglio" anche nella Cisgiordania
 palestinese - nella zona di Hebron e in quella di Betlemme 
secondo testimoni locali - ma senza conseguenze per le persone.


A Gaza la situazione è pesantissima con edifici pubblici,
 case, strutture devastate e il martellamento continuo degli
 aerei e il ronzio dei droni che non lasciano in pace neppure un 
istante la popolazione. La rappresentanza palestinese all'Onu ha
 detto che il 78% dei morti sono civili. La riapertura da parte
 dell'Egitto del valico di Rafah con Gaza ha consentito di 
far passare aiuti medici alla popolazione. Ma Israele per tutta 
la giornata ha continuato a rafforzare la morsa intorno alla 
Striscia inviando nuove truppe corrazzate. Anche se sul terreno, 
almeno per ora, si segnalano solo scaramucce di frontiera.
(ANSA)   

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