Elezioni in Israele
Esteri

Elezioni Israele: a sorpresa vince Netanyahu

Dopo una notte di pareggio il Likud prende 30 seggi e il Fronte sionista di Herzog 24 e partono le grandi manovre per una coalizione

"Contro tutte le previsioni: una grande vittoria per il Likud. Una grande vittoria per il popolo di Israele!". Così twittò Bibi Netanyahu a un paio di ore dalla chiusura delle urne in Israele. Il premier uscente tira un sospiro di sollievo dopo gli ultimi giorni di drammatici sondaggi che lo davano in grave affanno. Ma l'unico dato che emerge chiaramente dalle elezioni israeliane è che non c'è nessun vero vincitore. Il Likud, quando si è arrivati al 90% delle schede scrutinate, prende 30 seggi. e l'Unione sionista 24. Un capovolgimento dopo una notte in pareggio. 

Secondo gli exit polls fino alll'alba il Likud, partito di destra guidato da Netanyahu, si aggiudicava 27-28 seggi  Gli stessi seggi che andavano al suo principale oppositore, il partito di centro-sinistra Unità sionista, capeggiato da Isaac Herzog in tandem con Tzipi Livni. A questo punto e, al netto della sorpresa mattutina, l'unico elemento certo (nonché ampiamente previsto) che salta fuori dalle urne israeliane è il caos più totale. Il caos resta, ma il partito di Netanyahu ha chiaramente vinto, seppure con uno scarto di sei seggi, che però nell'equilibrio sottile della Knesset valgono oro.

Per tutta la notte, nonostante i festeggiamenti dei sostenitori del Likud, riportati con i piedi per terra dai fan del ticket Herzog-Livni che dichiaravano di essere ancora in partita per la formazione di una coalizione, per gli analisti la palla era nelle mani dell'ago della bilancia, il silente Moshe Kahlon. Ex ministro fuoriuscito dal Likud perché su posizioni in netto contrasto con Netanyahu e fondatore del partito Kulanu, che si colloca tra gli schieramenti di centro-destra. 

Il Likud dà per certo che Kahlon tornerà all'ovile, soprattutto quando sul tavolo c'è la promessa di un ministero chiave come quello dell'Economia. Intanto Kulanu si aggiudica 10 seggi e Kahlon continua a non parlare. Il suo "sì" all'odiato Netanyahu non è così scontato. L'ex ministro potrebbe voltare le spalle a Bibi e a sorpresa allearsi con l'Unione sionista. Che è quello che sperano i sostenitori di Herzog. 

Ma sulle grandi manovre da coalizione incombe il presidente Reuven Rivlin che, seguendo i numeri profilati dagli exit polls, in un'intervista al quotidiano Haaretz dice di volere un governo di unità nazionale. "Sono convinto che solo un governo di unità nazionale può prevenire la rapida disintegrazione della democrazia israeliana e nuove elezioni nel prossimo futuro", ha dichiarato il presidente israeliano.

Facciamo i conti. Sul tavolo la sciarada israeliana ha tre possibili soluzioni. Per governare una coalizione ha bisogno di 61 seggi sui 120 della Knesset. Il governo di unità verso cui propende il presidente Rivlin includerebbe il Likud (27-28 seggi), l'Unione sionista (27 seggi) Kulanu (10 seggi), i partiti ultra ortodossi Shas (7 seggi) e United Torah Judaism (6-7 seggi), per un totale di 77-78 seggi. 

Ma Netanyahu ha in mente un altro scenario, che tenga fuori Herzog e Tzipi Livni. Se Bibi venisse indicato dalle consultazioni presidenziali come premier in pectore punterebbe ad allearsi con la destra di Focolare ebraico (8-9 seggi), Yisrael Beiteinu (5 seggi), il centro-destra di Moshe Kahlon, Kulanu (10 seggi), Shas (7 seggi) e United Torah Judaism (6-7 seggi), per un totale di 63-66 seggi. Non una maggioranza piena come i 77 dell'unità nazionale, ma comunque un governo che starebbe in piedi. E sembra questa la strada che il leader della destra israeliana vuole percorrere.

In un discorso dai toni trionfalistici nel quartier generale del Likud, Bibi Netanyahu ha detto ai suoi sostenitori che punta a formare "un governo stabile e forte", che affronterà "le sfide socio economiche e quelle legate alla sicurezza"

Il terzo scenario è quello meno probabile, perché la coalizione non supererebbe la soglia dei 60 seggi. Se Herzog riceve il mandato di formare un governo le cose si complicano ulteriormente. I partiti haredi (ultra-religiosi) hanno già dichiarato che non hanno alcuna intenzione di entrare in una coalizione con i laici di Yesh Atid, mentre la Lista Araba (13 seggi, un risultato importante), fa sapere che non si unirà a nessun altro partito.

Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beiteinu, ha già detto che non entrerà mai in una coalizione con la sinistra di Meretz (5 seggi), nemmeno se gli offrissero la poltrona di presidente degli Stati Uniti. E' ovvio che l'ultra destra di Liberman non stringerebbe mai la mano alla sinistra pro-gay targata Meretz. Insomma, a conti fatti il massimo che Herzog potrebbe mettere insieme sarebbe una coalizione a 55 seggi, includendo Kulanu e gli altri che non si sono finora espressi in modo contrario. Troppo pochi per governare.

E si ritorna all'ipotesi governo di unità nazionale. Come scrive il Jerusalem Post, il popolo israeliano ora ha detto la sua, ma l'esito delle elezioni è nelle mani di una sola persona, il presidente Rivlin. "Fonti vicine al presidente - scrive il quotidiano conservatore - sostengono che non forzerà per un governo di unità, ma che lo incoraggerà"- "Tutti quelli che hanno una madre ebrea - conclude il Jerusalem Post - sanno che a volte è difficile capire la differenza". Netanyahu seguirà l' "incoraggiamento" di Reuven Rivlin o farà di testa sua?. I numeri lo hanno reso forte, Bibi si prenderà tutta la torta, anche se non ha grandi numeri. Queste elezioni lo hanno a sorpresa incoronato vincitore e non ha alcuna intenzione di condivider ela vittoria con i suoi oppositori.  

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