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Esteri

Isis, le minacce all'Italia arrivano da un sito web

Gli avvertimenti "non entrare in guerra o il Mediterraneo sarà colorato del sangue dei cittadini italiani" arriva da khelafamedia.com

24 febbraio 2015

Le minacce all'Italia, delle quali scriveva ieri Rita Katz, la fondatrice di Site, arrivano da un sito web, www.khelafamedia.com e non da Twitter, dove alcuni simpatizzanti jihadisti si limitano a replicare foto e proclami del network.

Il sito risulta registrato da tal Abu Yusef Almasry, che potrebbe indicare una nazionalita' egiziana. Il nome è molto simile a quello di Abu Yusuf al Masri, un comandante egiziano dei qaedisti siriani anti-Assad del Fronte al Nusra che di recente ha giurato fedeltà al 'califfo' dell'Isis.

 

Prima gli avvertimenti di sabato 21 febbraio: "Con le mani sul grilletto, stiamo arrivando a Roma" era l'ultima minaccia propagandista dell'Isis diretta all'Italia arriva da un account Twitter legato ai jihadisti libici. Poi due foto: la prima ritrae un combattente armato, davanti al mare, che guarda il Colosseo sullo sfondo. Sul monumento sventola la bandiera nera di al Baghdadi. Una scritta recita l'Isis "dalla Libia sta arrivando a Roma". Nella seconda invece è disegnato il gasdotto Greenstream che da Wafa in Libia arriva a Gela, in Sicilia. Si tratta di una delle principali linee di rifornimento energetico dell'Italia.

il 24 febbraio una nuova minaccia: secondo quanto riporta Site, un jiahdista mette in guardia l'Italia dall'entrare in guerra contro l'Isis per evitare che il Mediterraneo sia "colorato dal sangue dei suoi cittadini". Si fa quindi riferimento - sempre secondo Site - all'azione di potenziali lupi solitari italiani. L'ennesima minaccia in un momento in cui il Paese è al centro del dibattito per la situazione in Libia. Fa parte della massiccia propaganda
dell'Islamic State, una vera e propria "campagna di guerra psicologica", ma l'evocazione dei 'lupi solitari' è un pericolo imprevedibile non facile da prevenire, hanno commentato fonti di 007 e antiterrorismo.

Le prime minacce

"Le onde ancora ci separano, ma questo è un mare piccolo, è una promessa al nostro Profeta", minaccia il comunicato allegato ai nuovi proclami Isis: "State attenti, ogni stupido passo vi costerà caro", si afferma forse in riferimento al ruolo guida che l'Italia vuole giocare per la stabilizzazione della Libia. "Ogni stupido passo incendierà tutto il Mediterraneo", si prosegue citando tutti i Paesi confinanti, dalla Tunisia all'Egitto. E ancora attacchi, "siete i cani da guardia" dei Paesi arabi, riferimento a punizioni e torture. Si cita anche Omar al-Mukhtar, l'eroe libico della resistenza anti-italiana negli Anni 20 del secolo scorso.

Nel mirino di Anonymous

L'account jihadista che ha pubblicato foto e comunicato è inserito nella "lista nera" del collettivo Anonymous, che all'indomani della strage di Parigi nell'attacco a Charlie Hebdo, ha lanciato #OpIsis per "spegnere" il network online dello Stato islamico. Centinaia gli account sui social network oscurati o "messi a nudo", cosi' come decine di siti web o indirizzi di posta.

Bandiera nera sul Colosseo

Difficile stabilire se la "sparata" mediatica di sabato sia collegabile a minacce precise e concrete. È la prima volta che nella propaganda jihadista la bandiera nera viene issata sul Colosseo invece che non sul Vaticano, tradizionale 'bersaglio' dell'Isis. Ed è accertato che da settembre a oggi, il termine "Rum", con cui i seguaci di Baghdadi indicavano secondo la tradizione musulmana l'antica Costantinopoli, ha effettivamente cambiato senso.

Dalle minacce del portavoce Isis Adnani, lo scorso settembre, la propaganda dello Stato islamico parla concretamente della Città Eterna, cuore cristiano d'Europa e sede del Vaticano.

I prigionieri in gabbia

La propaganda dell'Isis è tornata anche a diffondere immagini dei prigionieri degli jihadisti, stavolta 21 peshmerga curdi rinchiusi in gabbie e fatti sfilare in parata per le vie di una città della provincia di Kirkuk, in Iraq. Il video, rilanciato dal sito di intelligence Site, mostra i pehmerga con le famigerate tute arancioni mentre vengono interrogati da dietro le sbarre da un comandante, apparentemente anche lui curdo. Le gabbie dei peshmerga, che ricordano quella in cui fu arso vivo il pilota giordano Muadh al-Kasasbeh, vengono poi caricate a bordo di pickup e fatte sfilare come una gogna per le strade della città, davanti a una folla eccitata. Il filmato sembra il preludio a una nuova esecuzione di massa, ma le immagini si interrompono prima che si possa vedere cosa accade ai prigionieri

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