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Esteri

Isis, il video del boia-bambino inglese

Il padre sotto shock riconosce il figlio da un filmato di propaganda messo in rete che ritraggono l'undicenne mentre fredda un prigioniero

Si chiama Jojo, e se davvero sarà confermato, sarà uno dei tanti bambini ad essere caduti tra le maglie del reclutamento giovani da parte dell'Isis. Lui è stato introdotto alla guerra all'Occidente dalla madre, una ex rocker originaria del Kent convertita, che lo ha portato in Siria.

Ma più o meno l'identikit è sempre lo stesso per tutti. I leoncini del Califfato provengono da famiglie ricche e povere, vivono nei centri delle città come nelle periferie degradate e vengono indottrinati spesso non conoscendo nemmeno bene l’Islam visto che arrivano da genitori cristiani, ebrei, laici o agnostici.

Molti sono giovani, a volte minorenni. Solo quelli britannici, per la Quillian Fondation (un think tank con sede a Londra che si concentra su questioni contro l'estremismo di carattere islamico) sarebbero ben 50. Tutti identificati e ricercati e, da quanto risulta, trascinati dai propri genitori in questa rete infernale fatta solo di morte. Come è accaduto al piccolo Jojo, ribattezzato Abu Abdullah al Britani, e che è stato riconosciuto dal padre in mezzo a cinque bambini mostrati in un filmato di propaganda del sedicente stato islamico. 

Jojo ha 11 anni, è biondo, ha gli occhi azzurri e, nelle immagini diffuse in rete, indossa una tuta mimetica, ha la testa coperta da una bandana nera e in mano una pistola con cui giustizia un prigioniero a Raqqa. Jojo come gli altri. Jojo che altro non è che una delle tante reclute bambine, un piccolo boia che anche suo padre, sotto shock, stenta a riconoscere.

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Lui, che dalla sua compagna Sally Jones si era separato, stenta a crederci, ma tra quei combattenti killer armati dall'Isis e immortalati in un video di propaganda jihadista c'è anche suo figlio.  La madre del bambino, scrive il Daily Mail, ha 47 anni e dall'Onu è stata inserita tra i terroristi più ricercati al mondo dopo essere fuggita in Siria con Jojo nel 2013.

"Era un ragazzino brillante, normale, gli piaceva inseguire gli insetti e correva nel parco", racconta il padre giornale inglese. "È sconvolgente vederlo così ora, la madre gli ha fatto il lavaggio del cervello", aggiunge.

La storia di Jojo risale al 2004, l'anno in cui nasce nel Kent, a Chatam in Gran Bretagna, luogo d'origine anche della madre. I genitori si separarono subito dopo la nascita del figlio e la donna si converte all'Islam sposandosi a un islamico estremista di 25 anni più giovane di lei, Junaid Hussain.

I due fuggono in Siria dopo aver cambiato il nome di JoJo in Hamza. Hussain muore nell'attacco di un drone lo scorso anno e così Sally, usando il pseudonimo di Umm Hussain al-Britani, posta nei mesi su vari social network foto raccapriccianti dove compare vestita di nero, con il viso coperto da un velo, e con in mano un AK-47, mentre minaccia di decapitare i cristiani con un coltello elogiando Osama bin Laden. 

Nel video di propaganda dell'Isis, il suo bambino viene chiamato Abu Abdullah al-Britani, un nome di guerra spesso usato dai terroristi provenienti dalla Gran Bretagna. Insieme a lui ci sono anche un piccolo egiziano, uno curdo, uno tunisino e uno uzbeko. Piccoli d'ètà, non più bambini ma grandi portatori di morte.

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