Decine di donne australiane si sono unite segretamente all'Isis, e molte sono partite per la Siria o l'Iraq come "spose della jihad" o per cercare marito fra i terroristi, nonostante il rischio di diventare "schiave del sesso" o kamikaze. L'allarme è stato lanciato dal ministro degli esteri dell'Australia, Julie Bishop, che ha quantificato di una quarantina le donne che hanno fatto tale scelta. "Un numero crescente di giovani si unisce all'Isis, nonostante vengano usate come schiave del sesso e in alcuni casi come kamikaze", ha detto in parlamento la Bishop. "Raggiungono i mariti combattenti stranieri oppure cercano di trovare un partner. Altre forniscono sostegno a organizzazioni terroristiche".

Le donne sono ora quasi un quinto di tutti i "foreign fighter", e si crede che oltre 500 provengano da Paesi occidentali: "molte di loro partono in cerca di un partner e gli viene detto online che ci sono opportunità in Siria e in Iraq".  "È contro la logica, dato l'atteggiamento dell'Isis verso le donne", ha aggiunto il ministro. "Se non bastassero le uccisioni e le esecuzioni, l'Isis ha pubblicato istruzioni sul trattamento delle schiave del sesso, che includono stupri e percosse". Nel suo rapporto Bishop ricorda che "neanche le bambine sono immuni": i jihadisti si rivolgono anche ai maschi minorenni, "incoraggiandoli ad aggredire sessualmente anche quelle in età pre-puberta'".

Il governo australiano teme che alcune di loro siano entrate nella tristemente nota polizia religiosa composta di sole donne, formata per far rispettare le severe norme della sharia. La ministro ha citato pure la triste storia di due ragazzi australiani partiti lo scorso anno per la Siria: Amira Karroum, 22enne della Gold Coast, nel Queensland, e il marito che lei ha raggiunto in Siria, Tyler Casey di Brisbane, sono stati giustiziati nel gennaio del 2014 durante la sanguinosa guerra fra jihadisti di diverse fazioni che ha preceduto l'annuncio della creazione del Califfato.

Il governo australiano ha annunciato da poco l'intenzione di inasprire le misure anti-arruolamenti e soprattutto prevenire il rientro dei "foreign fighter". Fra le misure ipotizzate, restrizioni alla libertà di rimpatrio, sospensione dei servizi di assistenza consolare all'estero, cancellazione della cittadinanza australiana per chi ne ha una doppia.

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